Francesco Peloso

Salvini mette in difficoltà gli oppositori del papa interni al Vaticano

Salvini mette in difficoltà gli oppositori del papa interni al Vaticano

Il fronte ecclesiale anti-Bergoglio non ha una strategia chiara né una leadership riconosciuta. Così rischia di rimanere schiacciato sulle posizioni di un potere politico laico come quello del capo leghista.

20 Maggio 2019 12.00

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Più dei cardinali di scuola lefebvriana come l'americano Raymond Leo Burke (in ottimi rapporti con Steve Bannon, ideologo del trumpismo duro e puro) o conservatori tradizionali come il porporato tedesco Gerhard Muller (ex capo della Congregazione per la dottrina delle fede allontanato da Bergoglio), ad aver raccolto la bandiera dell’opposizione a Francesco è stato il leader leghista Matteo Salvini.

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Non è una buona notizia per gli oppositori interni alla Chiesa del papa. Dopo aver aperto vari fronti – favorendo fughe di documenti da Vaticano, tentando di coinvolgere la Santa Sede in vari scandali e, da ultimo, promuovendo la resistibile idea di una diarchia Francesco–Ratzinger (quest’ultimo ha 92 anni) – il fronte ecclesiale ultrà anti Bergoglio non ha una strategia chiara né una leadership riconosciuta e autorevole, mentre i conservatori più moderati prendono le distanze da chi prova a disconoscere l’autorità del pontefice. Così Francesco viene attaccato dall’esterno da un potere laico, politico, da capi di governo o leader di partito, da un cattolicesimo spurio, in odore di eresia quasi per definizione perché va contro Roma e la Chiesa universale, contro il Santo padre e il suo magistero. Quando il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, con misura deve replicare alla piazza sovranista di Milano ricordando che «Dio è di tutti e invocarlo per sé stessi è sempre molto pericoloso», vuol dire che la spaccatura è insanabile e che vecchi equilibri sono andati in frantumi senza, per ora, essere sostituiti da nessuna visione nuova dei rapporti fra politica e Chiesa.

CONFLITTO SENZA PRECEDENTI GOVERNO-CHIESA

Nel momento in cui il capo leghista e ministro dell’Interno, infatti, si affida alla Madonna, chiama in causa i santi patroni d’Europa per cercare fortuna nelle urne, se la prende al contempo con il papa, ne fa anzi il principale obiettivo della sua propaganda a pochi giorni dalle lezioni europee, apre un conflitto senza precedenti con la Chiesa di Roma (considerando che è anche vicepremier) e si intesta la rappresentanza di quell’area cattolica integralista che agita il Vecchio Continente in nome della nazione, dell’identità etnica, di un cristianesimo-ideologia reazionaria. In questa direzione Salvini, rosario alla mano, marcia già dalle elezioni politiche del 4 marzo dell’anno scorso, segno che il percorso non è causale. Probabilmente il segretario della Lega è stato spinto su questa strada anche da Steve Bannon (a nome di Donald Trump), il quale ha visto fin dal principio – e lo ha detto – nell’universalismo evangelico promosso da Francesco un problema, un fastidio, un ostacolo difficile da rimuovere.

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IL SILENZIO DI CONTE, MATTARELLA IN SINTONIA COL PAPA

Del resto, correnti di destra dalla Polonia all’Ungheria, cercano da tempo di appoggiarsi su un cristianesimo identitario per accentuare la loro presa ‘populista’, ma certo l’Italia costituisce un unicum nei rapporti fra Santa Sede e governi e leader politici più in generale. Da una parte è stato lo stesso Francesco a liberare la Chiesa dai cordoni ombelicali con il potere romano, dall’altra con l’avvento di Salvini si rompe del tutto la stagione lunga della convivenza pacifica, della diplomazia, della collaborazione. Colpisce, fra l’altro, l’assordante e istituzionalmente incredibile silenzio – dopo il comizio con rosario salviniano – del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, garante politico di una linea di dialogo e rispetto reciproco fra le due sponde del Tevere che mai aveva raggiunto livelli tanto bassi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece, solo pochi giorni ha rilasciato una lunga intervista all’Osservatore romano nella quale aveva fra l’altro ha detto: «L’Italia registra, al suo interno, una gran quantità di iniziative, e comportamenti, di grande solidarietà; e questa realtà è nettamente prevalente. Ma affiorano, rumorosamente, atteggiamenti di intolleranza, di aggressività, di chiusura alle esigenze altrui. Sono fenomeni minoritari, sempre esistiti, in realtà, ma sembrano attenuate le remore che prima ne frenavano la manifestazione». Insomma, il Quirinale resta in sintonia con li vescovo di Roma e lo afferma pubblicamente.

SALVINI INDEBOLISCE L’OPPOSIZIONE A FRANCESCO

Dunque, se da una parte siamo di fronte a una nuova fase storica nei rapporti fra le due sponde del Tevere, dall’altra non sfugge che la Chiesa in questo frangente è forse l‘unica grande istituzione a prendere le parti – senza fare troppi calcoli – degli esclusi, dei poveri, dei migranti e per questa sua testimonianza viene oggi messa sotto attacco e oggettivamente dà fastidio. A uscirne indeboliti però sono anche quei vescovi, quei cattolici militanti anti-Francesco che, d’ora in poi, saranno schiacciati mediaticamente e idealmente sulle posizioni del capo leghista.

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L’EREDITA’ DI EDITH STEIN E LA DESTRA SOVRANISTA

Infine, va sottolineato che Matteo Salvini ha chiesto in piazza a Milano l’intercessione dei santi patroni d’Europa in vista del voto del 26 maggio. Fra di loro anche Teresa Benedetta della Croce, cioè Edith Stein, ebrea di origine, poi convertita al cattolicesimo, morta ad Auschwitz nel 1942; venne poi canonizzata da Giovanni Paolo II che la proclamò patrona d’Europa nel 1999. Appunto a partire da vicende come questa, la Chiesa, attraverso il Concilio Vaticano II, chiuse definitivamente l’epoca dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo e si aprì al dialogo e all’incontro con le altre fedi e tradizioni culturali, con altri popoli, facendo propri e promuovendo i diritti fondamentali dell’uomo. Un’eredità, quella di Edith Stein, con la quale Matteo Salvini, Marine Le Pen e gli altri leader della destra sovranista europea dovranno fare i conti se vorranno davvero scrollarsi di dosso le accuse di connivenza con l’estrema destra, di voler riportare indietro di 80 anni le lancetta della storia europea.

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