Le pagelle del look dei cantanti in gara a Sanremo 2019

10 Febbraio 2019 10.55
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Una breve considerazione generale. Non si era ancora visto un festival di Sanremo in cui i conduttori fossero vestiti peggio dei cantanti in gara e infinitamente peggio degli ospiti. «Come siamo eleganti», strilla in un momento imprecisato Claudio Bisio dal palco dell’ultima serata, purtroppo sbagliandosi. Per essere eleganti non ci si può muovere impacciati in uno smoking di broccato, e non bastano abiti da sera su misura di Giorgio Armani, benché fossero evidentemente studiati per ridisegnare i movimenti e minimizzare i rischi di uno scivolone di gusto (il signor Armani detesta le braccia a mulinello, le risate sguaiate, i capelli a cofana, tanto da occultare sempre le chiome delle sue modelle sotto eleganti acconciature). Virginia Raffaele ha ripreso controllo del proprio personaggio e della propria bellezza (che c’è, ed è innegabile) solo quando ha scelto, finalmente, uno smoking bianco, ha legato i capelli in una coda ordinata e ha controllato un po’ l’accento romanesco, che non aggiunge niente in simpatia e sgualcisce qualunque abito.

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ARISA: 5. E niente. Si esercita molto, ci prova, si impegna, cambia immagine ogni sei mesi. È tutto inutile. Ha una voce meravigliosa. Basta chiudere gli occhi.

IRAMA: 9+. Non si è messo accanto come stylist l’amica di infanzia suggerita dalla mamma e l’amico parrucchiere del paesello, e si vede. Nelle sue scelte c’è sapienza, senso dello spettacolo, attenzione alle tendenze del momento, personalità. E i pantaloni cadono a pennello.

FEDERICA CARTA: 8. Ci piacciono il miniabito di paillettes trapunto di stelle e l’abbinamento con lo stivaletto e i capelli lisciati col gel (lo stile Saint Laurent by Anthony Vaccarello è "IL" modello da imitare, non si scappa). Non ricordiamo bene il compagno Shade, ma ci pareva un filo troppo Anni 80 vintage.

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SIMONE CRISTICCHI: 6. La canzone sarà anche interessante, accuse di plagio a parte. Il serafino sotto lo smoking, però, fa subito Celentano Joan-Lui, e oltre a non essere divertente non è più di moda. Come Celentano.

NIGIOTTI: 6+. Forse lo smoking completo e corretto deve sembrare un’impresa troppo ardua a questi ragazzi, forse è arrivato l’amico stylist che ha suggerito di “sdrammatizzare” e gli ha infilato una t shirt scollata sotto la giacca. Nei negozi di periferia la “sdrammatizzazione” è la parola d’ordine delle commesse che vogliono darsi un tono: «Signora, lo sdrammatizzi con una bella scarpa da ginnastica», dicono alla poverina che vorrebbe infilarsi i tacchi sotto l’abito da sera in acrilico. Il ragazzo ha ancora le sofficità dell’adolescenza, per cui dalla t shirt gli spunta un decolleté tondo e grassottello da pulcino e fa tenerezza. Sarebbe bastato poco per accompagnare la sua bella faccia a un look adeguato.

LOREDANA BERTÈ: 7. Endorsement. Diamo un voto alto perché conosciamo bene Gianluca Saitto che la veste, e che è uno dei migliori costumisti in circolazione. Ottima la scelta di replicare sera dopo sera lo stesso modello, una sorta di amazzone ottocentesca rivisitata nei volumi. Era erò un filo eccessiva attorno alle spalle che, accompagnate alla testa grossa della Berté e ai capelli blu fluo-fluenti, cancellavano del tutto lo slancio necessario del collo per riequilibrare le gambe scoperte. Non diciamo nulla su queste ultime perché lo hanno già fatto tutti e perché ne abbiamo viste di migliori anche ad età più avanzate della sua, e di molto (leggasi Carmen Dell’Orefice).

PATTY PRAVO: 8. È inutile che ne pubblichiate i meme spulciando fra i film di fantascienza. Potrebbe entrare così com’è sul prossimo numero di Vogue: con i dreadlock raccolti sul capo e quell’abito fantastico incrostato di ricami e applicazioni. È nata bene e cresciuta meglio, e possiede la sicurezza di chi ha respirato la cultura fin dall’infanzia (che sì, a questo serve, a muoversi bene nel mondo). In effetti, quasi tutti gli altri su quel palco vengono da un pianeta diverso.

PAOLA TURCI: 10. Sìììì. L’Italia ha la sua Betty Catroux e la sua Carine Roitfeld. Una donna chic e moderna sul palco era assolutamente necessaria. Meravigliso lo smoking col pantaloncino. By the way, miss Gambe Sanremo 2019 è lei, non ci sono discussioni.

MAHMOOD: 7. Ha vinto Sanremo, ci fa immensamente piacere per mille motivi. Veste da young turk-be free tonight, e ci sta (parecchie le camicie stampate in nero e grigio fra i cantanti giovani no?).

NEK: 6 e 1/2. Il mondo invecchia, lui riesce a nasconderlo. Abile per carità. Epperò. È sempre identico a se stesso, nelle canzoni, nei gesti, nel chiodo (quest’anno era in cavallino): inizia a sortire un effetto straniante. Il mondo si evolve, gentile Filippo, lo faccia anche lei, su.

ACHILLE LAURO: 8. La canzone è demenziale, uno stolto mugugno, ma il look ci piace molto. La nostra (ops, la mia) generazione aveva Adam & the Ants, questa ha Lauro e la sua Rolls Royce. Un dissacratore in jabot e arietta da pirata (e orlo dei pantaloni perfetto, osservate sempre quello, è la cartina di tornasole) ci vuole a ogni generazione. Quando poi si stancherà dei tatuaggi sulla faccia, che cambiano forma con l’avanzare delle rughe, potrà sempre togliersele con dolore.

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