Partecipate, vademecum sul giro di poltrone in scadenza

Carlo Terzano
18/03/2018

Ci sono in gioco 350 posti presto vacanti in 79 società. È l'universo delle aziende statali. Le più delicate? Cassa depositi e prestiti e Rai. Guida alla corsa dei partiti per piazzare le proprie bandierine.

Partecipate, vademecum sul giro di poltrone in scadenza

Per 950 seggi parlamentari che hanno appena trovato assegnazione ci sono 350 poltrone in scadenza: si tratta di quelle delle società pubbliche, spesso più importanti persino dei due scranni più alti del parlamento su cui siedono i presidenti di Camera e Senato. Chi riuscirà a formare il governo potrà posizionare le proprie bandierine su una ottantina di partecipate. Ma, non essendoci una maggioranza, ciascun partito che reggerà l'esecutivo reclamerà la propria quota.

1. Le controllate direttamente dal Tesoro: da Finmeccanica alla Rai

Nel solo settore economico, il ministero dell’Economia e delle Finanze detiene partecipazioni azionarie in molte società di capitali, alcune delle quali ammesse alla quotazione delle proprie azioni in mercati regolamentati. Il portafogli è ricco. Per quanto riguarda quelle direttamente partecipate dal Mef con organi sociali da rinnovare nel corso del 2018, si va dalla "A" di Arexpo Spa alla "S" di Studiare Sviluppo S.r.l., senza dimenticare pesi massimi del calibro di: Cassa depositi e prestiti (dal patrimonio netto consolidato, nel 2016, pari a 35,7 miliardi, capace di mobilitare attività totali per 410 miliardi di euro), Eur Spa, Leonardo-Finmeccanica (un colosso da 12 miliardi di euro), Sogei, la più importante società informatica dello Stato, Sogesit e, naturalmente, la Rai che attende le nomine del nuovo consiglio di amministrazione.

2. Quelle gestite indirettamente dal Mef: da Ferrovie a Poste

Per quanto riguarda le società controllate per via non diretta dal Mef con i direttivi in scadenza nel 2018, abbiamo: Invitalia (occorre rinnovare il cda di Italia Turismo S.p.A. e il collegio sindacale di Banca del Mezzogiorno-Medio Credito Centrale), tutti i vertici di sei società del gruppo Enel, 10 cda e 5 collegi sindacali solo per quanto riguarda Eni (Eni Fuel, Eni Progetti, Servizi Aerei Spa, eccetera), Ferrovie dello Stato (tra cui l'amministratore unico di Anas Concessioni Autostradali S.p.A.), gli organi di vigilanza di Gestore dei mercati Energetici e di Ricerca sul Sistema Energetico, Poste Italiane (per quanto riguarda il cda di Poste Welfare Servizi S.r.l. e i collegi sindacali di: Consorzio Logistica Pacchi S.c.p.a., Europa Gestioni Immobiliari S.p.A. e Postel S.p.A) e Sogin.

3. In scadenza nel 2019: Fincantieri e Snam

Anche se l'attuale scenario politico impedisce di fare piani di lungo respiro, chi erediterà da Pier Carlo Padoan il dicastero di via XX Settembre avrà altre caselle di tutta rilevanza da occupare nel prossimo futuro. Nel 2019 andranno infatti rinnovati i vertici di Fincantieri, fresca, sotto la guida di Giuseppe Bono, di ritorno in utile nel 2016 nonché di acquisizione del 51% della francese Stx; e della rete nazionale del gas Snam S.p.A., oggi affidata a Paolo Gallo. Nei prossimi due anni, invece, ci sarà da assegnare incarichi in: Poste Italiane, Terna ed Enav.

4. La posta in palio: in tutto 350 poltrone per 79 società

L'elenco sarebbe ancora lungo: in totale si tratta del completo rinnovo dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali di 79 società controllate o partecipate dallo Stato per circa 350 incarichi di spicco, senza dimenticare la poltrona di Guido Bortoni, presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas in scadenza già il prossimo 11 aprile, l'Antitrust e Saipem, la società di ingegneria e servizi petroliferi guidata da Stefano Cao.

5. Cassa depositi e prestiti: qui si gioca la vera partita

In maggio scadono gli incarichi in Cdp dei banchieri Claudio Costamagna (presidente) e Fabio Gallia (amministratore delegato), voluti con forza dall'ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La Cassa gestisce i risparmi postali degli italiani ed è controllata per l'83% dal Mef e per il restante 17% da una pluralità di fondazioni bancarie.

AZIENDA STRATEGICA. Vista la sua attività da “tappabuchi” nel salvataggio di aziende ritenute strategiche per la nazione a rischio acquisizione estera, è un po' una “Iri della Seconda Repubblica”, dalla quale ha ereditato alcune quote durante la liquidazione (come quelle di Fincantieri) e, soprattutto, il ruolo di azionista di Stato nell'industria italiana in barba ai divieti comunitari.

TREMONTI TRA I PAPABILI. Il suo portafogli di partecipazioni è vastissimo e va da Eni (circa 26%) alla rete elettrica nazionale Terna (quasi il 30%), passando per 2,8 miliardi in Poste Italiane e il 35% di Saipem. Recentemente, ha salvato dal fallimento Popolare Vicenza e Veneto Banca entrando nel fondo Atlante. Secondo le voci che si rincorrono all'ombra dei palazzi capitolini, nel caso governasse la coalizione di centrodestra, tra i papabili ci sarebbe l'ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti.

6. Scalpita il cavallo di Viale Mazzini: in Rai ci sarà un ad "potenziato"

Se Cdp rappresenta per la politica la partita per il potere più classicamente inteso, quello economico e finanziario, da “Prima Repubblica”, le nomine del consiglio di amministrazione della Rai simboleggiano la corsa a quello mediatico. Chiunque governi vuole dettare legge sulla tivù di Stato: è sempre stato così e così sarà sempre, sembra, visto che le recenti novelle legislative hanno consolidato la morsa dell'esecutivo sull'Azienda di viale Mazzini.

CHI DOPO MAGGIONI E ORFEO? Le poltrone da occupare sono quelle della presidente Monica Maggioni e del dg Mario Orfeo e la corsa è quantomai politica, dunque molto dipenderà dalla coalizione che sosterrà le sorti del prossimo governo. Non solo: con il ricambio della governance saranno inaugurate le nuove norme in fatto di nomina della riforma Renzi, che consentirà al ministro dell’Economia di scegliere un amministratore delegato “potenziato”, i cui poteri vanno ben oltre quelli avuti dai predecessori.

MANI LIBERE SUI CONTRATTI. Il nuovo ad nominerà i direttori delle reti televisive, dei canali e delle testate giornalistiche, oltre ai dirigenti di prima fascia e avrà mani libere sui contratti fino a 10 milioni di euro. Sempre il governo, poi, nominerà due consiglieri del cda, mentre quattro saranno scelti dalla maggioranza parlamentare e uno dall'assemblea dei dipendenti Rai.

CONTRATTAZIONE SOTTOBANCO. Insomma, che si parli di scranni in Cdp, Rai, Poste Italiane, Terna o Eni, si tratta comunque di poltrone di prestigio che certo avranno un peso di primaria importanza nella contrattazione sottobanco che sta avvenendo in queste ore tra i partiti in cerca di alleanze. Più che la convergenza su di un programma comune, occorrerà infatti raggiungere un'intesa sulla spartizione delle cariche presto vacanti.

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