Stefano Graziosi

Il borsino dei candidati democratici verso le elezioni Usa 2020

Il borsino dei candidati democratici verso le elezioni Usa 2020

I dibattiti lanciano Warren e Harris. Male Biden e O’Rourke. Così l’Asinello vira a sinistra. Ma resta diviso al suo interno su migranti, sanità e istruzione.

28 Giugno 2019 11.37

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L’Asinello vira a sinistra. I due dibattiti tra i candidati alla nomination democratica del 2020, trasmessi da Nbc News a Miami mercoledì 26 giugno e giovedì 27, hanno evidenziato come il Partito democratico – rispetto alle Primarie di tre anni fa – si sia sensibilmente spostato su posizioni progressiste, isolando le correnti centriste e facendo proprie una serie di battaglie un tempo considerate di minoranza.

Nel corso di entrambi i confronti televisivi, sono stati numerosi i candidati che hanno portato avanti aspre critiche nei confronti delle sperequazioni sociali. Se la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren ha invocato la linea dura contro le big corporation e contro la delocalizzazione della produzione, il senatore del Vermont Bernie Sanders ha rinverdito la sua classica battaglia contro lo strapotere di Wall Street, auspicando un aumento della pressione fiscale che sia in grado di finanziare adeguatamente il suo progetto di welfare state. Si tratta di una tendenza generale che caratterizza, pur ovviamente con modulazioni diverse, quasi tutti gli attuali candidati in lizza. Una tendenza generale che cela tuttavia anche elementi non poco divisivi.

NEL PARTITO DEMOCRATICO USA LA COMPATTEZZA È SOLO DI FACCIATA

Nonostante una compattezza di facciata,  i primi due dibattiti televisivi hanno registrato anche un partito spaccato al suo interno. Una compagine non più soltanto dilaniata dall’ormai atavica dialettica tra centro e sinistra, ma anche – e forse soprattutto – da una guerra in seno alla sinistra stessa, dove i distinguo, le risse e le smanie di protagonismo fioccano ormai sempre più numerose. I dissidi maggiori sembrano al momento riguardare il dossier della sanità. Sul tema, l’Asinello è infatti diviso tra due correnti contrapposte: se esponenti come Sanders e Warren auspicano un sistema sanitario universale (che possa congiungersi allo smantellamento delle assicurazioni private), altri invocano l’introduzione di un modello meno radicale, che sia in grado di salvaguardare la libertà di scelta da parte del singolo cittadino.

LE DIVISIONI SU IMMIGRAZIONE, ISTRUZIONE E SANITÀ

Anche sull’immigrazione si scorgono differenze significative. Nonostante una serrata critica corale alla linea della tolleranza zero, adottata dalla Casa Bianca, i vari candidati dem si dividono sulla questione tra chi chiede un energico ammorbidimento delle politiche migratorie (come l’ex ministro Julian Castro) e chi – al contrario – sembra collocarsi su posizioni un poco più severe (come l’ex vicepresidente Joe Biden). Dissidi emergono poi sull’istruzione: se si dicono tutti in generale d’accordo per una sensibile riduzione dei costi a vantaggio degli studenti, non c’è armonia sulla proposta – avanzata da Sanders – di rendere i college completamente gratuiti. E anche sull’abolizione del debito studentesco potrebbero sorgere differenze di vedute.

Con oltre 20 competitor in campo, l’Asinello deve sfoltire la rosa il prima possibile

In tal senso, al di là delle singole proposte programmatiche, il problema sarà capire chi tra i candidati attualmente in lizza riuscirà ad emergere nei prossimi mesi. Con oltre 20 competitor in campo, l’Asinello deve sfoltire la rosa il prima possibile: prima che il caos, già consolidatosi nel partito, possa provocare delle conseguenze irreparabili. Il punto è che i dibattiti non hanno stravolto troppo gli scenari preconizzati nelle scorse settimane. E, pur a fronte di qualche deciso cambiamento, in generale la situazione pare restare in stallo.

CHI SI PRENDERÀ LA GUIDA DELLA SINISTRA?

In primo luogo, bisogna capire chi riuscirà a intestarsi la guida della sinistra. Se nel 2016 quel complicato mondo si era federato attorno alla carismatica figura di Sanders, oggi non è più così. Nelle due serate, i nomi emersi su questo fronte sono molteplici. Nel dibattito di mercoledì a imporsi è senza ombra di dubbio stata Warren: la senatrice è risultata la più convincente, grazie alla sua capacità di avanzare proposte dettagliate e facilmente comprensibili. Ma anche grazie al fatto che i suoi avversari sul palco non si sono particolarmente distinti. Basti pensare che il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha cercato di presentarsi come un’alternativa alla senatrice agli occhi delle galassie liberal, restando tuttavia sovrastato da lei e fondamentalmente relegato al ruolo di comparsa. Parziale sorpresa è semmai risultato, nella prima serata, Castro che ha saputo prendersi la scena, accreditandosi come possibile avversario della stessa Warren.

I PROBLEMI DI BERNIE SANDERS E L’ASCESA DI KAMALA HARRIS

Sanders, nella seconda sera, ha dimostrato di esserci e di continuare a lottare. Eppure anche lui ha i suoi problemi: nonostante una certa grinta , il senatore del Vermont si è mostrato troppo sulla difensiva, esponendo pericolosamente il fianco sulle proposte fiscali. Inoltre, il suo messaggio elettorale appare oggi un po’ usurato, forse troppo simile a quello di tre anni fa. Un tallone d’Achille rispetto a cui dovrà prestare attenzione. Sempre a sinistra potrebbe emergere la senatrice californiana Kamala Harris. Nel corso del dibattito di giovedì si è presa la scena, attaccando Biden per la sua opposizione – quando era senatore del Delaware – alla politica antisegregazionista del busing (il trasporto di allievi nelle scuole di altri quartieri per favorire l’integrazione, ndr).

Da sinistra: Pete Buttigieg, Joe Biden, Bernie Sanders e Kamala Harris.

La difesa imbastita dall’ex vicepresidente sul momento è stata debole, consentendo alla senatrice di ottenere un autentico momento di gloria (le ricerche del suo nome su Google sono schizzate alle stelle). Bisogna tuttavia fare attenzione. La storia insegna che affossare un avversario non garantisce automaticamente voti: durante le Primarie repubblicane del 2016, per esempio, l’allora governatore del New Jersey, Chris Christie, stroncò la corsa presidenziale del rivale Marco Rubio durante un dibattito televisivo. La cosa non gli portò tuttavia un incremento nei consensi.

I TENTENNAMENTI DI BETO O’ROURKE E L’ERRORE STRATEGICO DI TULSI GABBARD

Poi, troviamo il punto interrogativo di Pete Buttigieg: una volta in ascesa nei sondaggi, oggi è in profonda difficoltà, dopo che un afroamericano è stato ucciso dalla polizia nella città di cui è sindaco. Non è ancora chiaro se riuscirà a risollevarsi. Quanto a Beto O’Rourke, nonostante il grande sostegno mediatico ricevuto nei mesi scorsi, l’ex deputato del Texas ha mostrato ben poca stoffa. Tentennante e impacciato, è stato incapace di reggere lo scontro diretto con i colleghi di partito. Negativa anche la performance della deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard, che ha cercato di accreditarsi come esperta di politica estera, ignorando forse che – in sede di Primarie – quasi sempre i candidati troppo concentrati sulle questioni internazionali sono destinati al fallimento (si pensi alla discesa in campo del senatore Lindsey Graham alle Primarie repubblicane del 2016).

JOE BIDEN, DELUDENTE MA AVANTI NEI SONDAGGI

Infine, al centro, troneggia – traballante e solingo – Joe Biden. La performance dell’ex vicepresidente non è stata convincente. Non solo, a livello generale, è apparso piuttosto fiacco, un po’ sfasato. E lo scontro diretto con Harris potrebbe avergli inferto un colpo molto duro. Biden ha del resto un passato politico oggi considerato ingombrante. E, con un partito che vira decisamente a sinistra, la sua candidatura rischia di essere fuori tempo massimo: in termini programmatici e anagrafici. Date queste premesse, l’ex vicepresidente resta avanti nei sondaggi, ma potrebbe non reggere la pressione di Primarie tanto complicate, senza considerare poi quella di un eventuale duello con lo stesso Donald Trump.

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Commenti: 1

  1. Saranno così tafazziani da eleggere come leader l’affamata di potere Hillary Clinton (che di sinistro ha molto ma di sinistra nulla).

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