Nord Corea, Seul pensa a un mediatore se Pyongyang smette di provocare

Redazione
17/08/2017

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in prenderà in considerazione l'invio di un mediatore speciale a Pyongyang se il Nord metterà fine...

Nord Corea, Seul pensa a un mediatore se Pyongyang smette di provocare

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in prenderà in considerazione l'invio di un mediatore speciale a Pyongyang se il Nord metterà fine alle sue provocazioni: in un messaggio trasmesso dalle tv di Seul, in occasione dei primi 100 giorni di insediamento alla presidenza, Moon ha spiegato che il dialogo intercoreano può esserci solo se finiscono test nucleari e missilistici. «Nessuna guerra ci sarà sulla penisola», ha poi ribadito il presidente, ricordando l'impegno Usa a non prendere alcuna azione militare senza il consenso di Seul.

MOON: «MAI PIU' GUERRA NELLA PENISOLA». «Dico questo con fiducia: non ci saranno mai più guerre sulla penisola coreana», ha ribadito Moon nell'evento, comprensivo di conferenza stampa, alla Blue House. «Gli Usa e anche il presidente Donald Trump hanno convenuto di discutere qualsiasi opzione prendano con la Corea del Sud, a prescindere dal loro genere».

«GLI USA VOLEVANO PRESSARE PYONGYANG». Moon, le cui parole seguono l'aspro scontro verbale tra il Nord e Trump, tra le minacce di lancio di missili contro l'isola di Guam e il messaggio di «fuoco e furia» contro Pyongang, ha osservato che le affermazioni del tycoon erano più finalizzate a far salire la pressione sul Paese comunista che a segnalare l'imminente azione militare. «Gli Usa puntavano a spingere al massimo il pressing attraverso l'ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu». Allo stesso tempo, «guardavano a misure unilaterali e credo che Trump puntasse a premere sulla Corea del Nord mostrando un solida determinazione. Non credo abbia mostrato la sua determinazione prendendo azioni militari».

«MISSILI CON TESTATE ATOMICHE È LINEA ROSSA». Moon ha anche ribadito che la «linea rossa» verrebbe superata se la Nord Corea armasse un missile balistico intercontinentale con testata atomica. «Se Pyongyang dovesse fare nuove provocazioni andrebbe verso un'ulteriore stretta delle sanzioni, anche se le vicende che scuotono la penisola coreana necessitano di essere risolte in modo pacifico», ha aggiunto il presidente.

GEN. DUNFORD: «NORD COREA NON PUO' AVERE IL NUCLEARE». Intanto il generale Joseph Dunford, capo di Stato maggiore Usa, torna a parlare della minaccia nucleare nordcoreana. Una soluzione militare alla minaccia missilistica sarebbe «orribile», ma permettere a Pyongyang di sviluppare la capacità di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è «inimmaginabile» ha detto Dunford.

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Dunford ha aggiunto inoltre che il presidente Usa Donald Trump «ci ha direttamente detto di mettere a punto un'opzione militare credibile e vitale e quello è ciò che esattamente stiamo facendo». Le osservazioni del generale sono state fatte anche in relazione ai commenti di Steve Bannon, chief strategist del tycoon, che il 16 agosto in un'intervista ha escluso la mossa militare perché impraticabile. «A meno che qualcuno risolva la parte di equazione e mi dimostra che 10 milioni di persone a Seul non muoiono nei primi 30 minuti per le armi convenzionali, non c'è alcuna soluzione militare», ha detto Bannon.

KIM NON PUO' SILUPPARE I MISSILI. Il capo di Stato maggiore Usa, incontrando i giornalisti, ha osservato che sarebbe «assolutamente orrendo se ci fosse una soluzione militare al problema, non c'è dubbio su questo». E sarebbe tuttavia «inimmaginabile permettere a Kim Jong-un di sviluppare missili balistici con testate nucleari che possano minacciare gli Stati Uniti e continuare a minacciare la regione». Dunford è impegnato da inizio settimana in una missione in Asia, tra Corea del Sud, Giappone e Cina.

INCONTRO CON I VERTICI MILITARI CINESI. A Pechino, ha avuto incontri con la controparte Fang Fenghui, con cui ha firmato un accordo per rafforzare i canali ci comunicazione e cooperazione per prevenire possibili crisi. Il 17, invece, il generale ha incontrato Fan Changlong, vice presidente della Commissione centrale militare del Partito comunista, e Yang Jiechi, il capo della diplomazia cinese.

TOKYO VUOLE NUOVI SISTEMI ANTIMISSILE. Intanto il Giappone ha deciso di dotarsi di altri sistemi antimissile per fronteggiare la minaccia di Pyongyang. Il della Difesa punta a introdurre gli Aegis Ashore inserendo le relative risorse finanziarie già nel prossimo bilancio fiscale. Al momento le forze di autodifesa nipponiche possono contare sui cacciatorpedinieri equipaggiati con i sistemi radar Aegis e sui PAC3 intercettori: i primi possono abbattere un vettore fuori dall'atmosfera, i secondi al rientro.

INVESTIMENTI SU SISTEMI RADAR E NAVI. Gli Aegis Ashore sono la versione di terra degli Aegis attuali: il ministero sta anche pianificando, secondo i media di Tokyo, di portare il numero di cacciatorpedinieri Aegis da 4 a 5 unità per fine 2017. Previsti, infine, un nuovo sistema radar a protezione dei satelliti artificiali usati da Giappone e Usa contro i rischi dei detriti spaziali e un altro per rilevare i caccia "invisibili" dotati di tecnologia stealth. Le spese saranno include sempre nel budget dell'anno fiscale 2018.