Pacifisti da Nobel

Barbara Ciolli
07/10/2010

Tra i 237 candidati: Kohl, Internet e il dissidente cinese Xiaobo.

Pacifisti da Nobel

È il cancelliere tedesco Helmut Kohl uno dei grandi favoriti dell’ultima ora al premio Nobel per la Pace 2010, l’anno in cui ricorre il ventennale della Germania unita.Insieme all’intellettuale cinese Lu Xiaobo, che sta scontando 11 anni di prigionia per aver chiesto più democrazia nel suo Paese, e all’attivista russa Svetlana Gannuchkina, il terzo nome più accreditato tra i papabili. Il vincitore, che sarà annunciato la mattina dell’8 ottobre 2010, non è mai stato così incerto come quest’anno.

Numero record di candidature

L’Istituto norvegese di Oslo, fondato dall’inventore della dinamite Alfred Nobel, dovrà scegliere tra il numero più alto di candidature mai ricevute dalla sua nascita nel 1895: 237 in tutto, secondo i dati ufficiali, di cui 38 sono organizzazioni.
Le indiscrezioni sulla lista dei nomi, che per regolamento sono top-secret e tali dovrebbero restare per i prossimi 50 anni, si inseguono ora dopo ora. L’agenzia americana Associated Press ha anticipato un elenco ritenuto molto attendibile, anche perché basato su alcune gole profonde, in cui in pole position figurano appunto il 54enne intellettuale cinese, Lu Xiaobo, che ha firmato il manifesto di dissenso “Charta 08“, e la 68enne attivista russa, Svetlana Gannuchkina, una matematica dell’Università di Mosca che negli anni della dissoluzione sovietica ha fondato numerose associazioni per i diritti umani.

I bookmaker danno Xiaobo vincitore

Alla vigilia dell’annuncio ufficiale, la tv pubblica norvegese Nrk ha scommesso sul vecchio cancelliere e statista tedesco, artefice della riunificazione. Solo che i candidati sono tanti e non è affatto detto che la scelta ricada, a differenza dell’ultimo premio Nobel assegnato, su un grande nome. Così, nel totovincitore sempre più convulso, le congetture si accavallano.
Il popolare sito di scommesse Paddy Power dà per superfavorito il 54enne Xiaobo, candidato su cui, negli ultimi giorni, si stanno concentrando le maggiori puntate. Seguito però da Mary Robinson, ex presidente della Repubblica irlandese ed ex commissaria Onu per i diritti umani, un nome altrimenti in sordina.
Al terzo posto Hu Jia, il dissidente cinese che nel 2008 ha firmato “Charta 08” insieme a Xiaobo e ad altri 300 intellettuali che rivendicano il rispetto delle leggi democratiche in Cina.

Rania e Yoani, evergreen eterne seconde

Tra i papabili futuri Nobel, figurano anche le candidature “evergreen”, cioè i nomi in ballo da anni, della regina Rania di Giordania, e della blogger cubana Yoani Maria Sánchez Cordero.
La 40enne moglie del re Abdallah II di Giordania è da tempo impegnata in progetti che favoriscano l’istruzione nel suo Paese e collabora con Unicef e Save the children per migliorare le condizioni di vita dei bambini nel mondo.
Mentre nel suo blog “Generación Y, aperto nel 2007, la 35enne Sánchez, che firma tutti i suoi articoli in segno di sfida al regime castrista, è oggi una delle voci più credibili per comprendere le effettive condizioni di vita a Cuba. La “regina buona”, questo giro, sarebbe però svantaggiata perché è un capo di Stato e già l’anno scorso il premio è stato assegnato al presidente degli Stati Uniti Obama.
La blogger dissidente sconterebbe invece il suo sostegno convinto alla candidatura di Internet e le critiche ricevute per aver ingigantito i propri racconti a scopi sensazionalistici.

Liu, il dissidente del Dalai Lama

Liu Xiaobo, al contrario, avrebbe tutte le carte in regola per aggiudicarsi il più nobile riconoscimento internazionale, sempre che il veto del ministro degli Esteri cinese non diventi ingombrante per i componenti della commissione chiamata alla scelta.
Dopo aver partecipato alle manifestazioni in piazza Tiananmen nel 1989, nel 1991 Xiaobo fu accusato di voler sovvertire il regime e nel 1996 fu condannato a tre anni di lavori in un campo di rieducazione per “disturbo della quiete pubblica”.
Due giorni prima della pubblicazione di “Charta 08”, l’intellettuale è stato arrestato per atti sovversivi contro il governo e successivamente condannato a 11 anni di prigionia: una sentenza molto criticata all’estero e contro la quale si è mossa la comunità internazionale. La sua candidatura al Nobel per la pace è sostenuta, tra gli altri, dal Dalai Lama.

Kohl il “padre della Germania”

Uno dei  più papabili, sempre secondo indiscrezioni, l’ex cancelliere 80enne Helmut Kohl, capo del governo della Germania occidentale dal 1982 al 1990, considerato il grande padre della riunificazione.
Suo predecessone nel ricevere lo storico riconoscimento, nel 1971, l’ex cancelliere Willy Brandt, vera mente della Ostpolitik e grande fautore della riconciliazione tra Est e Ovest.
Anche Kohl, in passato, è stato più volte candidato al Nobel. Ma secondo l’emittente pubblica norvegese Nrk, l’anniversario dei 20 anni dell’unità tedesca potrebbe essere un’occasione irripetibile.

Svetlana, la matematica pasionaria

La 68enne Svetlana Gannuchkina, terzo nome più accreditato per il Nobel alla Pace, è una professoressa di matematica dell’Università di Mosca che, dal 1989, con la dissoluzione del regime comunista, ha iniziato a occuparsi di diritti umani, fondando diverse organizzazioni a difesa della libertà di espressione e per l’integrazione di immigrati e rifugiati politici.
Per oltre un decennio, l’attivista si è occupata del conflitto in Cecenia offrendo aiuti umanitari e assistenza legale alle popolazioni colpite dalla guerra.