Il sindaco Orlando ha sospeso il decreto Salvini a Palermo

Il sindaco Orlando ha sospeso il decreto Salvini a Palermo

02 Gennaio 2019 10.58
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Una ribellione partita dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e che ha poi contagiato altri primi cittadini d'Italia. Tutto è cominciato quando Orlando ha ordinato di non applicare nella città siciliana le misure previste dal cosiddetto decreto sicurezza, messo a punto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e convertito in legge dal parlamento, soprattutto per quanto riguarda le norme che negano ai Comuni la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno "solo" perché richiedente asilo, rendendo tale criterio insufficiente. Dalla parte di Orlando si sono già schierati i sindaci di Napoli, Firenze, Parma e l'amministrazione di Milano, mentre l'Anci ha sollecitato un tavolo di confronto chiedendo ascolto al governo. Salvini ha dichiarato che Orlando e gli altri sindaci ne risponderanno «personalmente e legalmente» e li ha esortati, il giorno dopo lo scoppio della polemica, a rispettare il via libera di Mattarella: «Se c'è una legge approvata dal Parlamento, dal governo e firmata dal Presidente della Repubblica, si rispetta». E ancora ha definito i sindaci "ribelli" «amici dei clandestini, traditori degli italiani!«».

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Al fianco dei sindaci è il Pd con il presidente Matteo Orfini: «Il Pd sostiene la battaglia dei sindaci. E sostiene i valori di civiltà che la ispirano. Valori che peraltro sono scritti nella Costituzione sulla quale Salvini ha giurato, evidentemente senza leggerla prima». All'appello anti-Salvini si è unito poi anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Ministro, ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, così non va!». Sala ha spiegato come da settimane «noi sindaci avevamo richiesto, anche attraverso l'Anci, di ascoltare la nostra opinione su alcuni punti critici». Sala ritiene per esempio che si debba intervenire «ampliando i casi speciali e garantendo la stessa tutela della protezione internazionale ai nuclei familiari vulnerabili, anche attraverso lo Sprar, oggi escluso dal decreto sicurezza per i richiedenti asilo». Secondo il sindaco «occorre inoltre valutare l'impatto sociale ed economico del decreto per le nostre città, già in difficoltà a causa di una legge di bilancio che ci ha tolto risorse nella parte corrente, più persone saranno per strada senza vitto e alloggio, più saranno i casi di cui noi sindaci dovremo prenderci cura. Ministro, ci ripensi».

ANCI IN CAMPO: NOI IN OGGETTIVA DIFFICOLTÀ

Il numero uno dell'Anci, Antonio Decaro, ha detto: «Da sindaco e da presidente dell'Anci, non ho alcun interesse ad alimentare una polemica con il ministro dell'Interno. Non credo sia il caso di polarizzare uno scontro tra posizioni politiche differenti. Faccio solo notare che le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà». Perché? «Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli, come dovremmo comportarci noi sindaci?», ha proseguito Decaro. «Inoltre quando si è deciso di chiudere i centri Sprar, che distribuendo su tutto il territorio nazionale il flusso migratorio assicuravano un'accoglienza diffusa, anticamera di una necessaria integrazione, alcune città hanno visto un aumento considerevole di stranieri nei centri Cas e Cara, a gestione ministeriale». Decaro ha poi ricordato a Salvini che, non molti anni fa, era lui stesso a incitare alla disobbedienza.

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LE CONSEGUENZE DELLA MANCATA ISCRIZIONE ALL'ANAGRAFE

ll decreto sicurezza stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all'anagrafe, dunque per avere la residenza. Senza la residenza, fra le altre cose, non si può avere una carta d'identità, non ci si può iscrivere all'Asl e nemmeno ai Centri per l'impiego. E i servizi pubblici possono essere assicurati solo nel luogo di domicilio del migrante: Centri di accoglienza o Centri per il rimpatrio. A causa della nuova legge, inoltre, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari i cittadini stranieri potranno decadere dall'anagrafe. La norma colpirebbe, al compimento dei 18 anni, anche i minori non accompagnati, la maggior parte dei quali ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Questo tipo di permesso – che finora poteva essere concesso dal questore con provvedimento motivato o quando la competente Commissione territoriale respingeva la domanda di protezione internazionale, confermando però la sussistenza di gravi motivi di carattere umanitario – è stato abrogato. Ed è stato sostituito da permessi speciali temporanei, concessi in casi specifici: motivi di salute di particolare gravità; calamità nel Paese d'origine; atti di valore civile; vittime di tratta; vittime di violenza domestica e grave sfruttamento.

COSA HA SCRITTO ORLANDO NELLA SUA CIRCOLARE

Orlando, con una circolare inviata ai vertici dell'ufficio anagrafe del Comune di Palermo, ha di fatto bloccato l'applicazione della legge e ha chiesto ai dirigenti di «approfondire tutti i profili giuridici» che al contrario ne deriverebbero. Nell'attesa, ha scritto ancora il sindaco, «impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica».

NARDELLA, PIZZAROTTI E DE MAGISTRIS COL SINDACO DI PALERMO

Al gran rifiuto di Orlando si sono uniti in coro altri primi cittadini. Il sindaco di Firenze Dario Nardella ha incalzato: «Non possiamo permetterci di assistere a questo scempio umanitario». Per il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, «il decreto sicurezza lascia aperto un vulnus rispetto a stranieri e richiedenti asilo che non riescono a fare le cose più basilari», ma «bisogna capire qual è il percorso». Netto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: «Noi continueremo a concedere la residenza e non c'è bisogno di un ordine del sindaco o di una delibera perché in questa amministrazione c'è il valore condiviso di interpretare le leggi in maniera costituzionalmente orientata». Dalla parte di Orlando si è schierato anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: «Capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l'ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti». E il segretario del Pd in Sicilia, Davide Faraone, ha invitato i segretari provinciali dem e gli amministratori locali nell'isola ad applicare anche nei loro comuni il «modello Orlando».

SALVINI ALL'ATTACCO. DI MAIO: SPOT ELETTORALE DEI SINDACI

Su Facebook, il 2 gennaio, il ministro Salvini aveva commentato così l'iniziativa di Orlando: «Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare "disobbedienza" sugli immigrati…». Poi, quando la polemica è montata, ha aggiunto: «Orlando vuoi disobbedire? Disobbedisci, non vi mando l'esercito». Rivolgendosi a «questi sindaci di sinistra» ha ricordato che il decreto sicurezza, «una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da governo e parlamento, e firmato dal presidente della Repubblica. Prima dobbiamo pensare ai milioni di italiani poveri e disoccupati, difendendoli dai troppi reati commessi da immigrati clandestini. Poi salveremo anche il resto del mondo». Infine ha chiosato: «I sindaci ne risponderanno legalmente». Luigi Di Maio ha dichiarato: «Solo campagna elettorale da parte di sindaci che si devono sentire un po' di sinistra facendo un po' di rumore. Ma se vuoi sentirti di sinistra metti mano ai diritti sociali di questo Paese, quelli che la sinistra ha distrutto in questi anni. Pensate come stanno messi male».

Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare “disobbedienza” sugli immigrati…

Geplaatst door Matteo Salvini op Woensdag 2 januari 2019

Orlando ha replicato duramente: «Il nostro non è un atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza, ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro Paese. Siamo davanti a un provvedimento disumano e criminogeno. Disumano perché eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale. Ci sono migliaia di persone che oggi risiedono legalmente in Italia, pagano le tasse, versano contributi all'Inps e fra qualche settimana o mese saranno senza documenti e quindi illegali. Questo significa incentivare la criminalità, non combatterla o prevenirla. Criminogeno perché siamo in presenza di una violazione dei diritti umani. E mi riferisco soprattutto ai minori che al compimento del 18esimo anno d'età non potranno stare più sul territorio nazionale. Un intervento che puzza molto di razziale».

LA NORMA SULLA RESIDENZA CANCELLATA DAL DECRETO SICUREZZA

È l'articolo 13 del decreto sicurezza che prevede il divieto di iscrizione anagrafica per gli stranieri richiedenti asilo. Esso, infatti, ha abrogato la disposizione precedentemente in vigore, ovvero l'articolo 5bis del decreto legislativo 142/2015, che stabiliva:

1. Il richiedente protezione internazionale ospitato nei centri di cui agli articoli 9, 11 e 14 è iscritto nell'anagrafe della popolazione residente ai sensi dell'articolo 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, ove non iscritto individualmente.

2. È fatto obbligo al responsabile della convivenza di dare comunicazione della variazione della convivenza al competente ufficio di anagrafe entro venti giorni dalla data in cui si sono verificati i fatti.

3. La comunicazione, da parte del responsabile della convivenza anagrafica, della revoca delle misure di accoglienza o dell'allontanamento non giustificato del richiedente protezione internazionale costituisce motivo di cancellazione anagrafica con effetto immediato, fermo restando il diritto di essere nuovamente iscritto ai sensi del comma 1.

I CAMBIAMENTI DOPO L'ENTRATA IN VIGORE DEL DECRETO

Dopo l’entrata in vigore del decreto sicurezza, i cambiamenti pratici per i titolari di permesso di soggiorno per richiesta d'asilo sono stati riassunti così sul sito web della Onlus Melting Pot:

  • Se la domanda di iscrizione anagrafica è stata presentata dal 5 ottobre 2018 in poi sarà comunque rigettata, anche se si riferisce a straniero a cui quel permesso di soggiorno era stato rilasciato prima.
  • Se la domanda era stata presentata prima del 5 ottobre 2018 si intende legalmente accolta già dopo due giorni (l’ufficiale di anagrafe ha avuto ulteriori 45 giorni per svolgere accertamenti e per poter disporre la cancellazione).
  • In qualsiasi momento l’ufficiale di anagrafe può disporre la cancellazione della iscrizione anagrafica se constata la variazione dei requisiti; tra questi requisiti variati oggi c’è proprio quel tipo di titolo di soggiorno che ora la legge esclude dalla iscrivibilità anagrafica.

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