Davvero ci scandalizziamo per la bufera che travolge il Csm?

Chi si indigna per i conciliaboli di magistrati e politici per pilotare le nomine evidentemente ignora come funziona il sistema.

14 Giugno 2019 14.19
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Della bufera che travolge da giorni le toghe mi stupisce solo lo stupore di giornalisti politici e circo mediatico tutto. Leggiamo pagine di intercettazioni captate dal troyan – mai nome fu più indovinato – appioppato al telefono del pm Luca Palamara, ex capo della Anm, accusato di ordire trame per piazzare colleghi in questo e quel posto trafficando con politici e membri del Csm. Se permettete, io non mi stupisco. E manco mi scandalizzo. E prevedo che l’intera vicenda si sgonfierà appena sarà finito il ciclo gustoso delle conversazioni rubate dal virus.

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LA COSTITUZIONE E L’AUTONOMIA DEL POTERE GIUDIZIARIO

Già è uscito di tutto: conciliaboli notturni, soprannomi, amanti, congiure, trappoloni, ribalde millanterie e qualche delirio di onnipotenza. E tutt’attorno alzano il ditino indice magistrati che vengono da Marte e politici che non vedevano l’ora di dire: «Vedete chi ci giudicava?». Ora, facciamo un passo indietro. La magistratura è un potere autonomo dello Stato. Lo vuole così la Costituzione, con un solo ponte tra potere legislativo e potere giudiziario: la presenza di rappresentanti del popolo nell’organo di autogoverno dei magistrati, con elezione indiretta ossia con voto del parlamento.

SI DIMENTICA IL RUOLO DEI MEMBRI LAICI DEL CSM

Questi signori sono i membri laici, ossia non togati, del Csm. Perché i politici hanno dei posti nel Csm? Perché tramite loro il popolo deve dire la sua sui giudici che eserciteranno il potere giudiziario nei territori. I laici del Csm dovrebbero ascoltare il popolo e riferirne le istanze: quel giudice lì fa bene il suo lavoro, quell’altro è chiacchierato, quell’altro ancora è troppo rigido per quel territorio, e via declinando i cento modi in cui un politico può raccogliere e riferire opinioni sulla nomina di un magistrato. Quanto ai togati, vengono eletti con una vera e propria campagna elettorale, sul modello delle campagne comunali, essendo la platea di appena 10 mila elettori.

Quanto al linguaggio, è lo stesso adottato dai politici quando si spartiscono ministeri, o da notai e medici quando eleggono il consiglio dell’Ordine: il potere rende sboccati, ma è un peccato veniale

A CHI DOVREBBERO RISPONDERE I TOGATI?

Divisi ed eletti per correnti, a chi mai dovrebbero rispondere i togati del Csm? A Padre Pio? A Calamandrei? Al dottor Travaglio? È il sistema, bellezza. Possiamo cambiarlo, e se ne parla a vanvera da anni. Ma finché vige questo sistema, non dobbiamo stupirci se politici e magistrati si incontrano e parlano delle nomine. Quanto al linguaggio, è lo stesso adottato dai politici quando si spartiscono ministeri, o da notai e medici quando eleggono il consiglio dell’Ordine: il potere rende sboccati, ma è un peccato veniale. Solo Aldo Moro tranciava governi e li rifaceva senza mai alzare i toni, il massimo di invettiva che i biografi narrano fu: «Mi avete mancato di rispetto». Pare che Donat Cattin gli rispose «Per fare i figli bisogna fottere». Ecco, allora non c’era il troyan ma la battuta greve ci è stata tramandata lo stesso.

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