Parentopoli, atto 2°

Redazione
10/12/2010

di Denise Faticante L’assunzione per chiamata diretta è la vera imputata nella bufera giudiziaria e mediatica che si sta abbattendo...

di Denise Faticante

L’assunzione per chiamata diretta è la vera imputata nella bufera giudiziaria e mediatica che si sta abbattendo sul comune di Roma. Per ora, sotto i riflettori della procura della Capitale sono finite Atac (municipalizzata del trasporto capitolino) e Ama (che gestisce la raccolta dei rifiuti).
Il dubbio è che la chiamata diretta (leggi l’articolo) possa aver stimolato una sistema clientelare, attraverso il quale i politici abbiano piazzato amici e parenti nella Pubblica amministrazione a spese dei contribuenti. Ma evidentemente il vaso di pandora non è ancora del tutto svuotato.

L’attenzione, nei prossimi giorni, potrebbe spostarsi anche sull’Acea, la multiutility responsabile del sistema idrico della Capitale. Qui il controllo è maggiore e le ingerenze politiche minori, visto che l’azienda è controllata da due soci privati che sono Caltagirone e la Gdf Suez. Ma questo evidentemente non è servito a nascondere nella nomenclatura degli assunti parenti e affini. Il Sole24 Ore riporta nomi e cognomi.
L’area sindacale è la più vasta e forse anche la meno scontata. Lavorano in Acea la figlia e la nuora del segretario Uilcem Giancarlo Balla. L’ex segretario del sindacato, Luigi Brattanelli, ora in pensione, ha visto assumere il figlio. In azienda c’è anche il figlio dell’ex presidente del dopolavoro Marco Carlini che orbitava nell’area Cisl. Nel call center Acea 800 lavora anche Alessia Petrangeli, nipote di Adolfo Spaziani, responsabile di Acea Energia. Ma i veri problemi di Acea sono nei conti. L’azienda ha chiuso il 2009 con una perdita netta di 52,5 milioni (-128,2%), un calo dei ricavi del 6% a 2,95 miliardi.
Stessa situazione se non peggiore all’Atac dove si parla di una perdita d’esercizio a fine 2010 di 120 milioni di euro.

I numeri di Atac e l’affaire “freni”

Il trasporto pubblico romano risente di tante carenze. La prima è che ci sono quattromila corse in meno ogni giorno per guasti, traffico e mancanza di personale specializzato. Ci sono duecento autisti in meno.
Ognuno di loro fa almeno cento percorsi al giorno ed è diventata ormai prassi la sospensione delle ferie ai conducenti. Mancano anche i pezzi di ricambio e la manutenzione delle vetture, una voce strategica per valutare la capacità gestionale, si trasforma nell’anello debole della catena. Molta parte della manutenzione è esternalizzata, e uno dei vulnus della società sono gli affidamenti diretti, per esempio sui pezzi di ricambio.
L’ultimo caso di cronaca è emblematico e riguarda l’acquisto di 900 dischi-freno per i treni della Metro B pagati quattro volte di più rispetto al reale prezzo di mercato. É Massimiliano Valeriani, consigliere comunale del Pd, a chiedere di far luce sulla vicenda attraverso un’interrogazione. Prima della fusione con Atac, Metro Spa dispone l’acquisto di 3,376 milioni più Iva, circa 6.750 euro a freno.
La società che vende è la Ats e viene presentata come «unico operatore economico finora conosciuto sul mercato» e «attuale fornitore esclusivista». Il collegio sindacale si insospettisce e il capo dei sindaci Massimo Tizzon inizia ad indagare. E viene fuori che Ats, lungi dall’essere «l’unico operatore conosciuto sul mercato», non è neppure un «primario produttore» bensì titolare di un’attività di «Commercio all’ingrosso di ricambi, sedili e impianti frenanti destinati a mezzi di trasporto collettivo», che per di più si approvvigiona di «dischi divisi in due metà costruiti in Slovenia e addirittura non acquistati direttamente ma attraverso un intermediario indipendente».
Non solo, ma dopo un’attenta indagine di mercato si scopre che ogni disco potrebbe costare 1.700 euro, quindi quattro volte meno del pezzo di Ats.
Intanto le indagini sulla “Parentoli in Atac e Ama vanno avanti e il sindaco Gianni Alemanno annuncia una commissione d’indagine interna che dovrebbe concludere il suo lavoro entro il 20 dicembre. 
Sull’ipotesi delle sue dimissioni il primo cittadino della Capitale è lapidario. Ma alla fine precisa: «Non saranno tagliate teste solo per dare qualche soddisfazione a qualcuno», ma saranno prese decisioni «in base ai fatti accertati».