No di Orban agli aiuti all’Ucraina, la possibile contromossa Ue: privare l’Ungheria del diritto di voto

Matteo Innocenti
18/12/2023

Il leader magiaro chiede lo sblocco di altri 20 miliardi destinati a Budapest, ancora congelati in base al meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto. Cedere minerebbe la credibilità di Bruxelles. E così, pur di raggiungere l’accordo sul pacchetto da 50 miliardi per Kyiv, l'Unione potrebbe appellarsi all'articolo 7 del Trattato di Lisbona.

No di Orban agli aiuti all’Ucraina, la possibile contromossa Ue: privare l’Ungheria del diritto di voto

Al recente vertice dei leader europei a Bruxelles, Viktor Orbán ha inaspettatamente ceduto sui negoziati di adesione dell’Ucraina dopo essere stato convinto dal cancelliere tedesco Olaf Scholz a uscire dall’aula per un caffè al momento del voto. Ma poche ore dopo (per la gioia di Mosca) ha rovinato il momento di festa di Kyiv ponendo il veto al pacchetto quadriennale di aiuti finanziari da 50 miliardi di euro. Una mossa sorprendente, anche per gli standard di Orban: come scrive il Financial Times, l’Ue potrebbe adesso privare l’Ungheria del diritto di voto, pur di raggiungere finalmente l’accordo per gli aiuti all’Ucraina da qui al 2027.

Orban dice no agli aiuti all’Ucraina, la possibile contromossa dell'Unione europea: privare l'Ungheria del diritto di voto.
L’incontro tra Volodymyr Zelensky e Viktor Orban all’insediamento del presidente argentino Javier Milei (Getty Images).

Orban ha fatto il prezzo per il suo sì: i 20 miliardi congelati da Bruxelles

Per gran parte dei suoi 13 anni al potere come primo ministro, Orban si è posto in contrasto con Bruxelles, con l’obiettivo di galvanizzare i suoi elettori e ottenere concessioni finanziarie dall’Ue. E proprio qui sta il nocciolo del problema: il giorno antecedente al vertice dell’Unione europea, la Commissione aveva accettato di sbloccare 10 miliardi di euro dei fondi destinati all’Ungheria, in virtù delle riforme attuate da Budapest per rafforzare l’indipendenza della magistratura. Sempre attraverso il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, restano però congelati altri 20 miliardi di euro di finanziamenti. Sono tre le controversie tra la Commissione e l’Ungheria: la legge sulla protezione dell’infanzia (o legge anti-Lgbtq+), quella sull’indipendenza accademica e il trattamento riservato ai richiedenti asilo. Orban a più riprese aveva detto che la sua opposizione all’aiuto all’Ucraina non era legata ai finanziamenti Ue. Ma venerdì 15 dicembre ha finalmente stabilito il prezzo per il suo sì: 20 miliardi di euro in fondi, appunto. «Questa è una grande opportunità per l’Ungheria per chiarire che dovrebbe ottenere ciò che si merita», ha detto alla radio pubblica ungherese. «Non metà o un quarto, ma tutto. Chiediamo un trattamento equo e ora abbiamo buone possibilità di raggiungere l’obiettivo». A complicare ulteriormente le cose, l’Ungheria assumerà la presidenza semestrale a rotazione del blocco a luglio 2024: un’altra potenziale leva per mettere le mani sull’intero pacchetto da 30 miliardi.

L’articolo 7 del Trattato di Lisbona consente di privare un Paese Ue del diritto di voto

«È un’estorsione. Niente di meno», ha twittato l’eurodeputato verde tedesco Daniel Freund. Cedere a Budapest danneggerebbe gravemente la credibilità dell’Unione europea che, pur di concordare un pacchetto di aiuti per l’Ucraina, potrebbe privare l’Ungheria del diritto di voto. Come? Sfruttando l’articolo 7 del Trattato di Lisbona del 2007, che consente di privare un Paese del suo diritto di voto in caso di violazione del diritto Ue. Il processo può essere bloccato da qualsiasi Stato e l’Ungheria, dopo l’esito delle recenti elezioni in Polonia, dove l’opposizione liberale è salita al potere, ha perso un prezioso alleato.

Orban dice no agli aiuti all’Ucraina, la possibile contromossa dell'Unione europea: privare l'Ungheria del diritto di voto.
Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria dal 2010 (Getty Images).

Molti Stati membri non vorrebbero usare contro l’Ungheria l’arma più potente dell’Ue

Come scrive il Financial Times, molti Paesi in realtà preferirebbero non utilizzare contro l’Ungheria quella che è essenzialmente l’arma più potente dell’Ue contro uno Stato membro. I funzionari europei, piuttosto, intendono convincere Orban mostrandogli il «costo reale» dell’isolamento all’interno dell’Ue. Se questa tattica non dovesse funzionare, gli altri 26 membri dell’Unione europea potrebbero concludere un accordo sull’assistenza a Kyiv senza la partecipazione dell’Ungheria: ciò richiederà più tempo e sarà – in ogni caso – solo una soluzione temporanea. «Forse l’Ungheria creerà altri problemi. Forse ci costringerà a utilizzare altri strumenti. Ma, alla fine, non sarà in grado di impedirci di stanziare fondi per l’Ucraina», ha detto un alto funzionario europeo al Financial Times.