Savona: «Lo scontro con l'Ue può portare alla crisi finanziaria»

Savona: «Lo scontro con l’Ue può portare alla crisi finanziaria»

08 Ottobre 2018 17.04
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Una crisi quasi annunciata e direttamente dai banchi del governo. Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona ha parlato di fronte alla stampa estera con parole chiare: «La speranza è che non ci sia uno scontro in Europa che si traduca in una crisi finanziaria che non interessa a nessuno», ha dichiarato. Savona ha avvertito che «con l'instabilità politica in Italia succederebbe qualcosa di veramente grave in Europa e nel resto del mondo». Il ministro ha comunque precisato: «Penso che alla fine troveremo un punto di incontro».

L’Ufficio parlamentare di bilancio boccia il Def

Il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, nel corso di un’audizione in parlamento ha spiegato che “i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%), sia di quello nominale (3,1%), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”.

«LA PROVA DEI MERCATI L'ABBIAMO SUPERATA»

«I mercati si sono comportati moderatamente, la prova dei mercati l'abbiamo superata», ha detto Savona parlando della reazione alla Manovra. «Siamo più spaventati dello scontro politico tra elite conservatrici che portano avanti politiche deflazioniste e le forze riformiste che vogliono che l'Europa faccia qualcosa per cambiare», ha aggiunto Savona. «Il mercato ha retto bene, è più saggio di quanto non sia lo scontro politico in corso», ha aggiunto Savona, rilevando che adesso i mercati aspetteranno il pronunciamento delle agenzie di rating. E ancora: «In un sistema in cui la politica monetaria sta diventando cautelativa e lo sviluppo economico tende a scendere, l'Europa continua a tenere il pilota automatico». Parlando dei vincoli europei, Savona ha precisato che è «come se una nave che sa di andare contro un iceberg continuasse comunque ad azionare il pilota automatico». Ma sull'Italia è ottimista, fin troppo per molti analisti: «Sono convinto che la crescita italiana possa arrivare al 2% invece dell'1,5% e al 3% invece che all'1,6%».

SALVINI DÀ LA COLPA AGLI SPECULATORI ALLA SOROS

Del resto non è il solo nella compagine di governo a usare metafore sull'Europa. In un nuovo lunedì 'nero' sui mercati, con Piazza Affari che chiude in profondo rosso e lo spread che vola sopra i 300 punti dopo la lettera arrivata a tarda sera a Roma venerdì con le preoccupazioni di Bruxelles per la manovra, il vicepremier Luigi Di Maio e il presidente della Camera Roberto Fico tentano la via della mediazione mentre a fare il 'poliziotto cattivo' ci pensa l'altro vicepremier, Matteo Salvini, che avverte di nuovo che il governo non arretrerà di un passo rispetto a una manovra che punta tutto sulla crescita e che attacca «gli speculatori alla Soros» che scommettono contro l'Italia per comprarsi le aziende sottocosto. Quando leggeranno la manovra, fatta di pensioni che apriranno le porte a «400mila posti di lavoro», riduzione delle tasse e investimenti per la crescita, i mercati «saranno tranquilli», è il mantra del leader leghista che non rinuncia a lanciare un nuovo affondo contro il presidente della commissione Jean Claude Juncker e il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici «nemici» dell'Europa, che continuano a indicare il pericolo «nei populisti, in me, Orban o Marine Le Pen» ma fanno come l'autista dell'autobus che sbanda e dà la colpa a «chi sale alla fermata successiva».

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