Norvegia, 21 anni a Breivik

Redazione
24/08/2012

Alla fine è stato condannato, ma Anders Breivik non ha perso il suo sorriso beffardo, quell’aria di sfida con cui...

Norvegia, 21 anni a Breivik

Alla fine è stato condannato, ma Anders Breivik non ha perso il suo sorriso beffardo, quell’aria di sfida con cui si è presentato a ogni udienza del processo che lo vedeva imputato per le stragi di Oslo e Utoya.
Scartata la tesi dell’insanità mentale, che l’avrebbe portato all’internamento permanente in una clinica specialistica, come da richiesta della procura, che si è riservata un po’ di tempo per riflettere se presentare ricorso.
Quello che ha invece deciso di non fare lui dopo aver ricevuto la pena di 21 anni di detenzione, il massimo previsto dal sistema giudiziario norvegese, con la possibilità di un ulteriore prolungamento se alla sua scadenza fosse ritenuto ancora un soggetto pericoloso.
Prima che possa anche solo chiedere la libertà condizionale devono passare 10 anni.
LUI SE L’ASPETTAVA. Finisce quindi nel carcere di Ila (guarda la photogallery della sua cella) il killer che fece scoppiare una bomba nella capitale uccidendo otto persone per poi massacrarne altre 69 facendo fuoco sui giovani socialisti riuniti sull’isola di Utoya.
Una sentenza che non l’ha stupito e anzi, l’ha soddisfatto, dal momento che aveva sempre cercato di evitare di essere dichiarato incapace di intendere e di volere. La sua, come spesso ha ripetuto, era «una missione», programmata e messa in pratica, una scelta dettata dalla sua fede politica, non un atto di follia estemporaneo.
L’ha ribadito anche il perito psichiatrico, il verdetto «smentisce quanti collegano in modo automatico ogni strage efferata alla malattia mentale, alimentando lo stigma della pericolosità di chi soffre di disturbi psichiatrici».

Breivik non è vittima di una psicosi, «la Corte ritiene che Breivik soffre di disturbi di personalità, tratti narcisistici e antisociali».
Il pugno chiuso e il braccio teso, in quello che ormai è diventato il suo saluto, un gesto degli estremisti di destra, ancora una volta, a sfidare il sistema.
Breivik, che non ha mai mostrato segni di pentimento per ciò che ha fatto, aveva annunciato di non voler presentare ricorso nel caso in cui il tribunale l’avesse considerato capace di intendere e di volere, una volontà ufficialmente confermata dai suoi legali poco dopo la sentenza, sebbene il killer abbia definito «illegittima» la Corte che l’ha giudicato.
UN SOLO RIMPIANTO. A dire la verità Breivik ha chiesto scusa. Non alle famiglie delle vittime, però: «Chiedo perdono ai militanti nazionalisti per non aver ucciso più persone», ha detto prima di essere bruscamente interrotto dal giudice Wenche Elizabeth Arntzen, visibilmente irritata.
LA GIOIA DEI SOPRAVVISSUTI. La notizia della condanna ha fatto esultare i sopravvissuti alla strage di Utoya. «Sìììììììììì. Questa merda è finita», ha scritto Emma Martinovic su Twitter.
«Ora la vita può ricominciare davvero», le ha fatto eco Ingrid Nymoen sullo stesso sito di microblogging.