La paura del virus ci fa capire le parole del papa sul primato della vita

Francesco Peloso
09/04/2020

Se fino a qualche settimana fa il pensiero di Bergoglio, ossia la priorità dell'uomo sull'economia, appariva poco più di un’utopia, ora il deflagrare del Covid 19, che non conosce frontiere geografiche e sociali, gli ha restituito concretezza.

La paura del virus ci fa capire le parole del papa sul primato della vita

«È vero, alcuni governi hanno preso misure esemplari, con priorità ben definite, per difendere la popolazione. Ma ci stiamo rendendo conto che tutto il nostro pensiero, ci piaccia o non ci piaccia, è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale». Il giudizio di papa Francesco è netto, Bergoglio  – in un’intervista a Civiltà Cattolica firmata da Austen Ivereigh e dedicata alla crisi che stiamo attraversando – affronta il tema della cultura dello scarto descrivendola come un parametro chiave del nostro tempo, un totem dal quale facciamo fatica a liberarci anche in questi giorni di pandemia.

Il pontefice mette in discussione il principio in base al quale vi siano persone sacrificabili, un’idea – spiega – che già trova la sua applicazione quando si sceglie di ‘scartare’ il nascituro down, quando si pensa che gli anziani malati vanno curati sì, ma fino a un certo punto. E oggi, in questo contesto inedito per la nostra epoca alla vigilia di una Pasqua ‘reclusa’, segnata dalle misure per il contenimento del virus adottate dai governi, il nodo degli ‘scartati’ torna d’attualità.

Perché il rischio è quello di abbandonare i poveri, vittime dimenticate della pandemia da coronavirus, di lasciare indietro quelli – rileva Francesco – che stanno per perdere tutto, cioè «i defraudati di oggi che si aggiungono a tanti spogliati di sempre, uomini e donne che portano ‘spogliato’ come stato civile». Guardare questo mondo alla luce del Vangelo, per il vescovo di Roma, significa farsi carico, a livello individuale e collettivo, come società, degli anziani e dei giovani, farsi carico in definitiva di questi “defraudati”.

IL VIRUS RENDE ATTUALE LA RICOVERSIONE DEL MODELLO ECONOMICO

Si dirà che far ripartire l’economia messa in ginocchio dalla quarantena è anche una risposta a un simile stato di cose, ma in realtà il papa chiede di cambiare paradigma: serve un’economia, un capitalismo, dal volto umano, in cui la produzione di beni sia in primo luogo a beneficio della crescita equilibrata di tutta una comunità (anche dal punto di vista ecologico) e non solo dei profitti di pochi. È la conversione del modello economico e sociale che il papa da tempo ha messo al centro della dottrina sociale della Chiesa in questo tempo di ‘globalizzazioni’: quella dei mercati indubbiamente, ma anche della crisi climatica e della pandemia, come pure globale è il movimento migratorio. Solo una visione d’insieme, dunque, fondata sulla collaborazione, sullo scambio di informazioni, di esperienze e di conoscenze, secondo il pontefice, può aiutare l’umanità a trovare soluzioni adeguate ai problemi di questo tempo. E se fino a qualche settimana fa il pensiero di Bergoglio poteva apparire poco più di un’utopia, il deflagrare di un virus che non conosce frontiere geografiche e sociali, gli ha restituito concretezza. Non solo: la questione intercetta la cronaca nella quale ci troviamo immersi.  

L’INTERESSE COLLETTIVO RISCHIA DI ESSERE SACRIFICATO SULL’ALTARE DELL’ECONOMIA

Non si sopiranno infatti facilmente le contestazioni e le critiche rivolte dall’opinione pubblica alle istituzioni regionali e nazionali in merito alla gestione delle zone rosse in Lombardia; in particolare sotto accusa sono i ritardi nella ‘chiusura’ della provincia di Bergamo in ragione  – come hanno rivelato ormai diverse inchieste – delle pressioni di una realtà industriale forte e diffusa che non intendeva interrompere la produzione. L’interesse collettivo (locale ma dell’intero Paese vista la successiva diffusione del virus) sarebbe dunque stato sacrificato sull’altare di interessi economici importanti ma non superiori a quelli della vita delle persone; fra le vittime, va ricordato, gli anziani e il personale sanitario sono fra le categorie più duramente colpite. Di nuovo in queste ore le industrie del Nord del Paese – la parte più profondamente colpita dall’epidemia come raccontano i bollettini quotidiani della Protezione civile – chiedono di ripartire, la stretta infatti comincia a farsi sentire sulle aziende e sul lavoro, i costi sono alti, la crisi picchia duro su imprese e famiglie.

Francesco propone di trovare soluzioni praticabili a partire da una scala di priorità e di valori precisi e condivisi

Ma appunto questa esigenza, urgente e reale, nella prospettiva offerta dal papa, va commisurata con il principio che non vi sia una parte della società, gli anziani, i deboli, gli esclusi, i poveri, i lavoratori, sacrificabile sull’altare della produttività, di un mercato disumanizzato. Francesco propone di trovare soluzioni praticabili a partire da una scala di priorità e di valori precisi e condivisi. In questo contesto il papa cita le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij; per Bergolgio è il momento di «scendere nel sottosuolo, e passare dalla società ipervirtualizzata, disincarnata, alla carne sofferente del povero, è una conversione doverosa. E se non cominciamo da lì, la conversione non avrà futuro».