Francesco deciso a fare da argine al populismo leghista

Francesco Peloso

Francesco deciso a fare da argine al populismo leghista

Nel giorno del trionfo di Salvini alle Europee il pontefice continua la sua azione critica contro i sovranisti. Dalla Santa Sede: «Senza gli appelli del papa e dei vescovi i nazionalisti e gli xenofobi sarebbero stati più forti».

27 Maggio 2019 16.21
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In Vaticano si guarda al risultato delle elezioni europee con qualche preoccupazione ma senza perdere di vista però il quadro generale.

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Da una parte di considera l'affermazione di partiti nazionalisti e xenofobi, come in Italia e in Ungheria, con la dovuta attenzione (per quanto fosse in buona misura attesa), al medesimo tempo si ha ben presente che sul piano europeo l’ondata sovranista è stata ampiamente respinta, pur se non mancano gli elementi critici. Per cui, nonostante i clamori di queste ore, Oltretevere si ragiona sul prossimo futuro senza perdere la rotta tanto che proprio nel giorno post-elettorale il Vaticano aveva programmato la presentazione del messaggio del papa «per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato per il 2019», dal titolo Non si tratta solo di migranti, cosa che è puntualmente avvenuta. E nel testo, neanche a dirlo, si legge fra le altre cose: «Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è ‘Prima gli ultimi!’».

IL PRESIDENTE DEI VESCOVI EUROPEI: «SENZA IL PAPA XENOFOBI PIÙ FORTI»

Interessanti poi, in relazione al voto e non solo, le dichiarazioni di monsignor Jean Claude Holerich, presidente dei vescovi europei. Secondo l’arcivescovo di Lussemburgo, presente in Vaticano, «senza l’appello del papa, di molti vescovi, senza l’impegno di comunità e parrocchie, il risultato elettorale in Europa sarebbe stato peggiore», cioè più favorevole alle forze che predicano la chiusura ai rifugiati e la costruzione dei muri. D’altro canto, ha aggiunto, «noi non facciamo politica e non mandiamo un messaggio opportunista, un messaggio che piace. Al contrario dobbiamo, come vescovi, proclamare il Vangelo di Cristo. E l’accoglienza dei poveri, degli esclusi, dei migranti, dei marginalizzati, è una parte centrale del Vangelo». Hollerich ha dato inoltre una prima valutazione sull'esito delle urne: vero che in Italia, Ungheria e Polonia i partiti nazionalisti hanno avuto una grande affermazione, tuttavia altrove sono stati sconfitti; insomma il quadro è tutt’altro che univoco.

I CRISTIANI NON SONO PIÙ MAGGIORANZA IN EUROPA

In generale, in merito al consenso più o meno rilevante che hanno avuto gli appelli del papa e della Chiesa in favore dei migranti, dei poveri, il presidente dei vescovi europei ha sottolineato che i cristiani, i cattolici, quelli che credono nel Vangelo, non sono più la maggioranza in Europa, la gran parte dei giovani vive al di fuori della Chiesa, mentre i nuovi movimenti, che pure costituiscono una speranza, dovrebbero unire «la spiritualità del cuore alla spiritualità della realtà»; insomma la fede si deve confrontare e misurare con la condizione umana per come essa di manifesta nella storia.

Pensare di fermare le migrazioni con decreti amministrativi, con barriere e muri è illusorio. È come voler fermare la storia

Nel corso della presentazione del messaggio del pontefice per la giornata del migrante e del rifugiato, è intervenuto anche padre Lenoir Chiarello, Superiore dei missionari scalabriniani, congregazione da sempre impegnata sul fronte delle migrazioni, il quale ha precisato, una volta di più, come il fenomeno migratorio si componga di molti aspetti, di una complessità non sempre facile da conciliare, in cui non di rado prevalgono gli elementi conflittuali, di certo «pensare di fermare le migrazioni con decreti amministrativi, con barriere e muri è illusorio. È come voler fermare la storia. Di più, è privarsi dell’arricchimento reciproco che avviene nell’incontro tra persone di provenienze diverse».

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«Giustamente, ci ricorda il Santo padre», ha affermato poi il religioso, «quando si guarda alle migrazioni, ci si deve rendere conto che non si tratta solo di migranti. Si tratta delle aspirazioni e bisogni che sono inerenti a tutte le persone, ma da cui molti sono esclusi». Ancora, ha aggiunto, «si tratta della ribellione che molti avvertono di fronte a questa esclusione, delle irregolarità che commettono spesso perché vie regolari sono precluse, ma anche dell’insensibilità di chi si chiude nella propria indifferenza e della malvagità, di chi approfitta del bisogno altrui per interessi propri, negando il rispetto dei diritti e della dignità degli altri». Per questo, secondo il Vaticano, è necessario comporre il consenso più ampio fra le nazioni per gestire in modo umano e razionale, compatibile con le esigenze di tutti il fenomeno migratorio. Dunque, la posizione della Santa sede, non cambia.

CATTOLICI ALLA RICERCA DI UNA RAPPRESENTAZA POLITICA

Più complessa appare la situazione italiana dove, baci al rosario a parte, il quadro è quello di una vittoria netta della Lega. Qui un episcopato fino a ora incerto e sostanzialmente immobile sia di fronte al magistero del papa sia in rapporto a una realtà sociale in tumultuosa trasformazione, ha finito per ridurre la Chiesa all’afasìa. Da una parte sembra che quest'ultima non prenda fino in fondo coscienza di quanto ha spiegato Hollerich, ovvero del fatto che il cattolicesimo non sia più un dato costitutivo della società, e anzi sembra non prendere atto che la testimonianza cristiana vada ridefinita mettendo in discussione antichi conformismi, abitudini, strategie e legami col mondo politico e istituzionale.

Francesco ha chiesto alla Cei di uscire dal rapporto preferenziale con i palazzi del potere

La doppia ondata populista – prima quella grillina, poi la seconda di matrice leghista – ha travolto una Cei abituata ad avere relazioni comunque positive con il potere di turno; l’estremismo degli uni e degli altri ha reso impossibile il consueto tratto moderato-conservatore dell’episcopato, costringendolo a uscire dalla classica azione felpata dietro le quinte, dagli aggettivi misurati, dal tentativo di domare i nuovi attori della scena politica. Sul versante interno, poi, Francesco ha chiesto alla Cei di uscire dal rapporto preferenziale con i palazzi del potere; alcuni l’hanno fatto, il cardinale Gualtiero Bassetti ha certamente provato a seguire questa strada, ma una ‘palude’ episcopale permane, resiste nostalgica, incapace di accettare la realtà dei tempi in cui un leader leghista diventa, rosario alla mano, anche capo religioso, senza attendere il placet di qualcuno. D’altro canto pezzi di mondo cattolico, di Chiesa, settori associativi, si stanno muovendo in ordine sparso per raccogliere il messaggio del pontefice.

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In questo stesso ambito va collocato il lavorìo, iniziato da tempo, per dare maggior peso e rappresentanza al cattolicesimo sociale sul piano politico, in tal senso si registra la buona affermazione di Pietro Bartolo, ex medico di Lampedusa, candidato del gruppo Democrazia solidale promosso dalla comunità di Sant’Egidio, nelle liste del Pd e diventato parlamentare europeo. Oltretevere non sfugge infatti che la fragilità del quadro politico nazionale, coniugata ai gravi impegni in materia economica che il governo dovrà assumere, possano portare prima di quanto si immagini a nuove elezioni.

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