Orgoglio manager

Luigi dell'Olio
20/01/2011

Contro la crisi, un welfare ad hoc per i dirigenti.

Orgoglio manager

Le polemiche sui super-bonus ai manager delle grandi aziende della finanza e dell’industria arrivano come echi lontani alle orecchie dei dirigenti “normali”, quelli che mediamente guadagnano dai 5 ai 7 mila euro al mese e che in tempi di crisi sono esposti più di qualsiasi altra categoria al rischio di restare senza lavoro. Complici la mancanza di tutele contrattuali per il licenziamento e la difficoltà di reinserimento. Tanto che è toccato a loro progettare un modello di welfare ad hoc.

Stipendi imbarazzanti, ma sono l’eccezione

«In questo periodo difficile per l’economia è francamente imbarazzante sapere di certi stipendi, ma occorre anche sottolineare che a beneficiare di questa situazione è una sparuta minoranza di dirigenti».
Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager, sgombra così il campo dalle polemiche delle ultime settimane, che hanno investito i livelli retributivi di alcuni super-manager in occasione di difficili partite per i rinnovi contrattuali. La confusione «nasce dalla vulgata comune, che tende ad accomunare nel concetto di manager figure diversissime, che vanno dall’imprenditore al capufficio».
SENZA TUTELE LEGALI. L’associazione di settore ha calcolato che i dirigenti nel nostro paese sono circa 110-120 mila e che la loro retribuzione lorda annua si aggira intorno ai 120 mila euro, comprensivi di un 15-20% legato ai risultati conseguiti.
Livelli senza dubbio importanti, ma che devono fare i conti con la congiuntura stagnante e con la mancanza di difese legali in caso di licenziamento: «La nostra è l’unica categoria che non gode di tutela reale del posto del lavoro», spiega Ambrogioni. «Anche in caso di ricorso dinanzi al giudice, non è necessario che l’azienda provi motivazioni oggettive per il licenziamento. Né è prevista la possibilità di reintegro».

Un welfare su misura

Dall’apertura della crisi, il solo settore industriale ha visto la fuoriuscita di 10 mila dirigenti, pari al 12-13% del totale. Professionisti che spesso faticano a rientrare nel mercato, vuoi per l’orientamento delle imprese verso figure meno “costose”, vuoi per l’età media solitamente superiore ai 50 anni. 
UNA CASSA INTEGRAZIONE AD HOC. Una situazione che ha spinto Federmanager a stipulare con la Confindustria un sistema di protezione unico nel nostro Paese. Una sorta di cassa integrazione per il dirigente over 50 licenziato, che riceve 2 mila euro lordi al mese fino a un massimo di 18 mesi, che scendono a 1.500 euro se lo stesso chiede di usufruire di servizi di Placement.
La bontà di questa iniziativa ha convinto Italia Lavoro (società del ministero del Welfare) a intervenire con la previsione di bonus una tantum per le piccole e medie imprese che assumono dirigenti disoccupati. «Una misura di sistema», spiega Ambrogioni, «perché contribuisce a elevare il livello di competenze nelle nostre Pmi familiari».