La Nra ha le polveri bagnate

Debiti per milioni di dollari, spese pazze, soci in lite e sottoscrizioni fuga: la potente lobby delle armi americana sta vivendo una delle sue peggiori crisi finanziarie.

21 Luglio 2019 12.19
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Una lobby in crisi. La famigerata associazione americana che riunisce costruttori e appassionati di armi da fuoco, la National Rifle Association, fino qualche mese fa definita potentissima, sta affrontando una serie di gravi problematiche che stanno mettendo in discussione il suo ruolo nella scena politica e la sua influenza sull’opinione pubblica americana.

Non è cosa da poco, l’appoggio della Nra in diverse tornate elettorali è stato decisivo per sostenere finanziariamente e fare eleggere diversi membri del Congresso nonché per tirare la volata ad alcuni presidenti, non da ultimo Donald Trump. Nata nel 1871 per iniziativa di alcuni ex combattenti della guerra civile, la Nra vive grazie alle quote sociali e alle donazioni di sostenitori e di imprese, fondi che vengono convertiti in finanziamenti elettorali e in martellanti e aggressive campagne a favore della diffusione delle armi da fuoco e contro ogni legge che ne imponga limitazioni e regolamenti.

OLTRE 393 MILIONI SI ARMI DA FUOCO NELLE MANI DEI CIVILI USA

La lobby, che sceglie spesso come presidenti personalità di spicco della società americana (come l’attore Charlton Heston o l’ex generale Oliver North), è guidata da quasi trent’anni dal ceo Wayne LaPierre. Fu lui a proclamare all’indomani della strage nella scuola elementare Sandy Hook del 2012 che «l’unica cosa che ferma una persona cattiva con una pistola è una persona buona con la pistola». Fu lui ad attaccare il presidente Barack Obama e le sue politiche dicendo: «Le armi non uccidono le persone. I videogame, i media e il bilancio di Barack Obama uccidono».

Ci sono 393 milioni di armi da fuoco in possesso di civili, 120 per ogni 100 abitanti,

La sua convinzione è sempre stata quella che sicurezza e diffusione delle armi siano direttamente proporzionali. I numeri raccontano una storia diversa. Negli Usa, secondo uno studio dello scorso anno, ci sono 393 milioni di armi da fuoco in possesso di civili, 120 per ogni 100 abitanti, il numero più alto del mondo, più del doppio degli altri Paesi più armati. Nel 2018 quasi 15 mila persone sono state uccise da un’arma. Se si sommano anche i suicidi il totale supera ampiamente quota 30 mila. Se i numeri dei morti non hanno mai preoccupato più di tanto la National Rifle Association ora però la lobby sta affrontando problemi di natura economica che non possono essere confutati con gli slogan.

LE CASSE DELLA NRA IN ROSSO PER MILIONI DI DOLLARI

La lobby nel 2016 ha investito pesantemente nelle elezioni. L’associazione si stima abbia speso 30,3 milioni di dollari a sostegno della candidatura di Donald Trump e altrettanto per sostenere l’elezione di politici repubblicani in alcuni seggi in bilico del Senato. Per il solo collegio del North Carolina, il candidato repubblicano Richard Burr ha ricevuto 6,2 milioni. L’esercizio di quell’anno si è chiuso per la Nra con un deficit di 46 milioni di dollari.

La fiera delle armi tenuta a Philadelphia durante l’annuale convention della Nra nel 2019 (foto di Seth Herald/Afp-LaPresse).

Nel 2017, un anno senza elezioni, il rosso è stato di 18 milioni. Di fronte ai ripetuti episodi di stragi dovute alla diffusione indiscriminata delle armi, la lobby ha inoltre iniziato a perdere prestigio, soci e donazioni. Nel 2017 le entrate sono scese di 55 milioni rispetto all’anno precedente. Nel 2018 ha dovuto ridurre notevolmente il proprio ruolo nelle elezioni di medio-termine e per la prima volta il suo contributo finanziario è stato inferiore a quello delle associazioni che si battono per il controllo delle armi. Un’ottima notizia per il Partito democratico che ha riconquistato il controllo della Camera.

Sono volati gli stracci tra il presidente North e il ceo LaPierre, tra accuse incrociate di malversazioni e spese pazze

I nodi sono venuti al pettine ad aprile nella riunione del board dell’associazione. Sono volati gli stracci tra il presidente Oliver North e il ceo LaPierre, tra accuse incrociate di malversazioni e spese pazze. North, il generale che fu coinvolto nello scandalo Iran–Contras ai tempi di Ronald Reagan, è stato costretto a dare le dimissioni. La lobby ha liquidato anche la società di pubbliche relazioni che per quasi 40 anni ne ha curato l’immagine e le campagne, la Ackerman McQueen di Oklahoma City, accusata di gonfiare spese e fatture.

A GIUGNO COSTRETTI A CHIUDERE NRATV

Negli ultimi mesi sono però emersi altri scandali riportati da inchieste del New York Times e del Wall Street Journal che hanno dimostrato come la società di Pr si facesse in realtà carico anche delle spese private di LaPierre tra cui abiti di sartoria di Zegna e altre spese di rappresentanza non precisate per decine di migliaia di dollari. Il 29 aprile il procuratore generale dello Stato di New York ha così annunciato l’apertura di un’inchiesta sulla Nra per valutare se l’organizzazione non abbia approfittato illecitamente del suo status di organizzazione no-profit. La Ackerman McQueen da parte sua ha reagito alla rescissione dell’incarico con una causa per danni milionaria.

Donald Trump sul palco della National Rifle Association (foto di by Saul Loeb/Afp-LaPresse).

Per ora a farne le spese è stata Nratv un canale televisivo online di propaganda creato nel 2016 a sostegno della piattaforma della destra, completamente asservito alla politica di Donald Trump e accusato spesso di estremismo e razzismo. La televisione, il cui scopo dichiarato era quello di far eleggere politici pro-armi e di promuovere la cultura delle armi, era in realtà una creatura dell’agenzia Ackerman McQueen che ne aveva curato i contenuti e si era assunta le spese di gestione. Il canale ha cessato a fine giugno le programmazioni. Una delle sue ultime produzioni è stato un video contro il possibile candidato presidenziale democratico Joe Biden.

Trump ha difeso l’associazione in una serie di tweet, attaccando anche le inchieste che la stanno riguardando

La crisi della National Rifle Association è una pessima notizia per Trump e per tutti i repubblicani in vista delle elezioni del novembre 2020. Il presidente ha difeso l’associazione in una serie di tweet, attaccando anche le inchieste che la stanno riguardando. Sa bene che in un’elezione combattuta il supporto finanziario e propagandistico di un’organizzazione che afferma di poter contare su più di 5 milioni di membri e sostenitori è fondamentale, soprattutto negli Stati che decideranno chi abiterà alla Casa Bianca dal gennaio 2011.

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