Parigi, la presa del fisco

Federica Zoja
14/10/2010

Sarkò cerca di far dimenticare la riforma delle pensioni.

Parigi, la presa del fisco

Passare di corsa a qualcos’altro. Questa sembra essere la parola d’ordine trasmessa dall’Eliseo alle sue truppe. È evidente che Nicolas Sarkozy ha perso la propria battaglia con l’opinione pubblica sulla riforma delle pensioni, ha sostenuto Olivier Biffaud in un editoriale al vetriolo apparso il 13 ottobre sul sito web di Le Monde.
«Né il Movimento popolare (Ump) né il governo, e ancor meno il ministro del lavoro Eric Woerth, sono riusciti a venderla mediaticamente a un’opinione pubblica che la considera, in massima parte, ingiusta. Tutti i sondaggi lo mostrano e le smentite della maggioranza, che ci gira in tondo, non possono cambiare la realtà», ha esordito pungente l’editorialista.
A ben vedere, la riforma contestata non faceva parte del programma presidenziale e, successivamente, non è mai stata oggetto di contrattazione con i sindacati, «che la reclamano ora dopo averla rifiutata in partenza». Ma per il presidente francese l’insuccesso, se mai c’è stato, non è di natura politica, piuttosto uno scivolone della strategia comunicativa. Alla fine, la riforma, a quanto ha riferito Biffaud una delle più dure d’Europa, si farà, quindi è il momento di pensare ad altro. Questo mentre la contestazione si è allargata ai giovani e a nuovi settori professionali.
Secondo “Sarkò”, nuovi dossier da aprire «con urgenza», ha scritto Le Monde, sono quelli sul bouclier fiscal (misura fiscale che stabilisce un tetto massimo per i prelievi fiscali, ndr) e l’imposta di solidarietà sui capitali. Ecco allora che per la prima volta negli ultimi due anni, il ministro del Bilancio François Baroin si è azzardato a dire che il bouclier è «simbolo di ingiustizia», mentre per il premier François Fillon la norma non deve essere considerata un tabù.
«Fedele al suo personaggio, il presidente della Repubblica sguaina la spada e riparte alla conquista della popolarità, ora in ribasso» ha riferito con ironia l’analista, ipotizzando una strategia politica dell’Eliseo: l’approvazione della riforma sulle pensioni in cambio dello stop al tetto fiscale.
L’abbandono del bouclier, fatto magari “scivolare” in una legge finanziaria correttiva nel 2011, a meno di un anno dal voto presidenziale, «avrebbe un buon effetto politico su una parte di elettorato di destra ben più consistente di quella minoranza di popolazione che al momento si avvale dei vantaggi del tetto fiscale».
E poi, l’Ump sottrarrebbe al Partito socialista un cavallo di battaglia della futura campagna elettorale. «Questo autorizzerebbe Nicolas Sarkozy ad avvicinarsi alla scadenza del 2012 vestito di lino bianco e di candida probità, come se la legge “Tepa” (lavoro, occupazione e potere d’acquisto) non fosse mai esistita, a tal punto è stata disfatta».