Il papa è stato profetico sul fuoco sovranista in Brasile

Francesco già un paio di anni fa aveva indetto un sinodo speciale sul 'Polmone della Terra' che è stato programmato nel prossimo mese di ottobre in Vaticano. Ennesima prova che il pontefice è stato fino ad oggi il nemico numero uno dei sovranisti.

26 Agosto 2019 16.51
Like me!

Dopo più di 20 giorni di incendi devastanti, di allarmi crescenti per la distruzione del ‘polmone’ della Terra, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha infine deciso di mandare l’esercito a spegnere le fiamme che stanno divorando ettari su ettari della foresta pluviale con gravissimo danno per la vita e il clima sull’intero globo.

Tuttavia Bolsonaro si è mosso solo dopo che le pressioni internazionali sono diventate insostenibili e l’Ue  – attraverso il presidente francese Emmanuel Macron al G7 di Biarritzha minacciato di far saltare gli accordi economici di libero scambio fra Bruxelles e Mercosur (la cui presidenza di turno è affidata proprio al Brasile) a causa dei mancati impegni ambientali del governo di Brasilia.  

LE ACCUSE DI BOLSONARO ALLE ONG

È però un fatto che per le prime decisive settimane di roghi Bolsonaro non abbia fatto nulla per fermare la catastrofe. Non solo: nei giorni scorsi di fronte al montare delle polemiche  – un po’ incredibilmente – ha accusato non meglio precisate Ong di aver dato fuoco appositamente alla foresta per danneggiarlo sul piano internazionale; un suo ministro ha quindi intimato a Macron di occuparsi solo della Guyana francese in America Latina poiché «Bolsonaro non intende rinunciare alla sovranità» quando si parla di Amazzonia. En passant vale la pena ricordare che il successore di Dilma Rousseff nel maggio scorso (mese mariano) aveva preso parte a una cerimonia per la consacrazione del Brasile al cuore immacolato di Maria.

L’ILLUSIONE SOVRANISTA DI LASCIARE I PROBLEMI FUORI DAI CONFINI

A questo punto si potrebbe avere, comprensibilmente, una sensazione di dejà vu. Tre indizi fanno una prova, spiegava la celebre scrittrice di gialli Agatha Christie, e nella sequela di Bolsonaro il sovranismo indubbiamente ci cova. Gli ingredienti del resto sono sempre gli stessi, vengono solo rimescolati a seconda dei casi: frontiere chiuse, cuori immacolati della Vergine, complotto delle Ong per scippare la sovranità nazionale con qualche buona scusa umanitaria. Matteo Salvini e Donald Trump hanno fatto in tal senso scuola.

Gli incendi amazzonici vengono fotografati dalla Nasa, i capi indigeni mandano video contenenti richieste d’aiuto disperate, il fumo oltrepassa i confini, i danni ambientali avranno ripercussioni sulla vita di tutti

D’altro canto il mantra sovranista è chiaro: ‘a casa mia decido io’ (ben tradotto nello slogan trumpiano America first) che si tratti di migranti o Amazzonia (o di dazi ai cinesi verrebbe da aggiungere); ma la stagione dell’interdipendenza – che va oltre la globalizzazione di mercati e finanza e riguarda più ampiamente i temi e le sfide globali del presente, dall’ambiente ai processi migratori – non consente di chiudere semplicemente a doppia mandata i confini e lasciare i problemi fuori dalla porta. Gli incendi amazzonici vengono fotografati anche dai satelliti della Nasa, i capi indigeni mandano video – come moderni messaggi nella bottiglia – contenenti richieste d’aiuto disperate, il fumo oltrepassa i confini, i danni ambientali avranno ripercussioni sulla vita di tutti.

IL SINODO SPECIALE SULL’AMAZZONIA CONVOCATO A OTTOBRE IN VATICANO

Papa Francesco già un paio di anni fa aveva indetto un sinodo speciale sull’Amazzonia che è stato programmato nel prossimo mese di ottobre in Vaticano, attirando l’attenzione dei media di tutto il mondo. Vi prenderanno parte vescovi, religiose e religiosi, capi indios, della regione panamzzonica (comprendente nove Stati), mentre già in queste settimane gli episcopati di diversi Paesi latinoamericani hanno criticato duramente la passività con cui il governo Bolsonaro ha affrontato la crisi ambientale.

Papa Francesco (foto Filippo Monteforte/Afp).

D’altro canto, identica era stata la reazione del presidente brasiliano nei mesi scorsi di fronte all’approssimarsi dell’assise convocata dal papa: Bolsonaro accusava infatti la Chiesa di voler di fatto sottrarre alla sovranità del Brasile una parte del territorio amazzonico attraverso la creazione di un’area protetta transnazionale (panamazzonica, appunto). Era solo propaganda naturalmente; la preoccupazione di Francesco, ancora una volta profetica o in anticipo sui tempi se si preferisce, era per il futuro della ‘Casa comune’, della Terra; l’allarme era stato lanciato perché Bergoglio – buon conoscitore dell’America Latina – temeva che interessi predatori privati prevalessero in primo luogo su quelli collettivi delle popolazioni locali e, più in generale, sull’avvenire di tutti gli abitanti del nostro pianeta.

LA CHIESA DI FRANCESCO SI RIVELA IL NEMICO DEI SOVRANISTI

C’è da aggiungere però una postilla politica: quando il governo Rousseff (Dilma era l’erede di Lula) venne rovesciato in un contesto intricato di vicende parlamentari, di accuse e indagini giudiziarie, il pontefice descrisse la destituzione della presidente in carica come un «golpe bianco», una sorta di golpe istituzionale contro il governo legittimo. Insomma fra i due leader non scorre esattamente buon sangue, tanto più che Francesco ha nominato relatore generale del sinodo l’anziano cardinale brasiliano Claudio Hummes, ex arcivescovo di San Paolo, il quale si sta impegnando con forza nella difesa dell’Amazzonia.

La scommessa per Bergoglio e per la Chiesa universale è ardua e il bivio drammatico: riforma o irrilevanza

Proprio a partire dalla vicenda amazzonica si può intendere bene come Francesco stia provando a riscrivere la storia della presenza cristiana nel mondo contemporaneo, anche a costo di scontare qualche divisione interna, di subire accuse di eresia dalle frange più tradizionaliste, di scandalizzare o sorprendere almeno un po’ anche i ‘buoni cattolici’. D’altro canto la scommessa per Bergoglio e per la Chiesa universale è ardua e il bivio drammatico: riforma o irrilevanza. L’alternativa è stare dentro le sfide della modernità o arroccarsi in qualche trincea ben remunerata, nel migliore dei casi, o ancora declinare silenziosamente, nell’ipotesi peggiore. È però un fatto che dalla questione migratoria, ai tentativi di dialogo con la Cina, alla questione ambientale intesa come riscrittura del modello di sviluppo e degli stili di vita, Francesco è stato fino ad oggi il nemico numero uno dei sovranisti; ma a quanto pare la politica non se n’è accorta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *