«Non possiamo ritirarci dall’Afghanistan»

Gabriella Colarusso
09/10/2010

Gaiani: Karzai non può ancora garantire la sicurezza.

«Non possiamo ritirarci dall’Afghanistan»

Dice, Gianandrea Gaiani, che la guerra non si vince pensando al ritiro. Il direttore di Analisi Difesa, che si occupa di questioni strategiche e conflitti da molto tempo, è tornato poco meno di un mese fa dall’Afghanistan. «Non si può pensare di mandare nuove truppe entro la fine di quest’anno e poi ritirarle l’anno prossimo. Le guerre insurrezionali, e noi europei ne abbiamo combattute tante, si vincono nel tempo». Il paese governato da Hamid Karzai non «è la Serbia o il Kosovo. Noi pensiamo che si possa fare come nei Balcani: andarci con il supporto della Nato, bombardare e via. In Afghanistan non funziona così. Bisogna guadagnarsi il consenso della popolazione, costruire, convincere i capi-villaggio che a loro conviene stare con la Nato. E ci vuole tempo».
Domanda. Gaiani, Karzai e la Nato trattano con i talebani, ma l’imboscata di stamattina sembra un chiaro messaggio da parte degli insorti: “andatevene”. Che succede in Afghanistan?
Risposta. «Nell’area dove operano gli italiani, che non è proprio la più calda del paese, ci sono 53 gruppi dichiarati di insorti, per un totale di circa 500 miliziani. Anche se i talebani trattano, e lo stanno già facendo, non hanno il controllo di tutti i ribelli. E poi la zona di Farah è una delle principali zone di produzione dell’oppio, dove ai talebani si mischiano le bande di narcos e i trafficanti. La presenza dei nostri militari disturba i loro affari».
D. Il ministro Frattini auspica che «venga accelerata l’assunzione delle responsabilità di sicurezza da parte delle forze afghane». E’ realistico pensare di farlo entro il 2011?
R.«Le dico che nella zona dove c’è stato l’attentato di questa mattina, l’unica presenza governativa afghana è costituita da 35 poliziotti analfabeti. Lì la sicurezza bisogna garantirla, e noi italiani lo stiamo facendo, strappando il controllo del territorio ai talebani».
D.Come, se 3500 soldati italiani operano in un’area che è grande quanto il nord Italia?
R.«Un numero non ecessivo, certo, ma la strategia l’Isaf non è di controllo capillare del territorio, ma di controllo delle aree a maggiore densità di popolazione. Questo chiaramente è un vantaggio per i nostri, perché non devono controllare tutto il territorio, ma lo è anche per i talebani, che, nelle zone meno popolate, hanno molta libertà di movimento».
D. Sottrarre il territorio al controllo dei talebani. Ma che consenso possono avere gli “occupanti” tra la popolazione?
R.«Parlavo con il capo di un piccolo villaggio rurale afghano qualche sttimana fa: non amano i talebani, che li costringono a pagare tasse su tusso, fanno razzie, talvolta ammazzano, ma sono esposti alle loro ritorsioni, Se anche volessero appoggiare la Nato, a rischio di essere considerati traditori e perciò ammazzati, chi li difenderebbe?».
D. E allora Gaiani come si vince questa guerra?
R.«Aiutando il paese a darsi istituzioni serie e restando ancora per un po’. Non ci si può ritirare l’anno prossimo».