Pakistan, bimba cristiana a rischio pena di morte

Redazione
20/08/2012

Ha commosso il mondo il caso di Rifta Masih, la bambina cristiana affetta da sindrome di down arrestata domenica 19...

Pakistan, bimba cristiana a rischio pena di morte

Ha commosso il mondo il caso di Rifta Masih, la bambina cristiana
affetta da sindrome di down arrestata domenica 19 agosto in Pakistan con
l’accusa di blasfemia

E per questo rischia la pena di morte.
Il dossier è finito direttamente sul tavolo del presidente
pachistano Asif Ali Zardari che ha chiesto al ministero
dell’Interno un rapporto sul fermo assicurando di aver
«preso seriamente in considerazione» la vicenda. 
Ma l’incidente, nel frattempo, rischia di provocare una nuova
ondata di tensioni in Pakistan: nelle ultime ore sarebbero oltre
600 i cristiani costretti a lasciare le proprie case, nel timore
di estremisti islamici inferociti. 
CONTORNI POCO CHIARI. La bambina, che
avrebbe 11 anni e vive a Mehrabadi, povero sobborgo alle porte di
Islamabad, era stata vista strappare una decina di pagine del
Noorani Qaida, il manuale per imparare a leggere il Corano e
gettarle poi nel fuoco, in un secchio della spazzatura. 
Alcuni vicini hanno quindi denunciato la piccola per
blasfemia. 

Fermo provvisorio per 14 giorni

La polizia, dopo gli iniziali tentennamenti dovuti alla
disabilità della piccola, ha accolto la denuncia giovedì 16
agosto ponendo Rifta in stato di fermo provvisorio per 14
giorni.
La bimba ora rischia una severa condanna, fino alla pena di
morte, prevista in Pakistan per chi compie atti blasfemi contro
l’Islam. 
Il suo destino, tuttavia, avrebbe potuto essere ancora più
tragico. 
Secondo quanto reso noto dalla polizia pachistana al quotidiano
The Express Tribune, una denuncia parallela è stata
presentata contro l’imam della locale moschea e altre 175
persone responsabili di aver minacciato la polizia esigendo la
consegna della bambina che avrebbe dovuto essere bruciata viva su
pubblica piazza. 
AVVIATE LE INDAGINI. Sulla vicenda, ora, sta
indagando il comando della polizia di Qasim Niazi che sta
valutando «l’autenticità dell’accaduto, l’età
della bambina e i motivi che hanno determinato il
fatto». 
Secondo il Centro per la Legge e la Giustizia, circa 300
cristiani, esortati anche dalle autorità, avrebbero lasciato il
quartiere di Mehrabadi – abitualmente abitato da circa 900
cristiani – temendo attacchi di estremisti islamici. 
CRISTIANI TERRORIZZATI. La stessa dimora
familiare di Rifta è stata vista chiusa mentre il consigliere
del premier pachistano per l’Armonia nazionale, Paul Bhatti,
ha indicato come, a causa dell’incidente, «oltre 600
famiglie cristiane» siano fuggite, «terrorizzate dalla
violenza». Bhatti, che ha reso noto di aver preso contatto con i
leader musulmani per risolvere il caso prima che approdi in
tribunale, ha comunque invitato tutte le parti, inclusi gli
attivisti cristiani, a riferire con senso di responsabilità la
vicenda. 
Appello al quale si è unito anche il vescovo di
Islamabad-Rawalpindi, monsignor Rufin Anthony, che ha parlato di
«atteggiamenti immaturi» da parte di alcuni settori.