Attenzione, i Nuovi mostri siamo (anche) noi

Non ci sono solo i politici e i vip che, astiosi o ridicoli, cadono nell'eccesso. Quando non ci opponiamo all'insana voglia di cattiveria diventiamo responsabili di questa deriva. Che attraverso la Rete si è potenziata.

07 Settembre 2019 09.00
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«Il vecchio mondo sta morendo e il nuovo mondo fatica a emergere. Ora è il momento dei mostri». L’estrema attualità della citazione di Antonio Gramsci non è detto che debba risolversi nel modo in cui si sviluppò il sommovimento epocale che fece seguito alla Prima Guerra mondiale e al dispiegarsi della società di massa e dei media. Ovvero nella deriva politica autoritaria che dal populismo del Dopoguerra approdò ai regimi totalitari dei decenni 20 e 30. E materializzò dei mostri assoluti.

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L’AMBIENTE IDEALE DELLA MOSTRIFICAZIONE

Premesso che la storia non si ripete mai, anche quando le similitudini sono tante, i “mostri” sono sempre espressione di contesti agitati, turbolenti. Puntuali con la storia, ogni qualvolta il mondo e la società entrano in fase di rivoluzione. Dunque non dovrebbe sorprendere, per quanto raccapricciante, l’attuale presenza di tanti mostri e mostruosità, ovvero persone e comportamenti che eccedono la norma, che vanno al di là del bene e del male, ma con maggiore propensione per il secondo. Visto che oggi a fare audience sono i campioni di protervia e arroganza, oltre che di narcisismo. Non solo leader politici, ma anche manager e vip dell’entertainment. Maleducati, in modo compiaciuto, e smargiassi. Cattivi, nell’accezione più popolare, ma spesso anche ridicoli, per quanto non se ne rendano conto, perché pieni di sé e viceversa privi di senso autocritico e autoironico.

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Donald Trump al G7 di Biarritz.

UNA GALLERIA VARIA E GLOBALE

La categoria, meglio galleria, di mostri attuali, è varia e ampia. È tragicissimo il finanziere Jeffrey Epstein, predatore sessuale seriale, morto suicida in carcere. Ed è, viceversa, comico il “billionario” Flavio Briatore che si era dichiarato pronto a fare il ministro se Matteo Salvini lo avesse chiamato. Ma il nume è Donald Trump che pure con l’uragano Dorian ha esternato la sua improbabile ricetta: «Per prevenirli bisogna bombardarli prima che si formino». Segue Boris Johnson – abbandonato anche dal fratello Jo – che a colloquio con Emmanuel Macron all’Eliseo si è mostrato con i piedi sul tavolino.

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Ostentatamente come Salvini che sbuffa e fa facce in parlamento mentre il premier Giuseppe Conte annunciava le sue dimissioni e la fine del governo gialloverde. Ma anche l’altro Matteo che ai tempi belli irrideva i compagni di partito («Fassina chi?») e si presentava ad Amici da Maria De Filippi vestito da Fonzie, sta a pieno titolo nella galleria. Come il serio Pier Luigi Bersani che indulgeva orgogliosamente in una battuta che in realtà è stata la sua fine politica («Non siamo qui a pettinare le bambole»). Tuttavia il primattore, nella compagnia dei politici travolti dalla smania di fare battute, spararle grosse e perfino esibirsi in autentiche pagliacciate, è Beppe Grillo. Massimamente quando ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina o si presentò ai giornalisti incappucciato a Marina di Bibbona.

UNA COMMEDIA ALL’ITALIANA DAL RETROGUSTO AMARO

I mostri attuali o Nuovi mostri – per evocare il titolo di un celebre film di Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola – sono personaggi tragicomici. Come lo stagionato Gianluca Vacchi. Da commedia all’italiana andata a male, scaduta. Che ha perso ogni leggerezza e allegria e mantenuto solo il retrogusto amaro. Dove si ride per non piangere. Come invece si dovrebbe di fronte a dichiarazioni, comportamenti ed esibizioni sconcertanti. Soprattutto perché i protagonisti sono a ogni latitudine geografica e politica persone che, proprio in forza del loro ruolo e importanza sociale, dovrebbero dare esempi di compostezza, di equilibrio. E invece no: sono campioni di improntitudine e faccia tosta. Dire, disdire, contraddirsi e smentirsi è diventata pratica comune e largamente invalsa. Oggi amici, domani nemici, dopodomani conoscenti forse sconosciuti, ma presto, di nuovo amicissimi.

GOVERNO CONTE BIS ESTERO REAZIONI
Il premier italiano Giuseppe Conte al giuramento del nuovo governo Pd-M5s-Leu. GETTY.

Il passato governo gialloverde al pari di questo giallorosso sono la prova che il “mai dire mai” in politica si è spinto ben oltre i confini della politica intesa come scienza del possibile. Tanto che pare impossibile quel che invece sta accadendo in Inghilterra in questi giorni e che anziché alla più antica e solide democrazia della storia, induce a pensare a una neo-repubblica (o monarchia) delle banane. Eccezionalità questa che è paradossalmente in linea con la richiesta di «sospensione del parlamento», da parte di Boris Johnson alla Regina d’Inghilterra, il cui ultimo e solo precedente risaliva al 1627, regnante Carlo I.

L’ODIO CHE INONDA I SOCIAL

Come già rilevato il fenomeno è globale. E si caratterizza come sentimento, collettivo e personale, armato delle peggiori intenzioni. Mostri siamo infatti tutti noi nel momento in cui non ci opponiamo più a questa insana voglia di cattiveria variamente espressa, che ha raggiunto punti di caduta orribili (i panini buttati per terra e calpestati dai manifestanti per protesta e in odio ai bambini rom ai quali erano destinati), ma che quotidianamente si esprime in tanti gesti e comportamenti irritati, astiosi, intolleranti. Brutti, sporchi e cattivi: è questo il mantra che si è diffuso attraverso il web e i canali sociali con velocità e intensità mai viste. I “nuovi mostri” sono digitali. «La tecnologia non è buona né cattiva e nemmeno neutra», recita la prima legge dell‘Information age di Kranzberg. Ciò significa che Internet non ha inventato i balordi, i malvagi, i cattivi, però li ha resi più potenti. Aumentati.

L’Alternative Influence Network è una comunità assortita che usaYouTube per promuovere un conservatorismo estremo e il nazionalismo bianco.

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LA RADICALIZZAZIONE SU YOUTUBE

Studi accreditati hanno evidenziato che le persone con tendenze sadiche sono i più attivi nei forum online. E che la rabbia aumenta la voglia di condividere i messaggi che l’hanno suscitata. Certo è dubbio se Internet generi crudeltà o semplicemente la incoraggi. Ma è indubbio che l’uso eccessivo di tecnologia aumenti l’anti-socialità e renda più estremo l’estremismo. A radicalizzarsi infatti non sono solo i terroristi dell’Isis, ma anche tutta la galassia della destra estrema. Lo dice una ricerca internazionale sugli youtuber che ha analizzato 79 milioni di commenti riferiti a 33.849 video estratti da 360 canali e ha scoperto che il pubblico come i commentatori di quell’area si sono progressivamente spostati su posizioni più estreme dell’ideologia razzista, antisemita e dei suprematisti bianchi. Accentuando ulteriormente quel che un anno fa era stato rilevato dall’eccellente ricerca di Rebecca Lewis sul ruolo determinante di YouTube nella costruzione del brodcasting dell’Alt-right o ultra destra. Ovvero l’Alternative Influence Network (Ain): una comunità assortita di studiosi, esperti media, blogger e web celebrity che usano YouTube per promuovere un conservatorismo estremo e il nazionalismo bianco, su base civica o etnica.

LA RESPONSABILITÀ È DELL’ACCADEMIA PIÙ CHE DELLA POLITICA

Concludo dicendo che in Italia mancano quasi del tutto ricerche di questo tipo. Ed è proprio su quest’assenza, di cui ha responsabilità l’accademia piuttosto che i partiti politici, che i nuovi mostri si sviluppano e si moltiplicano. «Il sonno della ragione genera mostri». E questa è la cattiva notizia: sino ad ora non si è fatto nulla per scoraggiare e opporsi alla mostrificazione della società, via web&social. La buona è che proprio per questo solo che si cominciasse a porre poche ma impositive regole di comportamento corretto, la Rete e le conversazioni tornerebbero a essere luoghi e modi di civile e anche divertente confronto/scontro di idee.

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