Il Quirinale è sceso in campo a difesa della via della Seta

13 Marzo 2019 16.27
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Dopo la difesa del primo ministro Giuseppe Conte, è addirittura Sergio Mattarella a scendere in campo a protezione dell'intesa firmata dall'Italia per partecipare alla Nuova via della Seta. Il memorandum italiano d'intesa con la Cina è molto meno pregnante di tanti altri siglati bilateralmente da altri Paesi europei e le regole d'ingaggio italiane riguardo agli accordi con Pechino sono molto più severe e stringenti del documento dell'Unione europea. È quanto sottolineano fonti del Quirinale al termine di una colazione di lavoro al Colle dove sono state esaminate le implicazioni dell'accordo sulla via della seta. Naturalmente si guarda con grande attenzione alla posizione Usa, ma si ricorda che il 5G non riguarda il memorandum.

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L'ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione europea, Romano Prodi, che ha da sempre curato i rapporti con Pechino diventando anche professore per le università cinesi, ha dichiarato: «Noi abbiamo la convenienza e l'obbligo di lanciare e modernizzare i nostri porti dell'alto Adriatico e dell'alto Tirreno perché non possiamo essere fuori dal giro. Oggi il traffico commerciale verso Est conta di più di quello verso l'Atlantico. Ma il rispetto delle regole europee deve esserci. E ritengo che tutte le decisioni importanti bisogna passare per il Parlamento». «La via della seta è una proposta commerciale ed economica che contiene anche una parte politica. Allora dal punto di vista commerciale», ha proseguito Prodi, «il potere di prendere decisioni sulle strategie e sulle regole non è italiano ma europeo. È l'unico settore in cui la competenza è esclusiva dell'Unione europea. Poi c'è anche il buon senso. Se siamo soli al mondo ci sono 22 cinesi per ogni italiano. Però per decidere dove saranno i terminali ogni Paese europeo ha i suoi interessi autonomi. Per localizzare i terminali ferroviari della via della seta si sono fatte avanti già la Polonia e la Germania. Ma quasi il 95% del traffico avverrà via mare. Oggi prevalgono i porti del Nord Europa come Rotterdam e Anversa ma noi nel Mediterraneo abbiamo 4 giorni di navigazione in meno. Però i nostri tentativi per Gioia Tauro e per Taranto sono falliti per nostra inettitudine. Così i cinesi si sono comprati metà del porto del Pireo. Ma siamo ancora in tempo».

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