Gabriele Lippi

Oscar Di Montigny su umanesimo digitale e politica

Oscar Di Montigny su umanesimo digitale e politica

02 Marzo 2019 17.19
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Un nuovo modo di intendere l'economia e la politica. Una nuova visione sociale che riporti al centro la persona, individui capaci di agire per il proprio bene ma anche per quello della collettività. È il mondo del futuro secondo Oscar Di Montigny, chief innovation, sustainability & value strategy officer di Banca Mediolanum. Amministratore delegato di Mediolanum Comunicazione, ideatore e fondatore di Mcu-Mediolanum corporate University, Di Montigny è stato premiato come “Comunicatore universale” 2019 alla manifestazione SEO&Love. La sua "rivoluzione" è teorizzata nel libro Il tempo dei nuovi eroi (Mondadori, 266 pagine, 13 euro) in cui emerge una rete di professionisti che operano in tutti gli ambiti della società e dell’economia, dalla consulenza all’educazione fino all’arte e aella cultura, affermando nelle soluzioni e nei prodotti e servizi proposti la centralità assoluta dell’essere umano, della sua essenza e dei valori che intimamente lo abitano. Perché in un contesto di barriere e divisioni, di muri e racconti della realtà drogati, rimettere al centro l'uomo in una sorta di umanesimo digitale non solo è possibile, ma addirittura «necessario», spiega Di Montigny a Lettera43.it.

DOMANDA. Chi sono i nuovi eroi?
RISPOSTA.
Tutte quelle persone che quotidianamente si impegnano a fare della propria vita un dono e a fare di questo dono qualcosa di significativo per l'insieme.

Tutti possono esserlo?
Non conta l'assoluto ma il relativo. Bisogna assumersi una parte di responsabilità nella propria sfera di influenza, smettendo di recriminare e delegare ad altri, e facendo al meglio ciò che la vita ci ha fino a quel punto portati a fare.

Che effetto potrebbe avere sulla comunità questo tipo di atteggiamento?
Se tante persone facessero così si creerebbe una rete che contribuirebbe al risanamento di ciò che non sta funzionando: ambiente, fame, razzismo, distribuzione della ricchezza, mediocrità in generale.

Cosa è l'umanesimo digitale?
Una provocazione per rispondere alla necessità di rimettere l'essere umano e la sua dimensione più intima e valoriale al centro di tutti i processi sociali. Se con la velocità che ci fornisce il contesto digitale sappiamo rimettere l'uomo al centro chissà dove possiamo arrivare.

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Lei parla anche di economia 0.0. Cosa intende?
È la traslazione di questi principi nella dimensione economica.Quando ho cercato sul vocabolario il significato della parola economia ho avuto una piccola epifania. Tanto per cominciare è un'arte, l'arte è a servizio del bello e Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo.

Perché 0.0?
In un mondo in cui valgono solo i 3.0 o i 4.0 mi sono divertito così. 0.0 non è tornare indietro ma al centro, allo scopo ultimo delle cose. Ora l'economia è stata confusa con la finanza che è diventata uno scopo, crescita della concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, stiamo impoverendo il Pianeta.

Come cambiare prospettiva?
L'economia deve amministrare bene le risorse, e il bene c'è solo se c'è un vantaggio per tutti.

Tutte le economie attuali si muovono su una dimensione piana, manca il richiamo alle origini e alla vocazione. Se le includiamo otteniamo l'economia sferica

Una sorta di "baratto del bene"?
Questa è una suggestione che mi piace molto ma provo ad ampliarla. La fisica quantistica ha ragione: siamo tutti interconnessi in un grande campo elettrostatico. L'unico modo per perseguire il mio vantaggio è perseguire il tuo. Se poi ti dedichi a 300 avrai in cambio 300, se ti dedichi solo a te avrai in cambio uno. Sto ipotizzando come evolvere l'economia 0.0 in un concetto nuovo.

Quale?
Questa è una piccola anticipazione che vi do: il concetto di economia sferica. Tutte le economie attuali si muovono su una dimensione piana, manca il richiamo alla dimensione dell'alto e del basso, origini, provenienza da una parte, aspirazione e vocazione dall'altra. Se le includiamo otteniamo l'economia sferica, in cui ogni punto è equidistante dal centro.

Viviamo un'epoca di muri e barriere, da Donald Trump a Matteo Salvini. Oggi c'è davvero spazio per queste idee?
Non solo spazio, ma necessità vitale. Ci stiamo suicidando. L'unica dimensione possibile è quella dell'incontro e della valorizzazione delle diversità.

Ma la diffidenza del diverso sembra prender sempre più piede.
Perché si ha paura. Ogni volta che si incontra qualcosa di diverso le reazioni sono sempre o la fuga o la reazione violenta. Non possiamo scappare da casa nostra e produciamo reazioni violente.

Quindi bisogna accogliere e non respingere?
Non sono per l'accoglienza a tutti indiscriminata, ma Zygmunt Bauman aveva ragione a parlare di società liquida: come si fa a produrre una risposta solida a una società liquida? Trump non fermerà mai le persone che marciano dall'Honduras, Salvini non fermerà mai i barconi, che non sono partiti due mesi fa ma secoli fa.

E allora come bisogna fare?
La domanda giusta non è «li faccio entrare o li lascio fuori», ma come gestisco il flusso: dobbiamo lavorare sull'accoglienza, loro sull'essere accolti. Già parlare di noi e loro lo trovo volgare, e chiedo scusa.

Matteo Salvini mi pare intellettualmente onesto, anche se non condivido tutte le sue idee. Il problema è che non ci sono alternative, nessuno di valido

Si fa più politica sui social che per strada, in mezzo alla gente. Che importanza hanno oggi i social media nella comunicazione politica?
Non si fa politica, ma propaganda. Al contempo la gran parte delle persone ignorano gli effetti delle piattaforme sociali, viviamo l'illusione dell'abbondanza dell'informazione senza sapere che non sappiamo gestire questa abbondanza, non leggiamo più un articolo da inizio alla fine, siamo il decimo Paese per analfabetismo funzionale.

Quindi alla fine chi maneggia gli strumenti ha gioco facile?
Abili gestori delle dinamiche digitali hanno trasformato una disciplina nobile come la politica in un'arena di sportivi mediocri, e alla gran parte della gente piace andare al Colosseo e volgere il pollice in basso o in alto convinta di aver deciso qualcosa. È una situazione molto critica. Basti pensare che Donald Trump sta avviando una commissione scientifica per negare il climate change e noi parliamo della fascia di capitano di Icardi.

Alla fine, però, vince usa meglio i social, come Salvini.
È molto abile e capace di utilizzare quella meccanica, di sfruttare i bias cognitivi, di parlare a emozioni e pancia e meno all'intelletto, di approfittare di uno stato incosciente di paura e preoccupazione. Non è bravo, è bravissimo e ha uno staff tecnicamente molto preparato. Peraltro Salvini non mi dispiace nemmeno come figura.

In che senso?
Mi pare intellettualmente onesto, anche se non condivido tutte le sue idee. Il problema è che non ci sono alternative, nessuno di valido. Osservo un'offerta politica di livello veramente basso, tutta focalizzata sul breve termine, e qui i social sono perfetti.

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E chi li usa peggio è il Pd. O almeno così sembra.
Il problema è che il Pd non ha un'identità, non c'è nulla da comunicare, non c'è un leader che faccia da spokesman, non c'è un valore di base da affermare, una community a cui riferirsi. Salvini e i 5 stelle sono maestri, possiamo discutere dei valori su cui hanno costruito tutto, ma la capacità è indiscutibile.

Al Pd manca un leader forte?
Ma non è nemmeno questo il problema. Continuiamo a parlare di Salvini, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, ma non è più il tempo del grande leader, è il tempo della gente, del movimento, tempo di Greta Thunberg, che a 15 anni sciopera contro il climate change e viene chiamata a parlare al World Economic Forum. È il tempo dei ragazzi e delle ragazze che protestano per un futuro migliore a lungo termine.

Non è più il tempo del grande leader, è il tempo della gente, di Greta Thunberg, che a 15 anni sciopera contro il climate change. È il tempo di ragazzi e ragazze che protestano per un futuro migliore

Come si sopravvive alla società dell'iper-comunicazione, di Instagram e di Facebook?
Sono stato educato dal mio maestro Patrizio Paoletti a un approccio inclusivo-selettivo alla vita. Includere tutto, qualunque punto di vista, anche se lontanissimo dal tuo. Poi selezionare solo ciò che è utile alla qualità della vita tua e della collettività. Solo così ci si può difendere dall'abbondanza e dall'ignoranza di cercare un punto di vista solo uguale al proprio.

Difficile farlo coi social.
Perché purtroppo girano su algoritmi che ti fanno incontrare solo chi ti radica nella tua convinzione pensandola come te o in maniera completamente opposta. Ma io sono molto ottimista nei confronti delle persone orientate al bene. Sarà una bella battaglia, ma è il tempo di combatterla.

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