Da Orsini a Basile, le star delle crisi internazionali utili solo all’audience

Paolo Madron
13/10/2023

I 400 COLPI. Il prof della Luiss, che deve la notorietà alle sue posizioni filo-russe, appare emotivamente sovraccarico e lo stallo ucraino ha appannato la sua luce. Ora con la guerra in Israele, il ruolo del bastian contrario è stato preso dalla pugnace ex ambasciatrice, al cui confronto Sgarbi sembra un pacato conversatore. Cosa non si fa in tv per un pugno di share.

Da Orsini a Basile, le star delle crisi internazionali utili solo all’audience

Indipendentemente da ciò che dicono (c’è libertà di parola, e stando dentro ai confini del codice civile si può affermare ciò che si vuole) Alessandro Orsini ed Elena Basile, la nuova star dei talkshow che con le sue ultime performance minaccia di oscurarlo, presentano profili psicologici complessi. Uno psicanalista ci andrebbe sicuramente a nozze, ma anche uno studioso della prossemica avrebbe molto da dire. Narcisismo, sindrome da accudimento, tic e manie di persecuzione? La casistica è ampia. Orsini, dalle sue prima apparizioni a oggi, sotto la bordata di critiche che ha investito ogni suo intervento, ha sviluppato una evidente ossessione del complotto che lo sta divorando. L’ultima sua uscita, là dove dice che dovrà trovare rifugio all’estero perché in patria non c’è più posto per lui, la dice lunga sul suo attuale stato d’animo.

Da Orsini a Basile, le star delle crisi internazionali utili solo all'audience
Alessandro Orsini ospite di Bianca Berlinguer  (da Fb).

Il ruolo dell’uno contro tutti alla fine logora, e dopo Orsini è arrivata Basile 

Da noi ogni crisi internazionale ha la sua star mediatica di riferimento. Il professore della Luiss deve alla guerra in Ucraina e alle sue tesi filorusse la sua notorietà. Prima, detto senza spregio, non se lo filava nessuno. Ma la situazione di sostanziale stallo sui campi di battaglia nel Donbass sembra aver mandato in stallo anche lui. E se sino a ora ha interpretato, spesso con spavalda sicumera, il ruolo di uno contro tutti, adesso appare emotivamente sovraccarico. Frequentare talk show in cui ti sparano addosso ancor prima di aprire bocca alla lunga diventa un lavoro usurante, ti darebbe diritto alla pensione anticipata. Ma è la posta in gioco della notorietà pagata a caro prezzo. Compreso il fatto che abili conduttori-domatori ti struttino finchè funzioni e poi ti mettano da parte alle avvidaglie di assuefazione dell’ascolto. Per questo Orsini aveva bisogno di un rincalzo, ed è qui che è entrata in scena Basile. L’ex ambasciatrice, anzi ministro plenipotenziario, come subito hanno maliziosamente puntualizzato i suoi già numerosi detrattori, dietro il piglio apparentemente ragionante nasconde una forte aggressività che l’insofferenza caratteriale acuisce. Qui siamo sul terreno del «mi alzo e me ne vado» che subentra quando il tentativo di mettere in mora l’interlocutore non riesce. Non sa che quel gesto, che il giorno dopo tutti i social rilanceranno, per una trasmissione è un colpo di fortuna, il tripudio dell’audience. Mentre è in trasmissione, Basile guarda spesso il display del suo telefonino. Ignoti i motivi per cui lo faccia. Ma ci piace immaginare stia rilevando un sondaggio in tempo reale sulle sue affermazioni, una sorta di “vediamo l’effetto che fa” su coloro che sulle differenti piattaforme la commentano in diretta.

I Corona e gli Sgarbi al confronto dell’ex ambasciatrice sembrano pacati conversatori

Ingenuamente, è toccato a Orsini e ora tocca a lei, c’è chi si chiede scandalizzato perché questi personaggi vengano invitati in tutte le trasmissioni. Domanda di una dabbenaggine assoluta, e che di certo non si porrebbe se solo si conoscessero i motivi cui obbedisce la scelta degli ospiti. Che poi è principalmente uno solo: l’audience. Nell’affollamento dei talk show, che la stagione politica meloniana ha enfatizzato sulle reti pubbliche e private, anche un decimo di punto di share può fare la differenza, con tutto ciò che questo comporta in termini di investimenti pubblicitari. Perciò al confronto certi personaggi tradizionalmente chiamati alla bisogna (dai Corona agli Sgarbi e ai Cacciari) sembrano oggi dei pacati conversatori. Forse dovrebbero adeguare il repertorio, alzando ancora di più la voce. Perché, superata l’epoca in cui la televisione generava mostri, si è entrati in quella degli ultra mostri.