La procura ordina il sequestro della Open Arms e ordina l’evacuazione dei profughi

Si sblocca lo stallo della Ong spagnola. La decisione è arrivata dopo un vertice che si è svolto alla Capitaneria di Porto di Lampedusa. Aperta anche un indagine a carico di ignoti per omissione e rifiuto di atti d'ufficio.

20 Agosto 2019 09.40
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C’ha pensato la magistratura a sbloccare il caso Open Arms. Dopo 19 giorni vissuti in condizioni disastrose sul ponte della nave spagnola, ferma a 800 metri dalla costa di Cala Francese a Lampedusa, tutti i naufraghi, entro la sera del 20 agosto, sbarcheranno sulla terraferma. A stabilirlo è stato il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, lo stesso pm che aveva sbloccato il “caso Diciotti“.

Rientrato dalle ferie, il pm ha preso in mano l’inchiesta, coordinata fino a quel momento dal sostituto Salvatore Vella, e si è subito precipitato a Lampedusa con un elicottero e uno staff medico al seguito. «La situazione è esplosiva, devo riportare la calma e fare in modo che nessuno si faccia male, l’impegno e l’attenzione sono massimi per l’incolumità delle persone», aveva detto il pm prima di prendere il volo per l’isola. Un’ora d’ispezione sulla nave della Ong è bastata al magistrato per assumere la decisione tanto attesa dai migranti. E così, a conclusione di un vertice nella Capitaneria di porto, Patronaggio ha disposto il sequestro preventivo della Open Arms, che dovrebbe poi essere portata a Licata, e l’evacuazione immediata dei profughi.

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PM INDAGANO ANCHE PER OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO

Secondo quanto, si è appreso, oltre all’inchiesta per sequestro di persona avviata nei giorni scorsi sulla base di esposti della ong spagnola, i magistrati hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per omissione e rifiuto di atti d’ufficio. Il reato, previsto dall’articolo 328 del codice penale, punisce «il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni». E così il sequestro è stato disposto «per evitare che il reato sia portato a ulteriori conseguenze». I magistrati ora stanno ricostruendo la catena di comando per risalire a chi ha impedito lo sbarco dei profughi.

NUOVO AFFONDO DI SALVINI CONTRO LA PROCURA

Ma il ministro dell’Interno, Salvini, non ci sta. E, allontanandosi dall’aula del Senato, in un video su Fb ha attaccato: «Il sequestro impone lo sbarco degli immigrati: ricordo che non c’era allarme sanitario, finti malati e finti minorenni. Qualcuno si sta portando avanti già nel nome del governo dell’inciucio che vuole riaprire i porti. Finché campo è mio dovere difendere i confini e la sovranità del Paese». E ancora: «Molto probabilmente mi arriverà una denuncia dalla stessa Procura che mi indagò per sequestro di persona, reato che prevede 15 anni di carcere: stavolta il reato è omissione di atti d’ufficio. Io non mollo».

SALVATI ALTRI 50 MIGRANTI POCO LONTANI DA LAMPEDUSA

La svolta è arrivata un’ora dopo che dalla base di Rota, a Cadice, era partita la nave militare, inviata dal governo spagnolo di Sanchez, che in tre giorni di navigazione sarebbe arrivata a Lampedusa per recuperare i naufraghi e portarli a Maiorca. In capitaneria Patronaggio ha sentito il fondatore e il presidente di Open Arms, Oscar Camps e Riccardo Gatti, che all’uscita si sono precipitati sulla nave per dare la notizia. È stato l’epilogo di una giornata drammatica. Diciassette naufraghi, in quattro diversi momenti, si sono tuffati dalla nave tentando di raggiungere a nuoto la riva e senza l’intervento della guardia costiera sarebbero probabilmente annegati per le onde alte e il mare agitato. Tutti sono stati recuperati e portati dai guardacoste sul molo di Lampedusa e poi nell’hotspot; alcuni di loro prima sono stati visitati nel poliambulatorio per accertamenti e poi dimessi. In nottata erano sbarcati per motivi di salute dalla Open Arms altri nove naufraghi, tra cui tre donne, una delle quali aveva accompagnato il marito. Tra gli sbarcati per problemi di salute e psicologici e i naufraghi salvati dalle onde, a bordo di Open Arms sono rimaste 79 persone: anche loro ora potranno toccare finalmente la terraferma. Ma gli sbarchi non si fermano, in serata altri 50 migranti, probabilmente tunisini, sono stati intercettati e portati nell’isola.

100 MAGISTRATI A SOSTEGNO DEL TAR

Intanto quasi 100 magistrati amministrativi tra Consiglieri di Stato e del Tar, a quanto si è appreso, hanno sottoscritto un documento per chiedere al Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa (Cpga) l’apertura di una pratica a tutela del collega del Tar del Lazio che il 14 agosto scorso ha emesso il decreto sulla Open Arms, oggetto dell’attacco, via tweet, del Senatore Maurizio Gasparri.

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