Carlo Panella

L'incontro tra il papa e al Tayeb danneggia il rapporto Chiesa-Islam

L’incontro tra il papa e al Tayeb danneggia il rapporto Chiesa-Islam

07 Febbraio 2019 18.07
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Non basteranno anni per rimediare ai danni che papa Francesco ha inferto ai rapporti tra la Chiesa e l’islam. Sconcertati, lo abbiamo visto ad Abu Dhabi camminare mano nella mano col “fratello” Ahmed al Tayeb, l’imam di al Azhar, quello stesso al Tayeb che ha dato prova della ferocia dell’Islam in cui crede dichiarando che i militanti dell’Isis «devono essere uccisi, crocefissi e bisogna tagliare loro le mani e i piedi». Quello stesso al Tayeb – questo è indicativo e gravissimo – che nel 2011 ha di fatto rotto i rapporti con papa Ratzinger in maniera violenta e del tutto immotivata, se non da una concezione servile del ruolo della Chiesa.

L'ATTACCO DI AL TAYEB A RATZINGER NEL 2011

I fatti erano questi: all’Angelus del 2 gennaio 2011 il papa aveva definito gli attentati contro i cristiani di Alessandria d’Egitto un «vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene», un atto che «offende Dio e l’umanità intera». Al Tayeb aveva replicato definendo quello del pontefice un «intervento inaccettabile negli affari dell’Egitto», reo soprattutto di non aver chiesto la medesima protezione per i musulmani uccisi in Iraq.

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Ma non basta, papa Francesco se ne è andato mano nella mano ad Abu Dhabi con un al Tayeb che il 4 aprile del 2002 ha dichiarato, nel pieno della Intifada delle stragi che ucciso centinaia di civili israeliani: «La soluzione al terrorismo israeliano sta nella proliferazione degli attacchi fidai [attacchi di martirio, per meglio dire, kamikaze] che terrorizzino i cuori dei nemici di Allah. I Paesi islamici, così come le persone e i governanti, devono supportare questi attacchi di martirio». Tre anni fa quando Laura Boldrini lo invitò alla Camera ci fu una sollevazione bipartisan, la comunità ebraica insorse e al Tayeb fu costretto ad annullare la visita.

IL RELATIVISMO PERDENTE DI BERGOGLIO

Abbracciando questo orrido interlocutore islamico, papa Francesco nel nome di un classico relativismo perdente, accetta la subordinazione dei cristiani, anche in Europa, al peggiore Islam possibile. D’altronde il papa gesuita dopo la strage islamica di Charlie Hebdo aveva commentato: «Se uno offende mia madre gli do un pugno, non si offende la religione degli altri».

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