Paesaggi intimisti

Redazione
18/10/2010

di Stefania Romani C’è un Morandi inedito, a tratti sorprendente, negli oltre 70 pezzi esposti fino al 16 gennaio presso...

di Stefania Romani

C’è un Morandi inedito, a tratti sorprendente, negli oltre 70 pezzi esposti fino al 16 gennaio presso la Fondazione Ferrero di Alba. La rassegna, dal titolo L’essenza del paesaggio, propone i tanti volti di un’arte intimista, di una ricerca sui valori tonali portata avanti dal pittore bolognese durante un isolamento diventato proverbiale.
Fil rouge della mostra è appunto il paesaggio, un tema sul quale «non è mai stata organizzata un’esibizione di questa consistenza, che gode di prestiti strepitosi», racconta la curatrice Maria Cristina Bandera. «Le opere arrivano dai più grandi musei, come il Vaticano e Brera, e da collezioni importanti come quelle della Rai o della Banca d’Italia, oltre, naturalmente, alle istituzioni più vicine all’artista».
Il percorso si apre con i primi paesaggi degli anni Dieci, realizzati secondo un impianto compositivo semplificato che guarda a Cézanne: una scelta tutt’altro che scontata visto che all’epoca, in Italia, si ammirava soprattutto Klimt.
Si passa quindi alla figurazione schiva e appartata del decennio successivo, con le infinite variazioni che passano dall’ocra al giallo, dal grigio al bianco e al rosa. E qui c’è un prestito d’eccezione, che arriva dla Camera dei Deputati, in cui domina un cielo metafisico. Poi è la volta dei capolavori dipinti dopo il 1930, quando le forme quasi si sfaldano, si stemperano nel colore, in olii ormai scarni, realizzati sotto il segno di una sintesi maturata nel tempo.
«Questa è una sala che trasmette un senso di novità, di pittura sperimentale, con punti di vista rialzati o ribassati, con il cielo che scurisce o illumina», precisa la curatrice. È il Morandi del “ritorno all’ordine”, tra le due guerre, quando si fa più serrato il rapporto con la classicità e la tradizione.
Tra le tele da non perdere, ci sono gli scorci di Grizzana, nell’Appennino bolognese, dove l’artista ha passato le sue estati dal 1927 e dove ha abitato a lungo per sfuggire ai bombardamenti. E poi le differenti versioni del Cortile di via Fondazza, a Bologna, dove Morandi si è trasferito con la famiglia dal 1933: per il suo studio, il pittore sceglie la stanza più appartata della casa, quella con la finestra che si apre sul giardino e sui tetti delle abitazioni cittadine.
Nell’ultima sala, si assiste a un rarefarsi delle vedute verso l’astrazione.«Non c’è nulla di più astratto del reale», diceva Morandi, e nella parte finale del percorso sono esposti la sua ultima estate a Grizzana e i paesaggi scrutati dalla sua camera. Tutto all’interno dai un allestimento sobrio, funzionale, con pareti dipinte secondo un gusto morandiano, che fanno parlare solo le opere.