La task force del papa per il post-coronavirus

Francesco Peloso
16/04/2020

La struttura si occuperà di ambiente, sostegno alle chiese locali, sanità ma anche economia e lavoro. Al centro la solidarietà che, spogliata della retorica stanca, diventa progetto politico.

La task force del papa per il post-coronavirus

Anche il papa ha la sua task force per rispondere alla crisi dovuta al Covid-19, un organismo fortemente articolato già in funzione dalla fine di marzo.

Di fronte al dilagare della pandemia insomma, la Santa Sede non si è tirata indietro e anzi ha rilanciato; d’altro canto lo scenario di crisi globale in cui è precipitato il mondo in una certa misura è nelle corde del pontificato.

Molti dei problemi posti da Francesco alla comunità internazionale in questi anni, infatti, fanno ora parte del nostro orizzonte quotidiano: un uso distorto delle risorse naturali e delle altre specie animali, la necessità di prendersi cura degli anziani, dei più deboli, delle fasce sociali più fragili, l’importanza di rendere disponibili le cure mediche per tutti, la fondamentale solidarietà fra gli Stati per vincere la battaglia contro il virus sia in campo sanitario che sotto il profilo sociale ed economico

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È la globalizzazione dal volto umano prospettata da tempo da Francesco in alternativa a quella fredda e non di rado feroce promossa dai mercati finanziari.

I LIMITI DELLA SCIENZA E LA NECESSITÀ DI UNA SCALA DI VALORI

C’è poi un altro aspetto che gioca ‘a favore’ della Chiesa: dopo diversi decenni di netta superiorità del modello di società ipertecnologica e di un scienza-idolo assurta a madre di tutte le risposte alle domande poste dall’uomo – quasi si trattasse di una nuova forma di trascendenza – la pandemia ha riportato tutti con i piedi per terra. La ricerca scientifica è decisiva per sconfiggere il Covid-19 ma non è onnipotente, la visione cristiana della vita non guarisce dalle malattie ma può indicare una scala di valori, fornire una bussola umanistica a politici e scienziati. Un dialogo è dunque possibile e necessario a patto di rinunciare ai reciproci fondamentalismi, uno scenario nel quale il papa argentino non può che muoversi a suo agio.

I CINQUE SETTORI DELLA TASK FORCE

La task force vaticana in ogni caso è divisa in cinque diversi settori ben delimitati e posta sotto il coordinamento del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale, il ‘ministero’ creato ex novo da Francesco per promuovere il magistero sociale della Chiesa e organizzare di volta in volta gli aiuti alle popolazioni che soffrono per i conflitti, le crisi economiche, i disastri ambientali. 

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Gli ambiti di intervento dell’organismo sono: il sostegno alle iniziative caritative promosse dalle chiese locali; la messa a punto di progetti per il mondo del dopo pandemia nei settori dell’ambiente, dell’economia, del lavoro, della sanità, della politica, della comunicazione e della sicurezza; l’appoggio allo sforzo comunicativo delle chiese locali per aiutarle a rispondere in maniera autentica e credibile al mondo post Covid-19. E, ancora, il quarto gruppo di lavoro, coordinato dalla Segreteria di Stato, «sosterrà la Santa Sede nelle sue attività e nei suoi rapporti con i Paesi e gli organismi internazionali, comunicando a essi i frutti della ricerca, del dialogo e delle riflessioni prodotte». Infine ci sarà chi si occuperà del finanziamento per sostenere l’impegno della task force in favore delle chiese locali e alle organizzazioni cattoliche, e la sua attività di ricerca, analisi e comunicazione.

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UNA MEGA PROTEZIONE CIVILE IN STILE VATICANO

Il cardinale Peter Turkson, capo del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, ha spiegato i principi organizzativi della commissione voluta dal papa, una sorta di mega Protezione civile in stile vaticano. In ogni caso risulta chiaro l’impegno preso Oltretevere: «Abbiamo costituito 5 gruppi di lavoro», ha affermato Turkson, «che sono già all’opera. Abbiamo già avuto due incontri di lavoro con il Santo Padre. Abbiamo creato una cabina di regia per coordinare le iniziative che riguardano l’azione di oggi e quelle che riguardano i progetti per il domani. Il nostro è un servizio in termini di azione e di pensiero. Servono azioni concrete subito, e le stiamo facendo». Chissà se il premier Giuseppe Conte e il capo della task force italiana Vittorio Colao daranno un’occhiata anche dalle parti di San Pietro per trovare la giusta ispirazione.

LA SOLIDARIETÀ DIVENTA PROGETTO POLITICO

D’altro canto il Vaticano in questa situazione sta giocando la sua partita: la pandemia ha trasformato una parola chiave della dottrina sociale della Chiesa e del magistero berogogliano, solidarietà, in una necessità urgente, quasi in un progetto politico, spogliandola della retorica stanca che spesso l’accompagnava. Se in molti Paesi il diffondersi del Covid -19 ha favorito inevitabilmente l’introduzione di misure restrittive delle libertà fondamentali e la chiusura dei confini, la Santa Sede ha promosso una visione delle cose in cui si pone l’accento sulla necessità di collaborare, di rifiutare una ‘selezione’ delle vite salvabili sacrificando i più deboli e gli anziani, di seguire la strada dell’alleanza fra i governi per scongiurare le conseguenze più funeste dell’epidemia e del lockdown. Una road map che potrebbe essere utile a diversi leader in Europa e nel mondo in questo frangente difficile