Nuova intesa Monaco-Praga

Redazione
21/12/2010

da Berlino di Pierluigi Mennitti In Europa centrale, le ferite della storia faticano a sanarsi. E ci sono voluti più...

da Berlino

di Pierluigi Mennitti

In Europa centrale, le ferite della storia faticano a sanarsi. E ci sono voluti più di 60 anni prima che il presidente della più ricca regione tedesca, la Baviera, si recasse in visita ufficiale nella confinante Repubblica Ceca. Monaco e Praga distano fra loro solo 300 chilometri. Nel mezzo, però, ci sono i territori un tempo abitati dai sudeti, la popolazione di lingua tedesca residente nelle terre di confine dell’allora Cecoslovacchia, le cui pretese portarono allo smembramento del Paese con il Patto di Monaco e che, dopo la sconfitta della Germania nella Seconda guerra mondiale, venne espulsa: tre milioni di profughi sudeti si riversarono oltre confine e il loro posto venne preso da cechi e slovacchi.
Quelle pagine tragiche della storia mitteleuropea sono rimaste congelate sotto la coperta della Guerra Fredda, per tornare a dividere le memorie collettive dei due Paesi una volta caduta la cortina di ferro. Adesso, nel cuore di un’Europa di nuovo unita, il presidente bavarese Horst Seehofer e il premier ceco Petr Necas hanno messo un primo tassello sulla strada della riconciliazione e della collaborazione. La Frankfurter Allgemeine Zeitung, nell’edizione del 21 dicembre, parla di giornata storica: «Seehofer è il primo governatore della Baviera a recarsi in visita ufficiale nella capitale ceca e ha portato con sé un’intera delegazione con l’obiettivo di mettersi alle spalle le polemiche del passato e avviare un rapporto culturale, politico, economico e anche umano con i suoi vicini».

Seehofer: «Si apre un nuovo capitolo con Praga»

I punti di vista sulla questione dei profughi restano distanti, ma se le opinioni su quel che accadde, le responsabilità, le ferite reciprocamente inferte non possono comporsi in un giudizio comune, il perdono è possibile e il futuro apre prospettive interessanti per entrambe le parti: «Abbiamo atteso a lungo questo incontro e sebbene permangano questioni e giudizi differenti, è arrivato il tempo di aprire un nuovo capitolo», ha detto Seehofer ai giornalisti. Un’aspirazione condivisa anche da Necas, prosegue la Frankfurter, che si attende grandi cose dal lavoro comune con i bavaresi, soprattutto per quel che riguarda la collaborazione in campo economico.
TENSIONE DAL 1945. Per decenni, i rapporti fra i due territori confinanti sono stati ostacolati dalle conseguenze dei decreti del 1945 emanati da Benes, il presidente della Repubblica cecoslovacca in esilio, con i quali venne decretata l’espropriazione dei beni e l’espulsione dei cittadini tedeschi (e ungheresi): la maggior parte dei tre milioni di sudeti cacciati, trovarono rifugio nella vicina Baviera e a Monaco ha sede la Sudetendeutsche Landsmannschaft, l’organizzazione dei rifugiati, che ha trovato nel partito cristiano-sociale da sempre al potere nella regione il suo stabile punto di riferimento. Il suo attuale presidente, l’eurodeputato della Csu Bernd Posselt, ha fatto parte della delegazione ministeriale, anche se non ha preso parte all’incontro con Necas. Sino alla svolta imposta da Seehofer, i precedenti presidenti della Baviera avevano sempre condizionato la normalizzazione dei rapporti bilaterali al ritiro di quei decreti.
LA FERROVIA MONACO-PRAGA. Da tempo, tuttavia, nonostante la freddezza delle relazioni politiche, si sono intensificate le collaborazioni economiche, soprattutto sul piano delle infrastrutture e dei trasporti. La modernizzazione dell’asse ferroviario Monaco-Praga è uno dei progetti di rilevanza europea: oggi, la maggior parte traffico passeggeri tra le due città passa attraverso un lento sistema intermodale bus-treno via Norimberga. È probabile, conclude il quotidiano francofortese, che nei colloqui di questi giorni si definisca anche con maggiore certezza la competenza dei costi della nuova infrastruttura.

Ma restano i dissidi con la Polonia

Meno ottimista appare il Financial Times Deutschland: «Sembra che la visita di Seehofer abbia contribuito a normalizzare i rapporti della Repubblica Ceca con l’intera Germania. Ma non è così». Il quotidiano finanziario allarga la vicenda ceco-bavarese ai più generali rapporti della Germania con altri vicini orientali e con le associazioni degli esiliati. Non solo i sudeti, ma anche i discendenti dei tedeschi espulsi dai territori orientali, passati dopo la guerra alla Polonia, hanno costituito associazioni di esiliati che a lungo hanno influenzato l’agenda politica dei due partiti conservatori (la Csu in Baviera, la Cdu nel resto del Paese). Tali associazioni hanno svolto un’importante opera di difesa della memoria, in tempi in cui questi temi apparivano revanscisti e nazionalisti.
LA QUESTIONE POLACCA. La Germania ha però bisogno di normalizzare i propri rapporti anche con la Polonia. E in tal senso, conclude il Financial Times Deutschland, sarebbe opportuno che Seehofer utilizzasse la stessa diplomazia mostrata a Praga per affrontare il problema della fondazione Fuga, espulsione e perdono, che si è incagliata sulla pretesa di Erika Steinbach, controversa presidente degli esiliati dall’ex Prussia orientale, di entrare nel consiglio direttivo. Una pretesa che risulta indigesta ai polacchi. È solo uno dei tanti esempi di come la fine del comunismo abbia fatto riaffiorare nel cuore della Vecchia Europa (e dell’Unione) antichi dissidi e sospetti che erano stati semplicemente congelati. E che oggi tornano a rappresentare un campo minato per una tranquilla quanto necessaria collaborazione.