«Non mi ricandido»

Redazione
01/02/2011

«Non mi presenterò alle prossime elezioni ma lavorerò per un passaggio di poteri pacifico a chi sarà eletto dal popolo»....

«Non mi presenterò alle prossime elezioni ma lavorerò per un passaggio di poteri pacifico a chi sarà eletto dal popolo». Dopo la manifestazione oceanica, che il primo febbraio ha visto le strade del Cairo riempirsi di due milioni di persone per chiedere le dimissioni del presidente egiziano, Hosni Mubarak ha parlato alla nazione, annunciando che non si ricandiderà alle elezioni presidenziali di settembre.
Al popolo che da giorni chiede il suo ritiro immediato dalla scena politica, il rais ha però risposto che resterà al comando fino alla fine del suo mandato per fare le riforme necessarie al paese. Una resa a metà dunque che non è affatto piaciuta alla folla radunata in piazza Tahrir per seguire il discorso del presidente: «Vattene! Vattene! Vattene!» hanno continuato ad urlare i cittadini contrari all’ipostesi che resti al suo posto fino alle prossime elezioni, cche sono rimasti a dormire a migliaia sulla spianata.
L’ESERCITO AI MANIFESTANTI, «RITIRATEVI». All’indomani dell’intervento pubblico del rais, anche l’esercito che aveva solidarizzato con la folla ha lanciato un appello sulla tv di Stato ai manifestanti ancora in piazza , invitandoli a tornare a casa per garantire la sicurezza.
Sempre secondo le ultime notizie della tv nazionale, sarebbero in corso contatti tra il vicepresidente egiziano Omar Suleiman e i dimostranti. Subito dopo i segnali di distensione, la mattina del 2 febbraio Internet ha ripreso a funzionare. E mentre il parlamento ha sospeso la sua attività, in attesa che i tribunali si pronuncino sulle contestate elezioni del novembre scorso, anche il coprifuoco è stato ridotto di due ore, dalle 17 fino alle 8 del mattino.
Ma l’opposizione resta in piazza: «Vogliamo un dialogo vero, continueremo l’Intifada fino alla partenza di Mubarak», ha dichiarato Abu Al Izz Al Hariri, neoeletto segretario del Comitato politico dell’opposizione unità.

«La transizione sia pacifica. Morirò in Egitto»

In uno dei passaggi principali del suo discorso, Mubarak ha annunciato che la Costituzione sarà modificata per quanto attiene alla durata del mandato presidenziale e al potere dell’esecutivo, e ha chiesto al Parlamento di accogliere l’esito dei ricorsi della magistratura contro il risultato delle elezioni legislative di dicembre.
NUOVO GOVERNO E RIFORME. «Non mi candiderò alle prossime elezioni perché ho passato troppo tempo al servizio di questo Paese, ma voglio concludere il mio lavoro nei prossimi mesi facendo sì che ci sia una transizione pacifica», ha spiegato il raìs, ripetendo più volte l’espressione «transizione pacifica». «Ho iniziato la formazione di un nuovo governo con nuove priorità e nuove iniziative per venire incontro alle esigenze dei nostri giovani, per rispondere alle loro ansie per futuro», ha proseguito, rivelando che con le forze politiche «sono state discusse tutte le questioni sollevate riguardo alle riforme politiche e agli emendamenti costituzionali che serviranno per trovare risposta alle esigenze di questo popolo e per garantire la sicurezza».
GRUPPI POLITICI AIZZANO LA GENTE. Mubarak non ha però perso l’occasione per accusare «gruppi politici che vogliono aizzare la gente gli uni contro gli altri e che hanno portato a saccheggi, a strade bloccate, ad attacchi ai patrimoni privati e nazionali, alle ambasciate».
La parte finale del messaggio, invece, il raìs l’ha dedicata al suo destino: «Morirò in questa terra. La gente scompare ma l’Egitto resterà e la sua bandiera continuerà a sventolare per sempre». «Da questa crisi», ha concluso il raìs, «l’Egitto uscirà più forte di prima».
 

La reazione dell’opposizione: una presa in giro

Per l’uomo forte del Cairo, dunque, i giorni potrebbero davvero essere contati. Sotto la spinta delle manifestazioni popolari, e dei morti di piazza che secondo l’Onu sarebbero già 300, il regime potrebbe lasciare il passo ad una vera transizione. Con il sostegno, più o meno diretto, dell’amministrazione americana ora guidata da Barack Obama.
USA: DISCORSO IMPORTANTE MA NON SUFFICIENTE. L’intervento di Mubarak infatti è arrivato qualche ora dopo le rivelazioni del The New York Times, secondo il quale sarebbe stato proprio il presidente americano a chiedere al suo omologo egiziano di fare un passo indietro. «Un fermo consiglio» non un’imposizione, ha precisato il quotidiano newyorkese, spiegando poi che il messaggio di Obama è stato portato personalmente al rais dall’inviato speciale americano al Cairo, l’ambasciatore Frank G. Wisner. In attesa del commento ufficiale del presidente degli Stati Uniti, intanto, fonti dell’amministrazione americana hanno riferito che, per gli Stati Uniti, il discorso del presidente egiziano è «importante» ma «probabilmente non sufficiente» a calmare le proteste.
EL BARADEI: MUBARAK PRENDE IN GIRO IL POPOLO. Dura invece la reazione di Mohammed El Baradei, premio nobel e tra i possibili candidati alla successione a Mubarak, che ha definito la parole del raìs una «presa in giro» del popolo: Mubarak, ha detto il leader dell’opposizione, «non ascolta la voce del popolo» e la modifica della Costituzione è una «presa in giro».

Guarda il video con il discorso di Mubarak: