Francesco e lo scisma di fatto degli ultra-tradizionalisti

I due cardinali ultrà del fronte conservatore Burke e Brandmuller hanno scritto a tutti i porporati del mondo per criticare il sinodo sull’Amazzonia, lanciando l’allarme sulle possibili aperture sul sacerdozio femminile e sul superamento del celibato.

09 Settembre 2019 14.10
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Gli oppositori più irriducibili di papa Francesco si preparano a una nuova drammatica battaglia: il luogo dello scontro è il prossimo sinodo sull’Amazzonia in programma in Vaticano dal 6 al 27 ottobre. Al centro della contesa, fra le altre cose, la possibilità che l’assise apra – sia pure in una regione del mondo con una carenza specifica di sacerdoti – alla possibilità che uomini sposati guidino in determinate circostanze le comunità di fedeli e possano celebrare la messa.

In secondo luogo l‘ipotesi che il sinodo faccia fare dei passi avanti alle donne e ai laici nella vita della Chiesa con la creazione di nuovi ministeri specifici; a far tremare i conservatori è in particolare il riferimento alla valorizzazione della leadership femminile nelle comunità anche in campo teologico e politico. Ancora, viene contestata la necessità – sottolineata nei documenti preparatori del sinodo – di trasmettere il Vangelo secondo modelli culturali locali e tenendo conto del vasto patrimonio spirituale delle popolazioni indigene. D’altro canto è innegabile che il pontefice per proseguire nel suo percorso di riforma sia tornato nel cuore della sua America Latina, scegliendo di persona il terreno privilegiato sul quale muovere le truppe.

LA SPINTA AMBIENTALISTA E LA MESSA IN DISCUSSIONE DEL CAPITALISMO

Fin dove potrà spingersi il papa si vedrà nel corso dell’assise, di certo l’Amazzonia riassume coerentemente diversi temi forti del Bergoglio-pensiero, soprattutto quelli di un cristianesimo che – incrociando fede, politica, profezia e ambiente – mette in discussione il modello di sviluppo capitalistico senza limiti e pone la questione ineludibile della difesa degli ecosistemi come parte di una più generale difesa della vita; non a caso il governo di Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, guarda con sospetto e con rabbia crescente al sinodo panamazzonico in programma a Roma.

Fra i firmatari del manifesto anche Black Rock, Chevron e Exxon Mobil

In questo stesso contesto va però rilevato come i dirigenti di 200 multinazionali americane abbiano sottoscritto di recente un documento che in qualche modo raccoglie anche le preoccupazioni di Francesco. Hanno messo nero su bianco che la crescita senza limiti dei dividendi degli azionisti non può essere l‘unico a guidare le aziende, è anche necessario proteggere l’ambiente rispettare la dignità dei lavoratori e le comunità locali.

L’Amazzonia in fiamme.

Fra i firmatari del manifesto anche Black Rock, il più grande fondo d’investimento del mondo che, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, è stato ospite per due volte in Vaticano – insieme ad altri gruppi fra i quali anche Chevron e Exxon Mobil, pure firmatari del documento – per discutere di transizione energetica. Solo un elenco di buone intenzioni? In parte naturalmente sì, ma di certo emergono anche altre preoccupazioni: un mondo ridotto a conflitti, povertà e inquinamento alla lunga rischia di non essere un buon affare.

DAGLI USA RIPARTE L’ATTACCO DELLA FRONDA TRADIZIONALISTA

Nel frattempo il papa allarga il discorso e nel corso del suo viaggio in Africa (Mozambico, Madagascar e Mauritius) ha toccato diversi temi ‘sinodali’ parlando dei rischi derivanti dalla deforestazione, dalla corruzione dei governi che genera ingiustizie, ha denunciato le povertà estreme, ha chiesto alla Chiesa di selezionare bene i sacerdoti e di non accettare chiunque solo perché c’è carenza di preti. In questi stessi giorni due cardinali ultrà del fronte conservatore – l’americano Raymond Leo Burke e il tedesco Walter Brandmuller – hanno scritto a tutti i porporati del mondo per criticare in anticipo le conseguenze nefaste del sinodo sull’Amazzonia; in particolare hanno lanciato l’allarme sulle possibili ordinazioni femminili e sul superamento del celibato.

Carlo Maria Viganò, probabilmente in accordo con i settori più tradizionalisti della Chiesa americana, arrivò a chiedere le dimissioni del papa sul caso McCarrick

I dogmi della fede, hanno detto i due, sarebbero sul punto di crollare. È l’ultimo capitolo di una guerra anti-Bergoglio che dura ormai da qualche anno e che ha visto il suo punto più alto giusto un anno fa quando l’ex nunzio negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò, probabilmente in accordo con i settori più tradizionalisti della Chiesa americana, arrivò a chiedere le dimissioni del papa accusato di aver coperto gli abusi e le condotte sessuali illecite dell’ex cardinal Theodore McCarrick.

FRANCESCO ACCUSATO DI ERESIA

Il tentativo, un po’ enfatizzato dai media, non aveva forse reali possibilità di successo, e tuttavia fotografava bene un clima di divisione insanabile fra due anime della Chiesa. A leggere i commenti dei detrattori di punta del pontefice, in Europa come negli Usa, sembra davvero che non vi sia nessuna volontà di risanare la frattura: Francesco è un eretico, affermano molti di loro, lo scisma – quantomeno delle frange più estreme del tradizionalismo cattolico – è già in atto.

Papa Francesco.

Nell’ultimo anno, tuttavia, Bergoglio ha esteso il suo controllo sulla Chiesa e sul Vaticano: lo Ior ha completato un percorso di risanamento e trasparenza che ha comportato anche una riduzione del peso specifico dell’istituto come strumento di potere e di relazioni opache dentro e fuori le mura leonine; fra pochi mesi l’agognata riforma della Curia romana entrerà in porto dopo una lunga gestazione e un’altrettanto complessa consultazione di episcopati; il collegio cardinalizio – massima espressione dell’universalità della Chiesa – ha cambiato volto grazie alle numerose nomine compiute dal papa. Restano aperti problemi interni al Vaticano (sia finanziari che organizzativi) e questioni generali come lo scandalo degli abusi sessuali che però toccano tutta la Chiesa; Francesco per ora non sembra intenzionato a fermarsi.  

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Commenti: 6

  1. Si però diciamo anche le cose come stanno, Francesco ha retto molto bene in tutte questi anni e soprattutto nell’ultimo anno si è sicuramente rafforzato nel clero romano.

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