Gli strafattoni del Parini? Servizi sociali anche per i loro genitori

Fabiana Giacomotti
25/03/2018

Se uno studente va in gita scolastica con dosi di marijuana per tutta la combriccola è uno spacciatore. E la rieducazione deve coinvolgere la famiglia. Se si vuole prendere sul serio l'impegno di crescere i figli.

Gli strafattoni del Parini? Servizi sociali anche per i loro genitori

Ma vogliamo smetterla con la litania delle “famiglie per bene”? Con la giaculatoria dei “bravissimi ragazzi” che hanno fatto, come il loro stato anagrafico indicherebbe, una “ragazzata”? La gita romana andata in “fumo” degli studenti del liceo Parini di Milano, luogo che vedo dalla finestra e verso il quale non nutro dunque alcuno dei sentimenti di rivalsa e di invidia di cui invece leggo sui social, mi sembra al contrario l’ennesimo segnale di una deriva da prendere maledettamente sul serio.

NON SI TRATTA DI UNA RAGAZZATA. Insieme con i tentativi di stupro, con gli infiniti episodi di bullismo, con i risultati scolastici sempre più scarsi, con l’impegno sportivo sostituito dalle sessioni infinite sui social, seduti sul divano o al bar. Se una scolaresca parte per una gita scolastica e due di loro vengono scoperti in possesso di marijuana sufficiente a coprire le esigenze dell’intera combriccola, come peraltro facevano da tempo a questa parte, non stiamo parlando di una ragazzata, ma di due spacciatori minorenni che vendevano la loro merce a scuola, resta da capire con quali connivenze e accordi.

DA MADRE MI PORREI DELLE DOMANDE. E se io, genitore, non fossi in grado di capire che mio figlio è diventato uno spacciatore, soprattutto nel contesto sociale per nulla degradato e bla bla bla del Parini, mi porrei molte domande sulle mie capacità genitoriali e sull’eventuale necessità di affidarmi, a mia volta, ai servizi sociali. Perché mio figlio ritenga accettabile, se non legittimo, farsi una canna al giorno senza badare o senza sapere che va fumandosi cervello e opportunità, significa che io stesso, genitore, mi faccio le canne in totale allegria, magari facendomene rollare una da lui, o che di questo figlio so nulla, che nulla della sua vita mi interessa e mai ho saputo trasmettergli due idee vere sull’esistenza, sui suoi obiettivi e le sue possibilità.

Le cose sono mutate rispetto ai tempi in cui noi ritenevamo una vera trasgressione calarci dalle finestre degli alberghi per tuffarci in mare

Se le scuole, come si legge dalle cronache di queste ore, hanno deciso di limitare al massimo le gite, arrivando addirittura a dividere i ragazzi fra case-famiglia, perché non si eccitino gli uni con gli altri nottetempo e perché non diano vita a bande vocianti e coese (ne ho incontrata una, di queste scolaresche, di fronte alla barcaccia di piazza di Spagna, qualche sera fa: davano alle loro compagne delle “troie”, e quelle ridacchiavano, per nulla imbarazzate. Altro che #metoo e #dissensocomune) è perché, evidentemente, le cose sono parecchio mutate e trascese rispetto ai tempi in cui noi ritenevamo una vera trasgressione calarci dalle finestre degli alberghi per tuffarci in mare o nel fiume a mezzanotte.

SERVE BENEFICENZA, QUELLA VERA. Come ha fatto giustamente notare qualcuno, l’obiettivo di polizia ed educatori non deve essere la punizione, ma un processo di riabilitazione, da condurre con impegno presso ospedali, servizi sociali, attività utili. Ma questo percorso non può riguardare solo i figli: deve coinvolgere necessariamente anche i genitori. “O’ pesce fete da' capa”, come dicono a Napoli: il pesce puzza dalla testa. Alle cene di beneficenza, must di questa zona milanese e a cui spesso partecipano genitori e figli insieme, sostituirei la beneficenza vera, quella che tante di queste madri mi dicono di “non saper fare” in quanto abili solo a “procurare denaro”: volontariato vero, impegno fisico, ascolto.

Persino la moda e la pubblicità, settori in apparenza molto permissivi, hanno messo l’altolà agli “strafattoni”

Nel mondo del lavoro, per una questione meramente economica, non certo morale, è aumentata l’intolleranza nei confronti degli “strafattoni”. Persino la moda e la pubblicità, settori in apparenza molto permissivi, hanno messo l’altolà, con licenziamenti, denunce, quando il rapporto di dipendenza dei loro direttori creativi o Ceo da sostanze psicotrope sono diventate evidenti e, soprattutto, hanno iniziato a danneggiare l’andamento dell’azienda e lo spirito di squadra.

GALLIANO IL CASO PIÙ CLAMOROSO. Nel momento in cui stress e droga sono diventati problema e danno per tutti, è arrivato il foglio di via, spezzando sogni e carriere. Il caso più clamoroso di questi anni, come noto, è stato quello di John Galliano, ma ve ne sono stati molti altri. Qualcuno è sparito per un bel po’, altri sono tornati con ruoli minori, pochissimi hanno recuperato le posizioni perdute. Tutti, o quasi, hanno fatto pubblica ammenda, dopo aver lavorato, come Galliano, ai servizi sociali.

OCCORRE UN IMPEGNO DI 10-15 ANNI. Spiegare a questi ragazzi “tanto perbene” che fumo, coca e “ero” non sono per niente cool, ma anzi roba da “sfigati”, e che da strafatti si rischia di non arrivare da nessuna parte o di perdere tutto sarebbe il primo passo per responsabilizzarli. Alcuni di noi genitori hanno battuto su questo tasto per anni e anni, giorno dopo giorno, affiancandovi controlli, impegni imposti, lavoretti, senso di responsabilità. Si tratta di un bell’impegno e si diventa pure antipatici. Ma tenendo duro, in capo a 10, 15 anni, si può perfino essere ringraziati. È l’unica soddisfazione che ci aspetta quando prendiamo sul serio il mestiere di genitore, che nessuno, dopotutto, ci impone.

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