Per il papa Putin è più affidabile di Trump

Il pontefice e la segreteria di Stato del Vaticano hanno deciso di puntare sulla Russia, considerata un interlocutore più utile e più attento degli Stati Uniti per affrontare le crisi internazionali.

08 Luglio 2019 17.28
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Nel giorno in cui Donald Trump trasformava la tradizionale Festa dell’indipendenza americana del 4 luglio, in un comizio a beneficio dei suoi sostenitori al Lincoln Memorial di Washington, il suo omologo russo, Vladimir Putin, entrava in Vaticano per incontrare papa Francesco.

Il leader russo, con un passato nel Kgb e una longevità politica superiore a quella già invidiabile dei pontefici romani (nella sua lunga carriera ha incontrato anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), ha visto Bergoglio per la terza volta in tre anni – la prima fu nel novembre 2013 – dimostrando che, a certi livelli, conta più la necessità di dialogare fra diversi che trincerarsi dietro qualche slogan a effetto. È la base della diplomazia e in parte della realpolitik, strumenti che conoscono bene in Vaticano e a quanto pare anche a Mosca e che invece la Casa Bianca ha deciso di mettere da parte in nome dell’America first.

L’ATTIVISMO DI MOSCA NELLE ZONE DI CRISI: VENEZUELA, SIRIA E UCRAINA

Così, Bergoglio e Putin lo scorso 4 luglio hanno discusso di alcune delle crisi politiche e umanitarie più gravi di questi anni: Venezuela, Siria, Ucraina. Tre aree nevralgiche del mondo che hanno in comune il protagonismo russo; da Mosca, del resto, la comunità internazionale non potrà prescindere se vorrà avviare a soluzione i conflitti che divampano in queste e in altre regioni del pianeta. Putin appoggia militarmente e economicamente i regimi autoritari di Bashar Al Assad in Siria e di Nicolas Maduro in Venezuela, in Ucraina la contesa militare per la regione del Donbass, reclamata sia da Kiev che da Mosca, prosegue provocando vittime fra le popolazioni civili. Putin fino ad ora non ha mostrato di voler accettare il nuovo assetto geopolitico ai propri confini scaturito dall’indipendenza dell’Ucraina.

Ucraina, Siria e Venezuela, due campi dove giovano un frote ruolo sia la Chiesa sia la Russia

La Chiesa gioca un ruolo in tutti e tre gli scenari: in Ucraina in ragione della forte presenza della Chiesa greco-cattolica, fedele a Roma, nazionalista e antirussa. Non a caso il papa il 5 e 6 luglio si è incontrato, sempre in Vaticano, coi vescovi greco-cattolici ucraini per far comprendere le ragioni del dialogo con Mosca e per far sentire alla popolazione la vicinanza della Santa Sede. Anche in Venezuela settori della Chiesa hanno chiesto al Vaticano una condanna più decisa di Maduro e del suo regime, non gradendo troppo la linea diplomatica giudicata troppo prudente.

IL VATICANO SA CHE SERVONO AZIONI MULTILATERALI

Francesco, come il suo braccio destro, il cardinale Pietro Parolin, sa fin troppo bene che il disastro umanitario in Venezuela – appena certificato dall’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu – non verrà scongiurato dalle minacce a Maduro o dai diktat, ma da un’azione multilaterale condivisa, non facile da metter in moto se non si manifesta volontà politica reale. In Siria, forse la maggior tragedia umanitaria contemporanea, i problemi si sommano: ci sono le comunità cristiane in fuga, la quesitone del rientro di milioni di rifugiati – che affollano Turchia, Libano, Giordania, Libia – che rischiano la rappresaglia del regime una volta tornati in patria, la presenza ancora strisciante dell’Isis, gli interessi militari e strategici di diverse potenze regionali e mondiali fra le quali primeggia la Russia putiniana.

PER IL PAPA PUTIN È POLITICAMENTE PIÙ COLTO DI TRUMP

Scenari diversi che mostrano come la politica dei reciproci veti incrociati in cui è costretta da tempo la diplomazia internazionale, con le Nazioni Unite ridotte a spettatore sempre più passivo, incancrenisce le crisi e favorisce la moltiplicazione di profitti moralmente illeciti come quelli derivati dalla sovraproduzione di armamenti e dal traffico di esseri umani tante volte denunciati dal papa.

Papa Francesco a Vladimir Putin durante il meeting in Vaticano del 4 luglio 2019.

Oltretevere c’è la consapevolezza che questa strategia del dialogo e dell’azione diplomatica, elevata a sistema, comporta in alcuni casi un abbassamento dei toni nella denuncia delle violazioni dei diritti umani che si verificano in molte parti del mondo; allo stesso tempo, si è certi che solo attraverso la costante tessitura di una diplomazia disarmata, fondata sul riconoscimento del ruolo di ciascun protagonista, ci sia la possibilità di mutare in meglio le condizioni di vita di intere popolazioni o di parti di esse.

La Russia è tenuta in gran considerazione dal Vaticano

In tale prospettiva, il papa e la segreteria di Stato hanno deciso che per il momento Putin è un interlocutore più utile e più attento, più colto politicamente, per quanto più fragile economicamente, di Donald Trump. Si può anzi affermare che la Russia giochi davvero da player globale in questa fase e per tale ragione è tenuta in grande considerazione da quell’altro player globale che è la Chiesa di Roma; la Guerra fredda è ormai davvero un lontano ricordo.

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