«Non ho mai usato a fini personali, risorse economiche nelle aziende per cui ho lavorato»

«Non ho mai usato a fini personali, risorse economiche nelle aziende per cui ho lavorato»

02 Dicembre 2011 07.00
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Signor Clemente Longoni,

mi vanto di non avere mai usato a fini personali risorse
economiche o di altro genere nelle aziende per cui ho
lavorato. 
Smart Italy è un’Associazione volta a
valorizzare i talenti italiani nell’ambito delle tecnologie
digitali. L’idea è partita da me  e da un esperto di
digitale che ho avuto la fortuna di conoscere per lo sviluppo di
alcuni progetti aziendali. Le finalità sono state condivise da
questa persona che ha deciso, come me (insieme ad altri), di
impegnarsi in prima persona nell’associazione, con tempo e
risorse proprie.
L’articolo, gratuitamente diffamatorio, mette in discussione
persino il mio curriculum professionale. Curriculum facilmente
verificabile. Per quanto riguarda la mia esperienza in Omnitel,
guidavo l’ufficio stampa riportando direttamente all’allora
amministratore delegato Francesco Caio, che poi mi volle con sè
anche in Merloni Elettrodomestici.
Sulla mia abitudine a volare in Magnifica mi viene da sorridere:
le aziende per cui ho lavorato hanno sempre speso molto poco per
gli aerei.
Come molti sanno, incluso il direttore comunicazione di Alitalia
che mi ha offerto un corso per superare la paura di volare, uso
gli aerei il meno possibile. Soffrendo di claustrofobia, quando
faccio voli lunghi (cosa che accade raramente), chiedo di poter
usufruire della Business che garantisce un po’ più di spazio.
Nella fattispecie (Pechino) i biglietti erano stati acquistati
per accompagnare alcuni ospiti di riguardo dell’azienda.
Per inciso: non sono un golfista, semmai un ciclista. Il paragone
con Alberto Sordi mi lusingherebbe, in quanto l’attore ha
rappresentato una delle figure più illustri del panorama
culturale italiano. In questo caso però è usato con
un’accezione estremamente negativa, offensiva e diffamatoria,
in tono con il resto del pezzo. E allora per difendere la mia
reputazione (e anche quella di Alberto Sordi)  non mi rimane
che rivolgermi al mio avvocato.

Andrea Prandi

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