Sfera Ebbasta a X Factor, il trionfo di ciò che non si è

Il trapper entra nella Giuria e scattano le polemiche. Ma così va il talent: la macchina glamour e la faccia da schiaffi valgono più dei cv. Con lui Samuel al posto di Agnelli e l'eterna promessa Malika Ayane. Resiste solo nonna Maionchi.

03 Giugno 2019 13.02
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Finché The Voice continua a essere il pollaio che è, tra semisconosciuti damascati, maledetti da supermercato ed ereditiere che parlano con dio (che però non la illumina sui vibratori da scegliere su Instagram), X Factor può dormire sonni tranquilli.

La summa teologica dei talent induce sbadigli già da qualche anno, sforna magari un talento, ma ne brucia due o tre, delle sue edizioni resta polvere di stelle, ma basta pochino per rifarsi il maquillage. I giudici, tutti, l’anno scorso erano bolsi, annoiati o improbabili, come Lodo de’ Lodis subentrato all’Asia minore; come Fedez, che ormai pensa solo ai soldi, id est sfornare dischi orripilanti e pose pruriginose sparate su Instagram con la mogliera; o come il leader degli Afterhours, ridotti a lui stesso, per evaporazione.

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NONNA MARA RESISTE

E allora repulisti, rimane solo nonna Mara, all’alba degli 80 anni, beata lei che si diverte e non avverte le primavere, anche se chi guarda sempre più se ne accorge. Ormai Nostra Signora del Vacaghèr è ridotta alla parodia di se stessa, colei che un giorno intuì Tiziano Ferro e poi le è capitato questo 20enne campano, Anastasio, che non aveva bisogno di chiocce stagionate per emergere. Anzi, per diretta ammissione la Maionchi non sapeva cosa facesse il giovane, anche se ne intuiva le qualità. Sai la faccenda di quando osservi un quadro di Picasso, non ci capisci niente, ma ti piace. Rimane pure il bravino presentatore Alessandro Cattelan, che punta ad essere un Jimmy Fallon all’amatriciana ma qui conserva un ruolo notarile, in tutti i sensi. Il resto dei giudici è aria fresca, si fa per dire.

Malika Ayane, new entry nella giuria di X Factor.

MALIKA AYANE, L’ETERNA PROMESSA

Abbiamo questa Malika Ayane, che è un po’ una profezia che si autoadempie: a forza di sentir dire che è una fuoriclasse, una campionessa, una interprete raffinata, qualcuno finisce per crederci e poi, via management, l’eterna promessa finisce a giudicare aspiranti campionesse, sì, ma di noia, noia noia (non ho detto gioia…). In realtà, questa creatura artistica di Caterina Caselli è una abbonata a Sanremo, dove non ha mai brillato particolarmente, tanto che nessuno saprebbe ricordare un suo epocale successo. Resta in un limbo più o meno appagante, dal quale, forse, uscirà proprio con l’esperienza del talent, che, se non la sprechi come il succitato Lodo o la catastrofica Levante, può regalarti quella esposizione che, fingendo il contrario, inseguivi da una vita (citofonare Manuel Agnelli).

Samuel dei Subsonica entra a X Factor.

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AL POSTO DI AGNELLI, SAMUEL

Abbiamo quindi il cantante dentro e fuori dai Subsonica, Samuel, anche lui reduce da un qualche Sanremo e, ultimamente, da un dischetto non irresistibile con la casa madre. Questi dovrebbe prendere idealmente il posto proprio di Agnelli, assicurando quella finta cifra indipendente o alternativa a un talent mainestream. Fedele alla linea per cui si nasce nei centri sociali e si invecchia nelle multinazionali. Ma non fa niente, perché la coerenza, quella interiore, c’è sempre, trattasi di entrismo, di lotta al sistema dai suoi gangli vitali. Se Manuel a X Factor cercava «il nuovo Lou Reed», Samuel potrebbe trovarci, chissà, il nuovo Joe Strummer. O magari il nuovo Pupo, vai a sapere.

SFERA EBBASTA ERA NECESSARIO?

Dulcis in fundo, il trapper maledetto, per chi lo ascolta, Sfera Ebbasta, autentico colpo di genio di Fremantle, vale a dire la produzione, sempre così sensibile alle giuste cause, a suon di braccialetti e messinscene, che aveva sbattuto fuori la chiacchierata Asia dopo averla imbarcata proprio perché era Asia, con tutto quello che si portava addosso, e adesso recluta questo tipino fino, puntando all’effetto-scandalo che difatti è partito immediatamente.

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LE POLEMICHE LEGATE ALLA TRAGEDIA DI CORINALDO

Sfera Ebbasta, ricordiamolo ad nauseam, è quello che doveva presentarsi per una esibizione a Corinaldo, in un granaio o fienile spacciato per discoteca, e, dopo il suo ritardo di 3 ore, qualcuno spruzzò del gas al peperoncino originando un fuggi fuggi che si concluse con sei cadaveri: cinque ragazzini e una madre. Cosa che non scompose affatto il duro trapper di Cinisello, il quale ne approfittò per tatuarsi 6 stelline e quindi gridare alla vittima, come se a crepare sotto la calca fosse stato lui. Oggi i familiari di quei caduti non possono credere a cosa vedono, protagonista del principe dei talent uno che non ha mai trovato una parola per quella tragedia, che almeno moralmente non poteva non coinvolgerlo, ma ha trovato di che ricamare la sua immagine.

Il trapper Sfera Ebbasta nella giuria di X Factor.

NON CONTA COSA HAI FATTO, MA COSA (NON) SEI

A questo punto si potrebbe anche insinuare che proprio quella strage sia servita per far carriera, diventando giudice a X Factor. Altri titoli, ci spiace, non ne troviamo. E non ha torto, probabilmente, chi sui social chiede: «Che avrebbe mai fatto questo falso artista, questo blocco di autotune, per insegnare alcunché a chiunque nella musica?». Anzi, peggio, gli ha detto bene farsi rifiutare proprio da The Voice, che è scrauso, per approdare a X Factor. Che vuoi, gira così, non conta cosa hai fatto ma cosa sei, meglio ancora cosa non sei, cosa non sai fare. Conta una faccia da ceffoni, una incapacità ostentata, una macchina glamour bene oliata alle spalle, e se sullo sfondo c’è una tragedia controversa, tuttora in sospeso, tanto meglio, no? Poi, dovesse andare male, c’è già pronto il carneade Marco Carta con le sue presunte magliette.

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