Oral, cosa c’è dietro la strana coppia Björk e Rosalia per salvare i salmoni islandesi

Michele Monina
26/11/2023

Metti un'artista eterea e fuori dal mainstream insieme con una delle popstar più interessanti del momento. Metti un brano scritto 30 anni fa, dimenticato in un cassetto. Metti l'idea di reinciderlo con l'obiettivo di raccogliere fondi per salvaguardare una specie in pericolo. Solo questo poteva spingere la signora dei ghiacci e attivista a contaminarsi.

Oral, cosa c’è dietro la strana coppia Björk e Rosalia per salvare i salmoni islandesi

È uscita Oral, canzone che vede Björk duettare con una delle popstar più interessanti del momento, Rosalia. Una canzone di cui si è parlato parecchio, perché le due artiste sono quanto di più distante si possa oggi immaginare sul fronte musicale, perché si diceva sarebbe stata una canzone ambientalista, in perfetta sintonia con una china che la carriera dell’artista islandese ha preso da tempo, e perché, soprattutto, da tempo Björk è lontana dall’hype mainstream. L’idea di capire su che terreno lei e Rosalia si sarebbero incontrate dunque sembrava davvero potente. Ad aggiungere un po’ di sfiziose spezie al tutto le dichiarazioni rilasciate poco prima dell’uscita del singolo da parte della stessa Björk, che ha raccontato come la canzone fosse in realtà da lungo tempo dentro i suoi metaforici cassetti, lì tenuta non perché non ancora portata a termine, ma perché considerata troppo pop per i suoi nuovi standard. Oral ora è uscita e alcune sono le notazioni necessarie da fare, prima di passare a indicare il motivo per cui, oggi come oggi, è Rosalia il nome che sorregge questa strampalata coppia di artiste, oltre che uno di quelli su cui puntare se siete tra quanti amano scommettere su chi sia destinato a scrivere il proprio nome nel grande libro della musica leggera.

L’operazione salmoni che ha spinto Björk a collaborare con Rosalia

Dunque, Oral non è una canzone pop. Lo è forse se si parte dall’idea di pop che negli ultimi anni sembra avere Björk. In realtà è un po’ come la famosa battuta di Bisio che chiamava Dio Guido, per tutti gli altri Dio continua a essere Dio o nessuno, e Guido un nome proprio di persona.  Oral è una canzone sofisticata, che parte praticamente poggiando solo sulla voce, eterea, di Björk, poi su una musica decisamente ambient. Non è dunque una canzone pop. E tale non la rende nemmeno la presenza di un fenomeno pop come Rosalia, insieme a Dua Lipa la più forte artista europea al momento. Oral non è neanche una canzone ambientalista. È ambientalista l’operazione, ci fanno sapere entrambe le artiste, perché i proventi dei diritti e le vendite del brano andranno interamente a un fondo atto a permettere agli abitanti del fiordo di Seyðisförður, sulla costa orientale dell’isola scandinava che ha dato i natali all’artista, di coprire le spese legali per una class action contro le industrie della lavorazione dei salmoni che vorrebbero a breve aprire un allevamento in zona. A colpire Björk è stata la recente fuga di salmoni non islandesi da un allevamento. I pesci, appartenenti a una specie particolarmente aggressiva, ha invaso le acque dei fiumi dell’isola mettendo a rischio gli esemplari autoctoni. La notizia ha spinto la cantautrice ad abbandonare ogni ritrosia, e chiedere a Rosalia di portare un po’ della sua coolness in un brano che altrimenti poco avrebbe sentito adatto alle proprie corde.

Oral, la canzone perduta e ritrovata dopo 30 anni

Il video che accompagna il tutto, girato col contributo dell’intelligenza artificiale, le mostra combattere in una lotta non troppo diversa da quelle che si vedono nei videogiochi, niente a che vedere con l’aura mistico naturalista di Björk, né con l’immagine sexy e spregiudicata di Rosalia. Una canzone, ha dichiarato Björk a Rolling Stone Usa, che risale al periodo intercorso tra Homogenic e Vespertine, parliamo degli Anni 90, e che era andata perduta. Una volta ritrovata, non volendo reincidere la voce, perché riteneva non replicabile quel mood, ha chiesto a Rosalia, artista che molto amava, se le andasse di eseguirla. Ed ecco Oral per come la possiamo sentire. Una canzone che Björk descrive come una specie di reggaeton, ma che di reggaeton, ovviamente, non ha nulla, se non una ritmica che si richiama a quel genere, assolutamente sovrastata da archi e flauti, e dalle due voci che si intrecciano alla perfezione, quella di Björk più riconoscibile di quella di Rosalia. Attenzione, non perché Rosalia sia poco conosciuta o abbia una voce più neutra rispetto alla collega islandese, tutt’altro. Solo perché il brano è evidentemente stato scritto per mettere in rilievo le caratteristiche animiste tipiche di Björk, i sospirati che la rendono unica. Rosalia è invece più calda come voce e come temperamento, ed è da sempre protagonista di canzoni che si rifanno alla musica tradizionale, che sia il flamenco o, appunto, il reaggaeton, preso, smontato e ricostruito secondo il proprio estro e gusto personale.

Oral, cosa c'è dietro la strana coppia Björk e Rosalia per salvare i salmoni islandesi
Rosalia ai Latin Grammy Awards (Getty Images).

Rosalia e il lavoro sulla forma canzone orientato alla ricerca antropologica, oltre che della hit perfetta

Il suo Motomami, album del 2022 arrivato dopo l’esplosione mondiale con El Mal Querer, concept del 2018 che ruotava tutto intorno a una storia d’amore che oggi definiremmo tossica e ispirata al romanzo medievale Roman de Flamenca, è una sorta di bignami di come si possa prendere un genere ritenuto dai più rozzo, dozzinale, a tratti anche trash, ed elevarlo al grado di bellezza assoluta. Un lavoro di decostruzioni di canoni altrimenti sfilacciati su cui costruire storie che ruotano costantemente sopra il femminile, mescolando antico e futuribile, come raramente è capitato di vedere nel pop. Un lavoro che la potrebbe far accostare a figure come Peter Gabriel e David Byrne, e al tempo stesso tenere il passo a Dua Lipa e Beyoncé, certo seguendo la strada a tratti percorsa da Shakira, ma sempre tenendo la barra dritta, come se il suo lavorare sulla forma canzone fosse costantemente orientato alla ricerca antropologica, oltre che della hit perfetta.

Sentire canzoni come Hentai, liberata da tutti i fardelli sovrastrutturali delle tipiche produzioni del genere e lasciata come una ballad per voce e piano scordato, un testo che si rifà alla pornografia orientale dei manga e che quindi lancia chiari richiami sessuali su una melodia malinconica, o La fama, ospite quell’altro genio del pop che risponde al nome di The Weeknd, tutta giocata su una linea di basso ipnotica, una canzone di gelosia e passione che ben si è mossa anche in classifica, dovrebbero da sole darci la cifra di un talento che al momento ha forse solo in Tove Lo, artista svedese di stanza negli Usa che per tante popstar ha scritto tenendo per sé i brani più provocatori e sensuali, una ipotetica competitor. Del resto, Taylor Swift su un piano meramente pop ben lo dimostra, il mondo della musica internazionale è più che mai saldamente nelle mani femminili, Rosalia con o senza Björk non ha che da sbizzarrirsi a giocare con le tradizioni del mondo, magari anche salvando il salmone islandese.