Paolo Madron

La Normale di Pisa e le contraddizioni della Lega

La Normale di Pisa e le contraddizioni della Lega

10 Gennaio 2019 08.06
Like me!

L’idea, per noi ingenui, pareva buona. Consentire alla Normale di Pisa, una delle più prestigiose università italiane, di aprire una sede a Napoli, era una di quelle iniziative che vanno nel senso del tanto reclamato riscatto del Sud, della valorizzazione della sua cultura che nel capoluogo campano ha visto in passato visto la nascita di importanti scuole di pensiero, e che fu la città d’adozione di Benedetto Croce e di tanti intellettuali. Invece niente, portare il brand Normale nel Mezzogiorno è suonato come un attentato alla sua purezza, lo si è forse considerato il cedimento a un’operazione di marketing che lo avrebbe sminuito. Il risultato è che la Normale resta dov’è e dove è sempre stata, che il progetto sponsorizzato dal governo con tanto di fondi per realizzarlo verrà portato avanti dalla Federico II, ateneo locale certo di non povero blasone. Ma dal punto di vista simbolico, è tutta un’altra cosa rispetto all’immaginata condivisione dell’eccellenza pisana.

L'IRA DEL SINDACO MICHELE CONTI CONTRO LA NORMALE MERIDIONALISTA

Il risultato pratico è che il rettore della Normale, Vincenzo Barone (speriamo non sia un nomen, omen) si è dimesso. E la compatta sfiducia di studenti e corpo docente che lo ha spinto a farlo lascia intravvedere una storia nella storia. Ovvero che nella levata di scudi contro un ateneo meridionalizzato ci sia la manifesta critica alla gestione del suo rettore, accusato infatti di decisionismo e scarsa trasparenza. Barone insomma si sarebbe intestato il progetto senza condividerlo, ne avrebbe fatto una personale bandiera, venendo meno allo spirito della casa. Sarà vero? Forse, ma non abbiamo elementi per capire le dinamiche immaginiamo discretamente corporative e autoreferenziali che regolano i rapporti all’interno della famosa scuola.

E poi ci si è messa la politica a rifinire il quadro. L’idea della Normale sudista ha scatenato le ire del novello sindaco di Pisa Michele Conti (già, perché occorre rammentare che dalle ultime elezioni amministrative quella della Torre ha smesso di essere una città rossa), per il quale l’idea della filiale napoletana deve essere suonata come un insulto alla purezza delle origini. Oppure Conti, magari fedele alla vecchia tradizione bossiana, non voleva passare alla storia come colui che ha svilito la Normale portandone il nome nella terronia puzzolente e fancazzista.

PER LA 'LEGA NAZIONALE' UNA SCELTA MASOCHISTA E CONTRADDITORIA

Nella Lega però ci deve essere un po’ di confusione se è vero, come ha rivelato lo stesso Barone, che il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, anche lui un seguace di Alberto da Giussano, aveva invitato il rettore a desistere dai suoi propositi di abbandono. Oltretutto la metamorfosi leghista, così come l’ha condotta con evidente successo Matteo Salvini, comporta il totale abbandono della retorica antimeridionalista, visto che il Carroccio ha smesso di fare del Nord il suo imprescindibile principio identitario. Ora è un partito nazionale, e il Sud lo coccola e se lo tiene stretto trattandosi della sua ancora poco sfruttata riserva di voti. Quindi mandare a monte la Normale del Sud è sembrata una gran contraddizione, quasi un gesto masochista. Viceversa il logico e coerente risultato di vivere in un Paese in cui di Normale è rimasto gran poco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *