Partita sulla legge elettorale

Redazione
18/10/2010

di Salvatore Cannavó Quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dice di temere che al Senato il percorso della riforma...

Partita sulla legge elettorale

di Salvatore Cannavó

Quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dice di temere che al Senato il percorso della riforma della legge elettorale rischia di incagliarsi non ha tutti i torti. Al di là delle volontà politiche dei principali schieramenti, e in particolare del Pdl e di Silvio Berlusconi medesimo, se si guarda l’ordine del giorno con il quale è stata convocata la commissione Affari Costituzionali per martedì 19 quei timori si materializzano più chiaramente: sono ben 26 i disegni di legge presentati che nella loro rigida elencazione dimostrano quanto il dibattito rischi di divenire un guazzabuglio giuridico. Per esempio, ci sono ben cinque proposte del senatore Ceccanti, già consulente di Walter Veltroni in materia e che propone il doppio turno alla francese ma anche un sistema uninominale con quota proporzionale; c’è la proposta Rutelli che recupera il sistema di elezione del Senato ideato dall’Assemblea costituente del 1946, quindi tornando a prima del maggioritario del 1993; per il Pd c’è anche la legge proposta da Vannino Chiti, anch’egli Pd e vicepresidente del Senato, che punta all’abolizione del premio di maggioranza e poi c’è la proposta ufficiale del Pdl, presentata dal senatore Gaetano Quagliariello, che invece punta a ristabilire il premio di maggioranza nazionale anche al Senato (attualmente il premio è regionale).
C’è anche la proposta del senatore Giuseppe Saro, che punta a recepire lo spirito originario del vertice che tennero Berlusconi e Veltroni nel 2007 quando entrambi puntavano a una riforma elettorale che favorisse la creazione di due grandi partiti al posto di due coalizioni.
Insomma, c’è di tutto e se è animato da buone intenzioni, il relatore Lucio Malan avrà il suo bel da fare a cercare di trovare una base legislativa che consenta una discussione produttiva.
Ma al di là del ginepraio di proposte e obiettivi diversi, lo scoglio principale è la determinazione del Pdl a non toccare l’attuale legge elettorale ed è questo che impensierisce Fini. Quando lo stesso Malan dice, come ha fatto oggi, che «l’obiettivo è che i cittadini sappiano per quale governo votano», in realtà mette un’ipoteca su qualsiasi modifica. Non è un caso se la proposta Quagliariello sia quella che cerca di blindare l’attuale “porcellum” con l’istituzione del premio di maggioranza a livello nazionale anche per il Senato. Un modo per rispondere ai pericoli di instabilità che l’attuale legge continua a produrre nella Camera alta dove, il rispetto dei princìpi costituzionali, indusse l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi a insistere per una definizione dei premi di maggioranza a livello regionale in armonia con la base elettiva dei senatori che la Costituzione indica proprio nei collegi regionali. 

Mattarellum e provincellum le proposte della sinistra

Quanto all’opposizione, le proposte vere al momento non ci sono. Si va dalle suggestioni “tedesche” ( legge proporzionale con sbarramento al 5% magari basata su collegi uninominali, di Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli e Massimo D’Alema), alla predilizione per il sistema precedente a quello attuale, il “Mattarellum” (sistema uninonimale e maggioritario con quota di proporzionale del 25%, proposto dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani). E come se non bastasse, recentemente Casini ha proposto una mediazione tra questi due sistemi, utilizzando l’attuale sistema elettorale delle province (collegi uninominali con ripartizione dei seggi in base ai voti proporzionalmente ottenuti), ipotizzando un “provincellum” , che potrebbe mettere d’accordo Pd, Udc, ma anche Futuro e Libertà.
Non è escluso che proprio su questa base ci sia una base avanzata che alla Camera, dove il Pdl e la Lega non hanno la maggioranza, avrebbe permesso una discussione molto più veloce e definita. Ma si comincia al Senato e il senatore Malan, che da domani sarà uno dei protagonisti di questa discussione, la mette così: «Ritengo che sia stato ampiamente risolto ogni problema sotto il profilo formale e procedurale. Il mio aupiscio è, appunto, andare avanti con la discussione, farci un quadro complessivo dei ddl per poi indicare un testo base». Ma ci potrebbero volere dei mesi per poi finire su un binario morto. È a questo che Fini si riferiva quando ha chiesto che la discussione cominciasse alla Camera ed è questo che potrebbe far precipitare la situazione verso scenari, del tutto probabili, di governi tecnici. Sarà una partita a scacchi e domani al Senato si farà solo la prima mossa.