Di cosa si è discusso al vertice dei Paesi Non Allineati di Kampala, in Uganda

Tommaso Meo
24/01/2024

Crisi climatica, migrazione, guerre, pandemie. Il Sud del mondo, Africa in testa, chiede non solo uno sviluppo più equo, ma rivendica maggior peso sulla scena internazionale, a partire dall'Onu. La partnership con Cina e Russia, libere da un passato coloniale, per ora ha dato i suoi frutti. Ma a lungo andare difficilmente porterà ai risultati sperati. Lo scenario.

Di cosa si è discusso al vertice dei Paesi Non Allineati di Kampala, in Uganda

Serve più multilateralismo e solidarietà per vincere le sfide di oggi. Questa è la richiesta che arriva da Kampala, in Uganda, dove dal 15 al 20 gennaio si è svolto il 19esimo vertice dello storico Movimento dei Paesi non allineati (Nam). Il gruppo, nato nel 1961, durante la Guerra Fredda – il momento di massimo gelo tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica – un tempo riuniva nazioni in via di sviluppo che non si riconoscevano in alcuno dei due blocchi, proponendo una terza via. Anche oggi, però, i suoi membri vogliono rappresentare un’alternativa indipendente e coesa in un mondo multipolare.

La partita dell’Africa con le grandi potenze mondiali

Del Movimento fanno parte 121 Paesi, l’ultimo dei quali, il Sud Sudan, ha annunciato la sua adesione proprio durante l’ultimo vertice. Del resto l’Africa fa la parte del leone con 54 aderenti. Oltre ai membri i Non allineati vantano anche 18 Paesi e 10 organizzazioni nel ruolo di osservatori. Sebbene lo scenario internazionale sia molto mutato negli ultimi 60 anni e il blocco abbia perso centralità con la fine della Guerra Fredda e della Jugoslavia (tra i suoi fondatori) è tuttora il secondo più numeroso dopo le Nazioni Unite e i suoi Stati membri rappresentano più della metà della popolazione mondiale. La nuova posizione di non allineamento si basa sulla necessità di mantenere la sovranità del Sud globale, beneficiando di partner esterni sulla strada di uno sviluppo equo, senza però dover scegliere da che parte stare. Come spiega Giovanni Carbone, professore di Scienza politica alla Statale di Milano e capo del programma Africa dell’Ispi, in questo contesto i Paesi africani stanno tentando di mantenere l’equilibrio con le grandi potenze e di sfruttare il peso del blocco per ottenere dei vantaggi, accettando anche di farsi corteggiare anche da nuovi attori come Cina, Russia o Turchia.

 

Tra le sfide più urgenti il cambiamento climatico, la migrazione, il terrorismo e le epidemie

L’incontro di Kampala, a cui hanno partecipato più di 20 capi di Stato e alti funzionari, si è tenuto in un momento di crescente frustrazione del Sud nei confronti dell’ordine mondiale guidato dall’Occidente, a causa soprattutto delle differenze di vedute sulla guerra russa in Ucraina, sulla lotta contro il cambiamento climatico e sul sistema economico globale, giudicato a loro sfavorevole. In apertura della conferenza – che aveva non a caso come tema quello di approfondire la cooperazione per un benessere globale condiviso – la presidenza ugandese ha chiesto un approccio ancora più multilaterale e di solidarietà reciproca per affrontare le numerose incognite che il mondo si trova a dover affrontare. Oltre alle guerre, tra le sfide più urgenti il ministro degli Esteri ugandese Jeje Odongo ha citato insicurezza alimentare, migrazioni, disoccupazione, epidemie, riscaldamento globale e terrorismo. Altri ostacoli sono rappresentati dal finanziamento dello sviluppo e dalla questione del debito, ha detto il ministro, e sono da «affrontare collettivamente per il bene dell’umanità». Anche il capo di Stato ugandese, Yoweri Museveni, che guiderà il movimento per i prossimi tre anni, ha rilanciato la centralità e la coesione dei Non allineati. Ha chiesto in particolare sforzi concreti per definire «priorità che favoriscano i Paesi in via di sviluppo mantenendo l’unità, la solidarietà e il coordinamento collettivo tra i nostri Stati membri».

Di cosa si è discusso al vertice dei Paesi Non Allineati di Kampala, in Uganda
Il presidente dell’Uganda e fino al 2027 del NAM Yoweri Museveni (Getty Images).

L’appoggio alla causa intentata dal Sudafrica contro Israele all’Aia

I Non allineati sostengono che in politica estera la stabilità e la pace globale debbano essere mantenute a tutti i costi, evitando di provocare o sostenere conflitti internazionali, in modo da concentrarsi sullo sviluppo interno. Una convinzione già contenuta nei principi di Bandung, la conferenza del 1955 che diede vita alla terza via. In quel contesto, oltre alla lotta a imperialismo, colonialismo e razzismo si mise nero su bianco la lotta alle aggressioni e al dominio da parte delle potenze straniere. Concetti ribaditi nella dichiarazione di Kampala con la condanna della guerra di Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza. Il gruppo ha chiesto il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi, sostenendo la causa per genocidio intentata dal Sudafrica contro lo Stato ebraico davanti alla Corte internazionale di giustizia. Non sempre però il blocco appare compatto. Nel marzo 2022, per esempio 35 Stati membri si sono astenuti o non hanno votato una risoluzione Onu contro l’aggressione russa dell’Ucraina, sfilandosi. Questo nonostante molti Paesi avessero in altre sedi condannato la violazione da parte della Russia della sovranità dell’Ucraina. Un mese dopo, 82 Stati non hanno sostenuto la sospensione di Mosca dal Consiglio Onu per i diritti umani.

Il vantaggio di Mosca e Pechino, liberi dal passato coloniale

Il blocco occidentale, Stati Uniti in testa, ha sempre visto nei Non allineati una stampella ai suoi storici avversari. «Anche se oggi le posizioni all’interno del gruppo sono sfumate», sottolinea Carbone, «è evidente che serva un cambio di paradigma per recuperare il terreno perso nei confronti di altri attori». Il riferimento, in Africa, è alla Cina, per quanto riguarda investimenti e infrastrutture, e alla Russia sul lato militare. Oltre a iniziative di sviluppo e di cooperazione, come possono essere il Global Gateway europeo o il Piano Mattei per l’Africa italiano, secondo l’esperto è necessario anche un cambiamento nel linguaggio e nell’atteggiamento dall’Occidente. «Continuiamo da decenni a parlare di un approccio di partnership tra pari», prosegue Carbone,«ma in realtà così non è nei fatti». Al contrario Pechino e Mosca arrivano in Africa «senza un pesante passato coloniale» e sono avvantaggiate nelle relazioni con i governi locali. Questo si sta traducendo anche in un crescente interesse all’interno dei Paesi non allineati per i Brics, il raggruppamento delle maggiori economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, in fase di allargamento.

Di cosa si è discusso al vertice dei Paesi Non Allineati di Kampala, in Uganda
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres (Getty Images).

Il nodo della riforma dell’Onu

Oltre a rivendicare il diritto di dialogare e fare affari con tutti, i Non allineati vorrebbero anche avere nei consessi internazionali un peso analogo a quello di Usa, Unione europea e altre potenze. Non a caso, fra i principali obiettivi dell’organizzazione spicca la riforma del sistema multilaterale internazionale, a partire dall’Onu e dal suo Consiglio di sicurezza, in cui l’Africa non gode di un seggio permanente, e che spesso è paralizzato da divisioni interne e dal sistema dei veti. A questo proposito il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa durante il summit ha affermato che la guerra in corso tra Israele e Hamas a Gaza dimostra l’inadeguatezza del Consiglio, con gli Stati Uniti che hanno posto il veto su tre risoluzioni per il cessate il fuoco. «Dovremmo stabilire un sistema di governance globale che sia giusto ed equo e abbia la capacità di rispondere ai bisogni di tutti coloro che si sentono minacciati», ha affermato. La questione sembra stare a cuore anche al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres che, intervenuto a Kampala, ha detto che il Summit delle Nazioni Unite sul futuro di settembre offre un’opportunità unica per considerare riforme e promuovere idee per ricostruire la fiducia e rafforzare la collaborazione multilaterale. Una sfida non facile. Se infatti l’Occidente sembra non sostenere questa battaglia, «anche Cina e Russia mostreranno le loro riserve al momento buono perché hanno un seggio permanente e un potere di veto a cui sicuramente non intendono rinunciare», sottolinea ancora Carbone. Il rischio è che l’Africa e i Non allineati passino dalla padella alla brace.