Il papa ridimensiona Salvini e spiega cos’è l’Europa ai sovranisti

Francesco ha ristabilito le gerarchie istituzionali. Un'udienza (mai chiesta) con il ministro dell'Interno non è esclusa ma non è nemmeno una priorità. Fondamentale è invece mettere in guardia dalle ideologie e dalla politica della paura.

04 Giugno 2019 10.53
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Papa Francesco ha incontrato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (con il quale si è trattenuto per più di un’ora), ha naturalmente ricevuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma non ha mai dato udienza al vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, anche perché quest’ultimo non ne ha mai fatto richiesta ufficiale alla Segreteria di Stato come prevede la prassi istituzionale dei rapporti con il Vaticano.

L’IPOTESI DI UN INCONTRO CON SALVINI

Come ormai avviene quasi sempre, la breve conferenza stampa del papa a bordo dell’aereo che lo riporta a Roma dai suoi viaggi pastorali in giro per il mondo – questa volta dalla Romania – diventa il vero centro giornalistico. Inevitabile la domanda su Salvini che brandisce rosari e invoca la Madonna provando a unire ‘trono e altare’ nella sua persona, e sulla possibilità di un faccia a faccia. Bergoglio si è schermito – «non capisco la politica italiana» – ha evitato la polemica diretta ma, indirettamente, ne ha dette un paio di un certo peso. 

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L’APPELLO CONTRO LA PAURA

In merito alla campagna elettorale, con simboli religiosi annessi, ha osservato semplicemente che non ha approfondito le modalità con cui ogni partito «ha fatto la propaganda»; insomma i rosari usati ai comizi sono poco più che strumenti elettorali, c’entrano poco con la fede anche perché, in generale – non solo in Italia quindi – «dobbiamo aiutare i politici a essere onesti, a non fare campagna con bandiere disoneste come la calunnia, la diffamazione, gli scandali…Tante volte, seminano odio e paura: questo è terribile. Un politico non deve mai seminare odio e paura. Soltanto speranza. Giusta, esigente, ma speranza. Perché deve condurre il Paese lì, e non fargli paura». Poi chi vuole capire a chi si riferisce il papa in Europa e in Italia, capisca. 

Il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, sul palco della manifestazione in piazza Duomo a Milano il 18 maggio.

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IL RISPETTO DELLA GERARCHIA ISTITUZIONALE

In realtà, tuttavia, Francesco dal punto di vista istituzionale, a dimostrazione che di politica anche italiana ne capisce eccome, ha compiuto un passo in più. Ha ristabilito una gerarchia basata sul rispetto dei ruoli. In sostanza, ha detto Francesco, ho incontrato il Capo dello Stato come espressione dell’insieme del popolo italiano e massimo garante istituzionale, quindi per il governo italiano ho visto il presidente del Consiglio. Il vicepremier, per quanto leader di un partito importante come la Lega, viene dopo, pure considerando le sue funzioni di ministro dell’Interno. Per altro anche Salvini deve seguire come tutti le normali procedure delle relazioni Italia-Santa Sede se vuole un’udienza, ma per ora nessuna richiesta in tal senso è arrivata in Vaticano.

L’UDIENZA CON IL VICEPREMIER NON È UNA PRIORITÀ

Oltretevere non si scompongono più di tanto: non è mai stato detto che un incontro con Salvini sia impossibile, ma non è certo una priorità, nemmeno istituzionale. Al contempo bisogna tener presente che in Vaticano sono abituati a ricevere personalità e capi di governo di ogni genere, non vivono quindi con particolare preoccupazione l’idea di mettere in agenda o meno un colloquio fra il papa e il ministro dell’Interno italiano, ammesso che la cosa abbia un senso.

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I TIMORI DI UNA CRISI POLITICA

C’è in tutto questo anche una valutazione implicita della situazione italiana da parte delle autorità vaticane? Conte è persona competente e sa quello che dice, ha affermato in sostanza il papa, il che suona come un ulteriore ridimensionamento del superomismo salviniano e un invito a seguire la strada della ragionevolezza. Del resto, i segnali di una possibile crisi politica sono forti e Oltretevere ne tengono conto, essendo consapevoli che il corto circuito fra Bruxelles-Roma e le tensioni Lega-M5s, può far saltare tutto e precipitare il Paese in una fase difficile.

Il presidente Usa Donald Trump e la First Lady Melania in visita a Londra.

PER UN’EUROPA UNITA

Per questo in Vaticano si tengono le mani libere pronti a giocare di sponda col Quirinale qualora si rendesse necessario. In questo senso, una volta di più, il papa ha spiegato cos’è l’Europa unita e qual è il suo scopo. «Tutti», ha detto, «siamo responsabili dell’Unione europea». Il turnover della presidenza «non è un gesto di cortesia come ballare il minuetto. È un simbolo della responsabilità che ognuno dei Paesi ha nei riguardi dell’Europa. Se l’Europa non guarda bene le sfide future, l’Europa appassirà». 

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IL PERICOLO RAPPRESENTATO DALLE IDEOLOGIE

«È vero», ha aggiunto, «che ogni Paese ha la propria cultura e deve custodirla, ma con lo spirito del poliedro: c’è una globalizzazione dove si rispettano le culture di tutti, ma tutti uniti». E ancora: «L’Europa non si lasci vincere dal pessimismo o dalle ideologie, perché l’Europa, in questo momento, è attaccata non con cannoni o bombe, ma con ideologie che non sono europee, che vengono dall’esterno o nascono in gruppetti europei». In quest’ultimo caso il riferimento è al ruolo svolto in particolare dall’entourage della Casa Bianca che ha attaccato il magistero del papa sui migranti e la stessa struttura dell’Unione cercando di favorire la Brexit. Non va poi dimenticato che la Russia di Vladimir Putin è fortemente interessata a portare un’Ue ridimensionata sotto la propria sfera d’influenza, economica e culturale. Collante ideologico per entrambi è però un nazionalismo esasperato con venature più o meno esplicitamente razziste. «Pensate», ha affermato ancora Francesco, «all’Europa, divisa e belligerante, del 1914 e del 1932-33 fino al 1939 quando è scoppiata la guerra: non torniamo a questo, per favore! Impariamo dalla storia. Non cadiamo nella stessa buca. Vi ho detto che l’unico animale che cade due volte nella stessa buca è l’uomo: l’asino non lo fa!». Ecco, per il papa gli europei stanno rischiando di essere peggio degli asini. 

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