Francesco Peloso

Perché il richiamo del papa è un avvertimento a monsignor Viganò

Perché il richiamo del papa è un avvertimento a monsignor Viganò

Francesco ha ordinato obbedienza alla rete della diplomazia vaticana. Ma il riferimento è all’arcivescovo che ha chiesto le sue dimissioni per lo scandalo abusi. I retroscena di una lotta intestina.

13 Giugno 2019 20.08

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Gli ambasciatori del papa in tutto il mondo si sono riuniti a Roma quattro giorni, dal 12 al 15 giugno 2019, per discutere insieme con Francesco e i suoi più stretti collaboratori di temi come «la collaborazione internazionale e il dialogo interreligioso», nonché «di alcune questioni ecclesiali».

LEGAME COI NUNZI DA RAFFORZARE

Bergoglio ha infatti deciso di convocare ogni tre anni i nunzi apostolici in Vaticano – compresi quelli in pensione – per rafforzare il legame con la sede apostolica, ascoltare le questioni e i problemi che sorgono, e soprattutto dare le necessarie indicazioni di carattere geopolitico e diplomatico insieme col segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin.

NEL MIRINO CHI CRITICA O È OSTILE

Questa volta l’occasione è stata colta da Francesco per richiamare all’ordine l’intera rete della diplomazia vaticana, con toni estremamente severi. «In quanto rappresentante pontificio il nunzio», ha detto il pontefice, «non rappresenta se stesso ma il successore di Pietro e agisce per suo conto presso la Chiesa e i governi, cioè concretizza, attua e simboleggia la presenza del papa tra i fedeli e le popolazioni»; per questo, ha aggiunto, «è inconciliabile l’essere rappresentante pontificio con il criticare alle spalle il papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma».

RICORDATA LA VIRTÙ DELL’OBBEDIENZA

Quindi il colpo finale: «Un nunzio che non vive la virtù dell’obbedienza – anche quando risulta difficile e contrario alla propria visione personale – è come un viaggiatore che perde la bussola, rischiando così di fallire l’obiettivo. Ricordiamo sempre il detto Medice, cura te ipsum (medico cura te stesso, ndr). È contro-testimonianza chiamare gli altri all’obbedienza e disobbedire».

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Papa Francesco.

PAROLE PESANTI E ASCOLTATE ANCHE ALTROVE

Parole pesanti come pietre che sono arrivate alle orecchie dei 98 nunzi convocati in Vaticano più i cinque osservatori permanenti presso organismi internazionali (senza contare i 45 nunzi in pensione invitati per la giornata del 15 giugno). Ma saranno state ascoltate anche altrove.

LA CRISI DEGLI ABUSI SUI MINORI

D’altro canto sulla riunione aleggia la crisi scatenata dall’ex nunzio a Washington monsignor Carlo Maria Viganò – che sembra con evidenza un dei primi destinatari delle parole del pontefice, sebbene non l’unico -, l’uomo che ha chiesto le dimissioni del papa, che ha puntato l’indice contro Bergoglio colpevole di aver mentito in merito all’ex cardinale Theodore McCarrick, accusato di abusi e molestie sessuali su minori e giovani seminaristi.

SECONDO VIGANÒ IL PAPA SAPEVA DELLE MOLESTIE

Secondo Viganò Francesco era a conoscenza da tempo dei comportamenti di McCarrick e ha scelto consapevolmente di non intervenire; il papa ha ripetutamente smentito questa versione e dato seguito al processo ecclesiale in ragione del quale McCarrick prima ha perso la porpora cardinalizia e poi è stato dimesso dallo stato clericale.

Carlo Maria Viganò.

SCANDALO USATO DAI TRADIZIONALISTI

La vicenda McCarrick – ex arcivescovo di Washington – è in realtà passata attraverso tre pontificati, ed è infine stata risolta da Francesco con provvedimenti definitivi e inappellabili; tuttavia è diventata, nel corso dell’ultimo anno, strumento della lotta interna al pontificato e usata dagli oppositori al papa appartenenti all’ala più tradizionalista e contraria alle aperture del pontefice argentino per cercare di mettere in discussione l’autorità stessa del vescovo di Roma.

CULTURA DELL’OMERTÀ E DEL SILENZIO

Nel frattempo la Santa sede ha affrontato lo scandalo degli abusi convocando i vescovi di tutto il mondo in Vaticano, emanando nuove direttive, cercando soprattutto di far venir meno quella cultura dell’omertà e del silenzio che è alla base dello scandalo. Il papa ha dunque superato tutto sommato positivamente uno dei periodi più critici del pontificato, anche se la crisi abusi avrà altri capitoli.

FRANCESCO «MENTE AL MONDO INTERO»

Tuttavia monsignor Viganò è tornato alla carica, questa volta rilasciando dichiarazioni via mail al Washington Post, non rivelando la località in cui si trova e dalla quale ogni tanto spara le sue bordate. Nell’intervista al giornale americano, il nunzio si è detto «immensamente triste» per l’atteggiamento di papa Francesco che, affermando di non avere mai saputo niente sulla condotta dell’ex cardinale McCarrick, «mente apertamente al mondo intero».

NESSUNA PROVA DOCUMENTALE DELLE ACCUSE

L’ex nunzio ha affermato ancora che «la verità alla fine verrà alla luce» e ha insistito: «Il silenzio mi renderebbe complice degli abusatori e causerebbe altre vittime». Mons. Viganò ha poi affermato che «Francesco sta coprendo altri casi come ha fatto per McCarrick». Tuttavia l’ex nunzio non ha diffuso nemmeno questa volta alcuna prova documentale per sostenere ciò che dice. Restano per ora le sue parole, ripetute più volte.

BATTAGLIA DEI SETTORI PRO-LIFE E ANTI-BERGOGLIO

Lo scontro insomma prosegue; Viganò è sempre sostenuto dai settori pro-life e anti-Bergoglio più duri, organizzazioni vicine alla Casa Bianca di Donald Trump, un mondo ostile anche alle aperture della Santa sede verso Pechino. Ma se questo è lo schema generale, non c’è dubbio che la convocazione dei nunzi in Vaticano a pochi mesi di distanza dal mega vertice con tutti i presidenti degli episcopati del mondo sullo scandalo abusi, segni due momenti “forti” di governo della Chiesa da parte del papa, peraltro nel segno di quella collegialità che è uno dei tratti distintivi del metodo-Francesco.

RICHIAMO A NON ESSERE IPOCRITI

Tuttavia se l’ascolto e il confronto sono importanti, i nunzi – e non solo loro, ma l’incarico diplomatico prevede norme specifiche – hanno anche dei precisi doveri. Il papa ha detto: «Certamente ogni persona potrebbe avere delle riserve, simpatie e antipatie, ma un buon nunzio non può essere ipocrita perché il rappresentante è un tramite, o meglio, un ponte di collegamento tra il Vicario di Cristo e le persone a cui è stato inviato, in una determinata zona, per la quale è stato nominato e inviato dallo stesso romano pontefice». In tal senso, rileva Francesco, «l’obbedienza è una virtù» cui gli ambasciatori del papa devono attenersi.

NON SARANNO TOLLERATE ALTRE TRASGRESSIONI

Il discorso di Francesco suona anche come un ultimo avvertimento: quel riferimento a alla “contro-testimonianza” di chi disobbedisce ed è ostile al papa ha tutta l’aria di una sorta di preavviso: non saranno consentite ulteriori trasgressioni. Allo stesso tempo se Francesco chiede fedeltà al papa e alla legge della Chiesa, se richiama i nunzi a una condotta onorevole e in linea col suo magistero, va anche detto che ha restituito loro un ampio ruolo nella Chiesa universale. La nomina di un diplomatico autorevole come segretario di Stato quale il cardinale Parolin, che ha preso il posto del confusionario e poco amato dal “partito dei nunzi” cardinale Tarcisio Bertone, ha infatti restituito equilibrio al governo della Chiesa; ma certo l’arcivescovo Viganò che diffonde comunicati e dichiarazioni da “un luogo segreto” da qualche parte in America chiedendo le dimissioni del papa, sembra ormai un incrinatura verso la quale è possibile che, prima o poi, le autorità vaticane prendano provvedimenti.

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