Non penso più positivo

Redazione
28/01/2011

di Daniela Faggion  Jovanotti ha quasi paura. Dopo la puntata di Anno Zero del 27 gennaio, con la telefonata di Masi...

Non penso più positivo

di Daniela Faggion 

Jovanotti ha quasi paura. Dopo la puntata di Anno Zero del 27 gennaio, con la telefonata di Masi in diretta e lo scontro con Santoro, il musicista abbandona per un attimo il sorriso con cui parla del suo nuovo disco e abbassa la voce. «Il caso Ruby è una grande storia, che ci coinvolge e ci riguarda», esordisce Lorenzo nell’intervista con Lettera43.it, «ed è giusto che se ne parli in tutti i suoi aspetti. Perché Berlusconi, anche se non l’ho votato, è anche il mio presidente del Consiglio e la sua casa è anche la mia casa, perché da quella mi rappresenta nei confronti del mondo».
Se nei giorni scorsi il cantante aveva liquidato la vicenda dicendo che non spostava una virgola nel suo pensiero, di pensieri in merito in realtà Jovanotti ne ha parecchi. 

 

Domanda. Da padre di un’adolescente che cosa pensa di chi propone di abbassare la maggiore età per non avere problemi con le minorenni?
Risposta. Non accadrà mai, sono solo chiacchiere per confondere le acque. In questo momento vale tutto per aumentare la confusione, in modo che la gente perda passione rispetto a questi temi. Da padre so comunque che sta a me e a mia moglie comunicare i valori giusti a Teresa, aiutati dalla scuola pubblica che in Italia ha problemi strutturali ma certamente non umani e può contare su buoni maestri e buoni professori.
D. A proposito di problemi strutturali, in una delle nuove canzoni (Rosso d’emozione, ndr.) parla delle forze della natura, compreso il terremoto.
R. È un tema che mi tocca molto.
D. Come procede il progetto «Domani», con cui avete raccolto fondi per ricostruire il Conservatorio e il Teatro dell’Aquila?
R. Purtroppo i soldi (oltre un milione di euro!) sono ancora fermi al ministero della Cultura. Di buono c’è che sappiamo dove sono, però il tempo passa. Qualche settimana fa ho sentito il sindaco dell’Aquila al telefono ed è disperato: non si muove niente e la situazione è sempre più problematica, perché i giovani non hanno spazi in cui incontrarsi e questo crea tensioni e limita la libertà.
D. Libertà che è uno dei temi portanti del nuovo disco Ora
R. La libertà è qualcosa di cui bisogna parlare per dichiararla e a me piace che le canzoni siano dichiarazioni di intenti, anche stridenti rispetto alle paure mediatiche. Non abbiamo mai avuto tanta libertà di scelta come in questo momento storico e non dobbiamo farci condizionare da chi ci vuole spaventare: è vero che siamo controllati nelle nostre comunicazioni (anche a me colpisce molto trovare su Facebook pubblicità mirate in base a quello che faccio), però è innegabile la nostra maggiore possibilità di informarci e costruirci strumenti di giudizio.
D. Quindi uno strumento utile di informazione in tempo reale?
R. Sì. Dieci anni fa non avremmo mai saputo quello che succede in Iran, ad esempio, mentre grazie a strumenti come Twitter abbiamo anche potuto “partecipare” alla rivoluzione verde.
D. Peraltro lei in Iran c’è andato di persona, qualche tempo fa. C’è qualcosa nel disco di quel viaggio?
R. Sicuramente una nuova prospettiva sulla musica pop. A Teheran, dove i ragazzi non ne possono proprio più del regime ed è ancora più evidente lo scollamento fra politica e popolazione, la musica che circola di più è proprio il pop, perché è liberatorio: è la musica che meglio di tutte incarna la libertà, proprio perché è libera e leggera.
D. Se non si può parlare di un album militante, di certo non mancano i riferimenti al combattimento. Citando l’Orlando Furioso «Alzati e combatti cavaliere, non c’è niente di meglio di un duello alla luce del sole» voleva parlare a Berlusconi?
R. A lui e a tutti i nostri politici, perché in questo Paese c’è molto bisogno di confronto. Non è possibile che il premier e il rappresentante dell’opposizione non si incontrino mai. La prossima cosa da fare è introdurre dibattiti pubblici fra i candidati, in cui i giornalisti e le persone possano fare domande. La competizione e il confronto sono cose sane, per chi vuole essere onesto e onorevole.

Onorevoli avvertiti.