Società aperta o chiusa? La sfida fra Francesco e Trump continua anche con la pandemia

Francesco Peloso
23/04/2020

Mentre il presidente degli Stati Uniti chiude i confini e prosegue con la sua politica isolazionista, il papa continua a parlare di una globalizzazione della solidarietà. Un conflitto fra i due modelli e le due leadership amplificato dall'emergenza coronavirus.

Società aperta o chiusa? La sfida fra Francesco e Trump continua anche con la pandemia

Società aperta o società chiusa? Il dilemma e il conflitto fra i due modelli era già ben presente prima che dilagasse la crisi scatenata dal coronavirus e lo è ancor di più a qualche mese dall’inizio della pandemia.

La questione è riassumibile – sia simbolicamente che su un piano terribilmente concreto – con la questione dei confini nazionali, tutti ermeticamente chiusi per limitare la diffusione del virus; e di certo nel prossimo futuro la circolazione di molti cittadini sarà limitata territorialmente alla propria città, provincia, regione o Stato in diversi Paesi del mondo.

Il coronavirus ha così realizzato – sotto forma di incubo però – il sogno sovranista del «prima noi», della nazione che torna ad essere protagonista centrale della storia. A interpretare sulla scena mondiale le due opzioni, le differenti visioni fra società aperta e società chiusa, sono stati due leader di primo piano a livello globale: papa Francesco e Donald Trump.

TRUMP CHIUDE I CONFINI DEGLI USA: LA QUARANTENA COME LINEA POLITICA

Il capo della Casa Bianca, sul quale già si addensano molte critiche per come ha gestito fin qua la crisi scaturita dal Covid -19, ha deciso di chiudere le frontiere americane all’immigrazione, intanto per due mesi, poi si vedrà; nello specifico il provvedimento riguarda però solo chi intende trasferirsi a titolo definitivo negli Stati Uniti e ottenere un permesso di residenza permanente, non i lavoratori temporanei. Il motivo dell’iniziativa è sempre lo stesso: in un periodo in cui il numero dei disoccupati cresce esponenzialmente nel Paese a causa del lockdown indotto dal virus, il presidente adotta un provvedimento che probabilmente avrà poco impatto sul mercato del lavoro interno, ma dimostrerà agli americani come la Casa Bianca pensa realmente ‘prima’ a loro.

Trump ha voluto ricordare che il confine col Messico è presidiato da un muro e da migliaia di militari messicani

Non a caso Trump nel dare notizia dello stop temporaneo all’immigrazione, ha voluto ricordare per inciso che il confine Sud del Paese, quello col Messico, è presidiato da un muro lungo decine di migliaia di chilometri e da migliaia di militari messicani. La quarantena diventa così una linea politica. È presto per dire se questa strategia basterà a Trump per essere rieletto nel prossimo autunno alla guida del Paese, di certo al leader repubblicano non manca la coerenza.

LA GLOBALIZZAZIONE SECONDO IL PAPA: SOLIDALE E SOCIALE

Sul fronte opposto Francesco, come abbiamo documentato su Lettera43, anche nel corso di queste drammatiche settimane ha continuato a promuovere l’idea di un nuovo sistema di relazioni sociali e internazionali fondato sulla solidarietà, il soccorso reciproco, la condivisione e l’azione multilaterale sul piano diplomatico. D’altro canto, se il lockdown a livello nazionale è stato necessario e, anzi, urgente nell’emergenza, indubbiamente per uscire dalla crisi serviranno collaborazione economica, sanitaria, politica. A frontiere ermeticamente chiuse, si sono infatti accorti in molti, alla lunga si rimane soli e più poveri e la crisi, in parte inevitabile, si dilata a dismisura fino a diventare insopportabile.

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Papa Francesco e Mattarella.

Anche per questo il pontefice ha rivolto un appello ai leader europei il 22 aprile: «In questo tempo nel quale è necessaria tanta unità tra noi, tra le nazioni, preghiamo oggi per l’Europa: perché l’Europa riesca ad avere questa unità, questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione Europea». Ma Francesco va anche oltre, e disegna, a partire dalla riflessione suscitata dalla drammaticità del momento, un mondo post-coronavirus che faccia tesoro della lezione di questa pandemia, che sia capace di costruire nuove relazioni fra sviluppo, progresso e ecosistemi, che non si lasci guidare unicamente dagli istinti primari dei mercati finanziari, in cui vi sia spazio per un’economia solidale capace di non tenere eternamente sotto scacco la gran parte dei Paesi poveri; tutta un’altra globalizzazione, insomma, ma pur sempre una globalizzazione.

L’ELEZIONE DI TRUMP VISTA SUBITO COME UN PERICOLO DAL VATICANO

D’altro canto, l’ascesa di Donald Trump è stata per Francesco l’elemento di rottura rispetto al giudizio da dare sull’ondata populista-nazionalista che ha percorso il pianeta negli ultimi anni, il fattore che ha determinato una scelta di campo. Lo ricorda bene un saggio appena uscito del giornalista Iacopo Scaramuzzi, Dio? In fondo a destra (edito da Emi); «Il punto di svolta», si legge in proposito, «va individuato nell’elezione di Donald Trump». E non c’è dubbio che l’elezione del tycoon alla Casa Bianca sia stata vista fin dal principio come un pericolo dal papa argentino.

Il conflitto fra i due modelli e le due leadership è destinato a durare e forse verrà addirittura amplificato dalla diffusione del coronavirus

Nel volume di Scaramuzzi infatti si spiega ancora: «Il popolo va ascoltato, ha affermato Bergoglio in un’intervista rilasciata al País nelle stesse ore in cui Trump si insediava alla Casa Bianca, senza però cercare un ‘salvatore che ci restituisca la nostra identità difendendoci con muri, fili spinati, da altri popoli che ci toglierebbero la nostra identità’, come ‘un ragazzino di nome Adolf Hitler fece’ nella Germania di inizio Novecento. Difficile essere più chiari di così».

Donald Trump.

Il conflitto fra i due modelli e le due leadership è destinato a durare e forse verrà addirittura amplificato dalla diffusione del coronavirus, dalla pandemia che manda in cortocircuito certezze economiche, politiche e tecnologiche. Dal crollo del prezzo del petrolio ai rischi per i sistemi democratici, dall’incombere di una nuova ondata di disoccupazione all’ipotesi che il covid-19 possa dilagare in Africa, alla corsa al vaccino, sono molte le variabili che possono entrare in gioco nei prossimi mesi e sarà decisivo capire quale tipo di governance globale avrà la meglio per capire in quale mondo abiteremo.