Obama ammette: «Ho fatto troppi errori»

Redazione
17/10/2010

Mea culpa da campagna elettorale per Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti, in un’intervista al magazine del New York...

Obama ammette: «Ho fatto troppi errori»

Mea culpa da campagna elettorale per Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti, in un’intervista al magazine del New York Times, e pubblicata sul sito online il 17 ottobre, ha ammesso di aver fatto una serie di errori tattici nella sua presidenza, tra i quali avere sottovalutato l’importanza delle pubbliche relazioni per proporre le sue politiche anticrisi, spesso poco popolari.
Il magazine, che ha dedicato a Obama la copertina, è uscito a circa due settimane dalle elezioni di metà mandato. Nella lunga intervista, Obama ha dichiarato: «Visto quello che ci succedeva, ci siamo concentrati sul fatto di governare bene».  Il presidente ha però aggiunto che l’errore, se di errore si può parlare, è stato «sottovalutare il marketing, le pubbliche relazioni e l’opinione pubblica».

L’ottimismo di Gibbs: vinceremo

Più ottimista Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca, che nel talk show Meet The Press della Nbc, ha detto senza indugi che il partito democratico manterrà il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato. Più prudente di Gibbs è stato David Axelrod, anche lui stretto consigliere del presidente che, interpellato dalla Cnn ha denunciato ancora una volta il fatto che i repubblicani, per vincere, «contano su decine di milioni di dollari versati da gruppi che finanziano spot menzogneri in tutto il Paese».
Dietro a quelli che il New York Times ha definito “il ritorno dei donatori segreti”, potrebbero, infatti, nascondersi banche e assicurazioni, anche straniere. La mente del piano di finanziamenti sarebbe la non profit American Crossroads. E l’ex consigliere di George W. Bush, Karl Rove, sarebbe riuscito a raccogliere fino a 50 milioni di dollari in tre settimane.
I sondaggi, per ora, smorzano l’ottimismo di Gibbs. Secondo il sito Real Clear Politics, i democratici dovrebbero ottenere il controllo del Senato (52 contro 48), ma non ci sarebbe nulla da fare alla Camera (181 contro 212).