Il padre di Indi Gregory: «I medici non ce la fanno portare via»

Valentina Sammarone
08/11/2023

Il papà della piccola, affetta da una rara malattia del Dna miticondriale, è riconoscente per l'impegno dell'Italia e spera in una mediazione tra Roma e Nottingham per trasferire al più presto la figlia al Bambino Gesù. «Con i medici abbiamo un problema, sono loro a dire che non c’è nulla da fare», ha detto l'uomo.

Il padre di Indi Gregory: «I medici non ce la fanno portare via»

La storia di Indi Gregory, neonata di otto mesi affetta da una rara malattia del Dna miticondriale, continua a far discutere. Il papà della piccola, Dean Gregory, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera il calvario che sta vivendo con sua moglie Claire. Secondo l’uomo, sua figlia è «vittima di discriminazioni e bullismo» e di un Paese «che vorrei fosse compassionevole come l’Italia».

Nonostante la cittadinanza italiana, Indi non può lasciare l’Inghilterra

Il governo italiano, il 6 novembre scorso, ha convocato un Consiglio dei ministri d’urgenza con l’obiettivo di conferire la cittadinanza italiana alla neonata di origini britanniche, così da poterla trasferire a Roma prima che venga staccata la spina. Nonostante questo, pare che la bambina non possa ancora partire: «Ci hanno detto che avrebbero fatto di tutto. “Fatecela solo arrivare”, ci hanno detto (lo staff dell’ospedale Bambino Gesù, ndr.). Ma è questo il problema. I medici non ce la fanno portare via. Abbiamo pensato anche al trasferimento». E ancora: «Non posso dire una sola parola negativa sulle infermiere che sono sempre state magnifiche. Anche Vienna, l’altra nostra figlia, che ha sei anni, si è affezionata a loro. A lei piace molto andare a trovare Indi, darle da mangiare, accarezzarla. Devo dire questo rende meno angoscianti le nostre visite. È con i medici che abbiamo un problema, sono loro a dire che non c’è nulla da fare».

La famiglia di Indi non si arrende: «Continuiamo a sperare»

Dean Gregory crede che «potenzialmente, se ricevesse le cure più indicate, la figlia potrebbe stare meglio. La nostra sensazione è che non sia stata vista dalle persone giuste. Noi continuiamo a sperare». In che modo? «Serve un’ambulanza aerea con assistenza medica. So che è una cosa per la quale dovremmo pagare noi, ma i soldi ci sono. Abbiamo ricevuto molte donazioni e in particolare siamo grati per l’intervento estremamente generoso di un nostro conoscente molto ricco. Questi, come l’interessamento del governo italiano, sono gesti che ti ridanno fiducia nell’umanità».