L’arrivo della Panda preoccupa anche i serbi, dai sindacati agli economisti

Roberto Smaldore
05/12/2023

Il trasferimento della produzione nello stabilimento di Kragujevac non comporterà il ritorno di tutti e i 2.700 lavoratori del sito, ma solo di 1.500. Mentre l'indotto, almeno finora, non è decollato e le pmi locali sono rimaste al palo. E questo nonostante gli ingenti aiuti di Stato a Fiat prima, FCA Stellantis poi. L'impressione è che il presidente Vucic intenda cavalcare l'accordo in vista del voto del 17 dicembre.

L’arrivo della Panda preoccupa anche i serbi, dai sindacati agli economisti

La nuova Panda elettrica si produrrà, a partire dal 2024, nello stabilimento di Kragujevac, a un centinaio di km da Belgrado, al posto della Fiat 500L. Lo ha confermato il 4 dicembre il presidente serbo Aleksandar Vucic nella conferenza stampa congiunta con la premier Giorgia Meloni. «L’Italia potrà divenire nuovamente il primo partner economico e commerciale della Serbia quando Stellantis avvierà l’anno prossimo anno la produzione della nuova Panda elettrica», ha spiegato Vucic, non escludendo altri investimenti di Stellantis nel Paese. Ma se in Italia i sindacati sono sul piede di guerra, non è che in Serbia si respiri aria di festa. Anzi.

Quello che in Serbia era stato definito l'”affare del secolo” mostra le sue crepe

Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom-Cgil, ha definito in una nota «inaccettabile» la decisione di Stellantis di trasferire in Serbia la produzione del nuovo modello. L’accordo infatti minaccia infatti di congelare la produzione di Fiat Panda nello stabilimento di Pomigliano. La resa dei conti è attesa per il 6 dicembre al tavolo convocato dal ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso tra azienda, sindacati e governo. Pure in Serbia l’annuncio è stato accolto con perplessità. Diversi economisti interpellati dal quotidiano Danas hanno sottolineato il fallimento di quello che veniva definito come «l’affare del secolo»: dal 2008 infatti Belgrado ha investito almeno un miliardo di euro tra sussidi all’azienda e infrastrutture per trattenere Stellantis, ma oggi ci si accorge che questa iniezione non è stata risolutiva. L’economista Mihailo Gajić ha ribadito come gli investimenti non abbiano avuto, almeno per ora, una ricaduta sull’economia locale, con le Pmi dell’indotto rimaste al palo. Ora Belgrado si trova col cerino in mano, costretta ad accettare le condizioni dell’azienda per non perdere lo stabilimento. E ulteriori posti di lavoro. Zoran Mihajlović, segretario del Savez Samostalnih Sindikata Srbije (Confederazione dei sindacati autonomi della Serbia), ha fatto notare infatti come la manodopera verrà comunque ridimensionata: dai 2.700 operai del periodo pre-crisi si passerà a 1.500.

L'arrivo della Panda preoccupa anche i serbi, dai sindacati agli economisti
Il Ceo di Stellantis Carlos Tavares con il presidente John Elkann (Getty Images).

La crisi dello stabilimento di Kragujevac, tra Covid e trasferimento della produzione

Tanti erano gli addetti di Kragujevac quando aveva chiuso i battenti nel marzo 2020. In principio temporaneamente a causa della pandemia Covid, poi per il calo delle vendite della Fiat 500L e lo spostamento della produzione negli stabilimenti in Slovacchia, Polonia, Italia e Germania. Una decisione che ai lavoratori, costretti a scegliere tra trasferirsi all’estero o essere licenziati, era suonata come un ricatto, complice l’assenza di chiarezza sulle prospettive della fabbrica. I sindacati avevano letto la mossa come un tentativo da parte di Fca di chiudere bottega e fermare una volta per tutte la produzione finché ad aprile del 2022 si è riaperto uno spiraglio. Prima il presidente Vučić, poi l’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares hanno annunciato che la chiusura sarebbe stata solo temporanea, per adeguare il sito alla nuova linea di produzione dell’elettrico.

L'arrivo della Panda preoccupa anche i serbi, dai sindacati agli economisti
La nuova Fiat 500 nello stabilimento di Kragujevac nel 2012 (Getty Images).

Il settore automobilistico come fabbrica di consenso

La presenza in Serbia di Fiat prima, Fca e Stellantis poi, risale al 1953 quando la Zastava, la più nota casa automobilistica jugoslava, siglò il primo accordo con Fiat per la produzione della versione balcanica della Campagnola. Da allora da Kragujevac sono usciti nuovi e diversi modelli jugoslavi delle automobili italiane. Convertito in fabbrica di armi durante la guerra degli Anni 90, lo stabilimento fu pesantemente bombardato nel 1999 durante la guerra del Kosovo e infine privatizzato nel 2008. In quell’anno Fiat acquisì la Zastava assicurando investimenti e assicurandosi sussidi da parte del governo serbo, desideroso di rivitalizzare un mercato che avrebbe creato occupazione e risollevato l’economia del Paese. Il settore automobilistico, del resto, è sempre stato cavalcato dalla politica per guadagnare consensi. Così fu per esempio nel 2008 quando, quattro giorni prima delle elezioni, l’allora presidente serbo Boris Tadić siglò l’accordo con Sergio Marchionne per l’entrata della Fiat nello stabilimento di Kragujevac. E ancora nel 2012 quando pochi giorni prima delle presidenziali furono inaugurate le nuove catene di montaggio della Fiat 500L. Nonostante gli sforzi, quelle elezioni Tadić le perse, ma non rinunciò a giocarsi la carta dell’effetto-Fiat che lo aveva premiato alla tornata precedente. Meloni con la sua visita del 3 dicembre ha voluto rinsaldare la partnership tra i due Paesi offrendo così un assist a Vucic in vista delle elezioni del 17 dicembre.