«Non è drammatico»

Alessandro Da Rold
05/10/2010

Tremonti rassicura gli italiani. Il Pd lo definisce sbandato

«Non è drammatico»

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha avuto parole rassicuranti sui numeri del debito pubblico in Italia, dopo i richiami degli ultimi mesi partiti dall’Unione Europea.
Il capo del Tesoro lo ha detto durante un’audizione alla Camera aggiungendo che «la dinamica del debito italiano è molto meno infelice di altri paesi e i rapporti del Fmi, questo weekend lo confermeranno». Per questo motivo, «è meglio tenere fuori gioco le drammatizzazioni». Anche per questo motivo, la prossima legge finanziaria sarà «esclusivamente tabellare» e conterrà «i dati del decreto di luglio».
Inasprire i criteri europei di riduzione del debito pubblico non è un problema attuale per l’Italia, perché la riforma del Patto di stabilità entrerà a regime solo nel 2016 e la sua forma è ancora in discussione. «Il patto in Europa, ha chiosato Tremonti, dirò subito che sul punto oggetto di discussione, quello del debito, se mai ci fosse un cambiamento sarebbe dal 2016. Questo dà al tema una dimensione meno attuale»,
Secondo la riforma presentata dalla Commissione europea, un Paese che sfora il tetto del 60% nel debito in rapporto al Pil potrebbe essere chiamato a tagliare il debito in eccesso di un ventesimo all’anno, pena sanzioni. Per l’Italia la riforma del patto implicherebbe interventi sul debito superiori ai 40 miliardi di euro l’anno.
Il ministro ha mostrato scetticismo sul fatto che la riforma del Patto alla fine assuma la stessa identica forma messa a punto dalla Commissione. «Si apre una complessa discussione che è appena iniziata», ha aggiunto il ministro dell’Economia, «stiamo parlando di una discussione in atto, che poi passerà anche al vaglio dei parlamenti, che entrerà in vigore, se mai entrerà in vigore, tra cinque anni».

La crisi non è finita, ma Italia migliore in Europa

Tremonti ha riconosciuto che la crisi economica non è ancora finita e ha ammesso che si potrebbero presentare «scenari avversi», ma si è detto convinto che questo possa avvenire «in altre parti d’Europa, non in Italia».
Del resto, il ministro si è mostrato ottimista sugli obiettivi italiani di finanza pubblica, che «saranno assolutamente centrati».Presentando poi lo schema di decisione di finanza pubblica, il documento che sostituisce il vecchio Dpef, il Tesoro ha alzato per il 2010 all’1,2% dal precedente 1% la stima di crescita dell’economia, confermando invece l’obiettivo di deficit al 5%. Il governo conta di ridurre il deficit in rapporto al Pil al 2,7% nel 2012. Nello stesso anno il debito dovrebbe scendere al 117,5% dal 118,5% stimato per il 2010.
Come aveva già riferito la scorsa settimana all’Ecofin a Bruxelles, Tremonti ha ribadito che la solidità di un Paese non deve basarsi solo sul debito pubblico ma anche su altri fattori come il risparmio privato, la patrimonializzazione delle banche, gli oneri pensionistici presenti e futuri. Impostazione sostenuta anche nel Dfp, che calcola al 240,8% del Pil il debito aggregato (pubblico e privato) dell’Italia, sotto la media europea al 269,8%.

Per il Pd Tremonti è sbandato e irresponsabile

«Lui e il suo sbandato governo, attenti soltanto a miopi interessi corporativi, hanno evitato di fare le riforme». Lo ha affermato in una nota Stefano Fassina, responsabile economico per il Partito Democratico, commentando la relazione di Tremonti alla Camera.
«Il ministro Tremonti non vuole capire che la condizione necessaria per risanare i conti pubblici è la crescita», ha detto Fassina, «la sua passività verso la riscrittura tedesca del patto di stabilità è irresponsabile nei confronti dell’Italia e dell’Europa. Si condannano alla disoccupazione le generazioni più giovani».
«L’audizione di Tremonti alla Camera è stata nè più nè meno che un cumulo di frottole». Lo ha affermato in un comunicato Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori a Montecitorio.
Sulla questione, la Uil ha chiesto al Capo del Tesoro di mettere all’ordine del giorno l’apertura del tavolo con le parti sociali sulla riforma fiscale. La richiesta, espressa dal segretario confederale Domenico Protetti, è giunta all’indomani del lancio del patto tra Confindustria, sindacati e settori produttivi.