Obama: «Transizione cominci subito»

Redazione
02/02/2011

  «La transizione cominci ora»: non é stato un appello, bensì un invito perentorio quello che il presidente degli Stati...

Obama: «Transizione cominci subito»

 

«La transizione cominci ora»: non é stato un appello, bensì un invito perentorio quello che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rivolto il 2 febbraio da Washington al presidente dell’Egitto, Hosni Mubarak, dopo il suo discorso televisivo (leggi l’articolo sul discorso di Mubarak).
L’INTERVENTO DI OBAMA. In un intervento attesissimo, e durato solo quattro minuti, Obama ha pesato con estrema cautela ogni singola parola della sua dichiarazione. Ma nei confronti di Mubarak è stato chiarissimo: il suo discorso televisivo per quanto importante non è stato sufficiente, e gli Stati Uniti si aspettano che «la transizione cominci ora, subito», e non dunque a settembre, quando Mubarak non si ricandiderà.
«PER USA QUESTIONE DI GIORNI». «Anche il presidente Mubarak ha riconosciuto che lo status quo nel Paese non è sostenibile e che serve un cambiamento. Per l’Egitto si è aperto un capitolo nuovo» e Mubarak deve prenderne atto e garantire «subito» una transizione ordinata e pacifica. Per gli Usa non è una questione di mesi, come lasciato intendere da Mubarak nel suo intervento, bensì di settimane, di giorni.
Obama aveva seguito il discorso di Mubarak dalla Situation Room della Casa Bianca, dove aveva convocato una riunione speciale del suo consiglio di sicurezza per valutare la situazione in Egitto, presenti tra gli altri il segretario di Stato, Hillary Clinton. Dopo aver assistito al discorso di Mubarak, Obama ha avuto con lui una conversazione di mezz’ora. Poi si è presentato in tv, e ha parlato in primo luogo all’America, ma ben consapevole che il suo pubblico in quel momento non era solo l’Egitto, ma l’intero Medio oriente. Il presidente Usa non ha riferito cosa i due leader si siano detti. Ma ha riportato che «lo stesso Mubarak ha riconosciuto che serve un cambiamento». L’unica via d’uscita per lui è una iniziativa «immediata». Non spetta agli Stati Uniti indicare quale cambiamento possa essere, ha precisato Obama. Ma di certo deve essere chiaro a tutti, tanto all’Egitto quanto a tutto il Medio Oriente, che gli Stati Uniti sono schierati «a difesa di tutti i diritti universali» e contro i violenti.
LE LODI A MILITARI E GIOVANI. Obama si è congratulato per la professionalità dimostrata finora dall’esercito egiziano, e ha auspicato che «continui così». Poi ha concluso: «ai tanti giovani che sono in piazza in Egitto in questi giorni vorrei dire che noi americani ascoltiamo la vostra voce. Personalmente ho una fiducia incrollabile nella vostra capacità di saper decidere da soli il vostro destino e afferrare l’opportunità di avere un futuro migliore per voi e i vostri figli».
Obama non ha nascosto le insidie del futuro prossimo. «Ci saranno ancora giorni difficili e pieni di incognite. Ma sono fiducioso che il popolo egiziano troverà le risposte giuste, il senso della verità». Il presidente Usa ha chiuso il suo intervento proprio lodando la compostezza del popolo del Cairo. «Ho visto quella verità nel senso della comunità dimostrato nelle strade. Si poteva vederla nelle madri e nei padri che abbracciavano i soldati. E si poteva vederlo negli egiziani che hanno unito le loro braccia. Una nuova generazione che protegge i tesori del passato: una catena umana che mette in contatto una civiltà grandissima e antica con la promessa del futuro, di un nuovo giorno».