Oracoli da strapazzo

Vita Lo Russo
25/12/2010

I grandi pronostici del 2010 che non si sono avverati.

Immaginiamo per un attimo gli Stati Uniti, l’emblema delle democrazia d’Occidente, logorati da spinte indipendentiste, che finiscono divisi in sei macro federazioni. Poi anche un Venezuela senza più a capo Hugo Chavez, e una Cina alle prese con un incontrollabile collasso economico. Questi gli scenari, spesso catastrofici, previsti per il 2010. Non da maghi o astrologi, ma da autorevoli strateghi della politica e dell’economia mondiali. Il settimanale di Washington Foreign Policy ha raccolto le dieci peggiori previsioni per il 2010, fatte da questi oracoli di primo livello. Due in particolare hanno del comico. Sono quelle rilasciate dai Primi ministri di Grecia e Irlanda, George Papandreou e Brian Cowen, che in momenti separati, il primo a febbraio e il secondo a novembre, hanno assicurato che mai avrebbero fatto ricorso agli aiuti finanziari dell’Unione europea perché, dissero, le loro economie erano solide e dei finanziamenti comunitari non avrebbero avuto alcun bisogno (guarda la photogallery).

Usa a pezzi e guerra nucleare

«Ci sono buone probabilità che gli Stati Uniti collasseranno nel 2010». La profezia risale al 2009 ed è stata pronunciata a marzo in un discorso pubblico dal funzionario del ministro degli Esteri russo Dan Igor Panarim. Il collasso degli Usa sarebbe dovuto avvenire per via di una sfortunatissima serie di eventi (tensioni razziali, crisi economica, degrado morale) nel corso del 2010. A suo avviso, già da luglio gli Stati Uniti si sarebbero frammentati per via di forti spinte indipendentiste in sei macro Stati federali ovvero Pacifico, Ovest, Sud Est, Midwest, Sud Ovest e Nord Est.
L’IRAN ATTACCHERÀ ISRAELE. «L’esercito statunitense si muoverà con forze navali, aerei e basi missilistiche verso il canale di Suez da dove minaccerà di colpire l’Iran» quando Teheran attaccherà Israele. «Gli Stati Uniti lanceranno l’attacco appena scoppierà la seconda guerra di Corea». Lo disse Fidel Castro il 25 giugno del 2010 al quotidiano Granma, facendo tremare il mondo. Solo un mese più tardi il leader cubano riconobbe di aver fatto un passo più lungo della gamba. Ma Castro non è stato il solo a prevedere l’inizio dei conflitti atomici nel corso del 2010. John Bolton l’ex ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, il 17 agosto scorso, disse a Fox Business Channel: «Una volta che l’uranio arriverà al reattore iraninano Bushehr, Israele avrà solo otto giorni di tempo» per difendersi da un eventuale attacco.

L’ottimismo di Grecia e Irlanda

Agli oracoli catastrofisti corrispondono anche oracoli che hanno peccato di ottimismo eccessivo. In testa i Primi ministri di Irlanda e Grecia. «Non faremo mai ricorso agli aiuti dell’Unione europea», disse il 21 febbraio il premier greco Papandreou, in un’intervista alla Bbc. Il collega irlandese Cowen (era il 15 novembre) sempre all’emittente britannica dichiarò: «L’Irlanda non farà ricorso ai finanziamenti». È finita che Atene  ha formalmente richiesto il bail-out per 128 miliardi di euro mentre Dublino ha invocato aiuti per 85 miliardi, facendo traballare le piazza finanziarie di mezza Europa (leggi gli articoli sulla crisi greca e su quella irlandese).
IL NODO DISOCCUPAZIONE. Anche la situazione economica mondiale si sarebbe dovuta risollevare, a partire dai livelli occupazionali degli Stati Uniti. «Molte persone troveranno lavoro quest’estate», disse il vicepresidente della Casa Bianca Joe Biden il 17 giugno del 2010. Il miraggio della recovery summer, l’estate in cui gli Stati Uniti avrebbero recuperato i posti di lavoro persi dall’inizio della crisi, si basava sui dati occupazionali del trimestre marzo-maggio, quando più di 300 mila persone avevano trovato un nuovo posto di lavoro. Ma le cose non sono andate come previsto. Ad agosto sono crollati gli ordinativi delle imprese americane e la crescita è scesa di due terzi. La disoccupazione ha prima toccato il 9,5% per arrivare, a novembre, al picco record del 9,8%.

Guantanamo e Kabul, nulla di fatto

Il 22 gennaio del 2009 un ordine esecutivo di Barak Obama diceva che la prigione cubana di Guantanamo sarebbe stata chiusa a un anno esatto dalla firma dell’atto. «I prigionieri», è scritto nel documento, «faranno ritorno al loro Paese di origine, verranno rilasciati o trasferiti in centri di sicurezza soggetti a legge statunitense». A oggi 174 persone sono ancora prigioniere nel centro di detenzione anche se solo tre sono state riconosciute colpevoli. Il 9 dicembre il Congresso ha addirittura votato una proposta di legge che blocca la chiusura del carcere (leggi la notizia sul carcere di Guantanamo).
AFGHANISTAN MISSIONE COMPIUTA. Mentre per l’Afghanistan fu predetta la tanto attesa risoluzione della crisi. «Abbiamo il governo in una scatola, pronto a venire fuori per essere utilizzato» disse con fermezza il generale Stanley McChrystal al New York Times il 12 febbraio scorso. L’entusiasmo di McChrystal si manifestò all’indomani dell’offensiva Nato contro la base talebana di Marjah, nel sud del Paese. A quasi un anno dall’inizio dell’assalto, il generale statunitense dell’area Richard Mills ha dovuto ammettere che i talebani sono ancora attivi e che è ancora presto per parlare di ‘governo in scatola’. E McCrystal è stato sostituito dal generale David Petraeus.