Corruzione, arrestati Paolo Arata e il figlio

L'ex consulente della Lega per l'energia ed ex deputato di Fi è finito in manette anche per l'accusa di autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sarebbe socio occulto dell'imprenditore trapanese dell'eolico Vito Nicastri.

12 Giugno 2019 08.30
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Sono stati arrestati Paolo Arata, ex consulente della Lega per l’energia ed ex deputato di Forza Italia, e il figlio Francesco. Sono accusati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto dai magistrati tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

L’arresto è stato disposto dal gip di Palermo Guglielmo Nicastro su richiesta della Dda guidata da Francesco Lo Voi. Gli Arata sono indagati da mesi per un giro di mazzette alla Regione siciliana che coinvolge anche Nicastri, tornato in cella già ad aprile perché dai domiciliari continuava a fare affari illegali. Nel business c’erano anche gli Arata che, secondo i pm, di Nicastri sarebbero soci. Oltre che nei confronti dei due Arata il giudice ha disposto l’arresto per Nicastri, la cui la misura è stata notificata in carcere in quanto già detenuto, e per il figlio Manlio, indagati pure loro per corruzione, auto riciclaggio e intestazione fittizia.

IN PRECEDENZA SIRI INDAGATO PER I RAPPORTI CON ARATA

Ai domiciliari è finito invece l’ex funzionario regionale dell’Assessorato all’Energia Alberto Tinnirello, accusato di corruzione. Una tranche dell’inchiesta nei mesi scorsi finì a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta, da parte di Arata, all’ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri. In cambio del denaro Siri avrebbe presentato un emendamento al Def, poi mai approvato, sugli incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui l’ex consulente del Carroccio aveva investito.

IN SICILIA INDAGINE SU SISTEMA DI TANGENTI

A Palermo invece è rimasta l’indagine sul giro di corruzione alla Regione siciliana che ha condotto all’arresto degli Arata e dei Nicastri. Tutti al centro, secondo i pm di Palermo, di un giro di tangenti che avrebbero favorito Nicastri e il suo socio occulto nell’ottenimento di autorizzazioni per i suoi affari nell’eolico e nel bio-metano. Ai consiglieri regionali sarebbero andate mazzette dagli 11 mila ai 115 mila euro.

LEGGI ANCHE: Chi è Paolo Arata, l’uomo al centro dello caso Siri

DISPOSTO IL SEQUESTRO DI OTTO SOCIETÀ

Nell’ambito delle indagini la Procura di Palermo ha disposto il sequestro di otto società che operano nel campo delle energie rinnovabili, settore in cui hanno investito gli indagati. A Nicastri il gip non ha dato l’aggravante dell’avere favorito Cosa nostra che, invece, gli era stata contestata dai pm. Nella misura cautelare però il gip ha lanciato l’allarme «Sull’elevato rischio di infiltrazioni di Cosa nostra» negli affari degli Arata e dei Nicastri.

MORRA: «CHI DETTE LE CONCESSIONI DOVRÀ RISPONDERNE»

Rapido il commento di Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, su Twitter: «Arrestato Arata. Corruzione e mafia vanno combattute con durezza. Ora in Regione Sicilia chi aveva dato concessioni per i due parchi eolici in questione con grande leggerezza dovrà fornire risposte!».

MIRABELLI (PD): «SALVINI NON PUÒ FARE FINTA DI NULLA»

«L’arresto di Paolo Arata, già consulente della Lega, e dell’imprenditore Vito Nicastri, considerato dagli inquirenti come finanziatore della latitanza di Matteo Messina Denaro, definisce un quadro inquietante fatto di rapporti tra mafia, politica e imprese. Non credo che il ministro degli Interni e segretario della Lega possa restare in silenzio: svolge un ruolo che non può essere indebolito da dubbi o sospetti», ha scritto su Facebook il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd in commissione Antimafia. «Salvini dica e chiarisca su questa vicenda, almeno prenda le distanze e si esprima. L’audizione preannunciata in commissione Antimafia può essere l’occasione, ma è bene che il vicepremier non aspetti. L’unica cosa che non può fare è far finta di niente o pensare di cavarsela spostando l’attenzione, come fa stamattina, sulla futura chiusura del Cara di Mineo».

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